L'Anno del Massacro (A Season for Slaughter, di D. Gerrold)
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L’Anno del Massacro

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NOTA INTRODUTTIVA

Il futuro di cui ci racconta David Gerrold in l’anno del massacro quarto libro del noto ciclo “La guerra contro gli Chtorr”, è un movimentato caleidoscopio di luci e colori in cui l’odore della morte, della materia sanguinolenta e in decomposizione è subito avvertito dal lettore come foriero di una drammatica trasformazione. È anche un futuro in cui la vita, biologicamente intesa, corre a una velocità folle, secondo una logica aliena e imperscrutabile che tradisce un ritmo evoluzionistico proprio non di questo mondo. L’invasione chtorr del nostro pianeta viene dunque presentata come una progressiva, inarrestabile metamorfosi dell’intero biosistema terrestre una volta che al suo interno siano state introdotte alcune sostanziali varianti fisico-chimiche. Più che di una invasione si tratta allora di una sorta di “contagio”, di lenta contaminazione di piante e animali, di graduale alterazione della zoologia e della botanica così come le conosciamo. Il racconto diviene dunque incubo biologico dagli effetti stranianti in cui vermi giganteschi, dotati di una purpurea, letale agilità, solcano giungle amazzoniche e deserti texani per poi nidificare in smisurati insediamenti simmetrici (i “mandala”) al cui interno si realizza la mutazione finale, l’orribile e grottesca scoperta presentata nelle ultime pagine.

David Gerrold, pseudonimo del californiano Jerrold David Friedman, è scrittore dalla penna felice ma, soprattutto, dotato di una fantasia che ama il paradosso e la trasgressione non solo verbali. Attivo anche come sceneggiatore televisivo per il celeberrimo Star Trek (sia nella prima sia nella seconda, pur recente serie), unisce dinamicità narrativa e una personale propensione per il sensazionalismo, talvolta evocato sin troppo realisticamente e quindi ricco di immagini “forti” e di sicuro impatto emotivo. Di lui è stato detto che ha imparato a usare, da bravo artigiano del sense of wonder fantascientifico, trovate e invenzioni che hanno fatto la fortuna di altri scrittori: l’attuale ciclo di The War Against the Chtorr non fa eccezioni. I vermi voraci rimandano a Dune di Heinlein, mentre i terribili arbusti “erratici” di cui è popolata la campagna americana richiamano alla mente i “Trifidi” concepiti da John Wyndham. Detto questo è pur vero che il ciclo Ghtorr creato da Gerrold nella prima metà degli anni Ottanta ha un preciso e ben più antico referente. Si tratta della celebre invasione marziana descritta da Herbert George Wells in un’altra guerra avvenuta in un altro tempo (The War ofthe Worlds, 1898). Vale la pena dunque di suggerire al lettore un’ulteriore chiave di lettura: anche in quel testo di fine Ottocento si ipotizzava una invasione aliena su base biologico-evolutiva. I marziani di Wells erano descritti come “specie” animale in competizione planetaria con la nostra e venivano infine sconfitti non in virtù di una superiorità militare ma a causa della loro stessa incapacità ad adattarsi all’ecosistema terrestre. Sembra proprio che Gerrold abbia cercato di sviluppare ulteriormente la logica “evoluzionistica” wellsiana: la fantasmagorica e orripilante eso-biologia Chtorr ne è una chiara dimostrazione. Resta da vedere se le eterne leggi dell’evoluzione, oramai concepite entro un moderno contesto post-darwiniano, lascino scampo a una umanità in fuga e assediata in città-fortezze da cui si esce soltanto come “zombi” allucinati da sacrificare al vorace appetito dei vermi giganti. L’antica fiducia nell’eventualità di una vittoria finale dovuta al codice genetico non pare più patrimonio dello scrittore di oggi.

Fernando Porta

Anteprima testo

L’ANNO DEL MASSACRO

chtorr (ktor) s. inv 1. Nome del pianeta che presumibilmente dista trenta anni luce dalla Terra. 2. Sistema stellare di cui fa parte il pianeta a tutt’oggi non identificato. 3. Biosistema chtorran. 4. Voce dotta, uno o più membri della specie dominante sul pianeta Chtorr (vedi chtorran). 5. Grido gutturale di un gasteropode chtorran.

chtorran (ktorran) agg. 1. Di, o relativo al pianeta o al sistema stellare Chtorr. 2. Originario di Chtorr. / s. inv. 1. Qualsiasi creatura originaria di Chtorr. 2. Nell’uso comune, gasteropode simile a un verme, membro della specie dominante.

Dal Random House Dictionary della lingua inglese, edizione ampliata del 21° secolo

Le cose da sapere sul biosistema chtorran sono essenzialmente due: 1. Si è sviluppato oltre la nostra capacità di osservazione e comprensione e dunque anche oltre la nostra capacità di contenerlo o distruggerlo. 2. È instabile.

Libro Rosso (autorizzazione 22.19 A)

1 IL PUZZO

“Il semplice fatto di diventare adulti rappresenta già un successo.”

Solomon Short

Ne sentimmo l’odore molto prima di vedere cosa fosse.

Il puzzo si avvicinò rotolando giù dai monti come una forza della natura. Pensai a gigantesche nubi fluttuanti cariche di particelle microscopiche, pensai ad agenti chimici corrosivi che mi colpivano i bronchi, strane molecole che si legavano agli enzimi del mio sangue e del mio fegato, pensai a minuscole creature aliene che si stabilivano nei miei polmoni. Pensai di migrare su Luna. Qualunque cosa pur di andarmene di lì.

Quell’odore era quasi una presenza visibile, era tanto forte che, anche filtrato dalla boscaglia, risultava intollerabile. Puzzava come tutte le cose peggiori del mondo messe insieme e distillate fino a ottenerne l’essenza più terribile. Puzzava come la putrefazione in un’industria di profumi, puzzava come il vomito seccato e lo zolfo bollente, come le esalazioni mefitiche di una palude, come il formaggio rancido. Puzzava come i vermi e gli avvocati e la politica dell’anno scorso.

– Uuuh! Buon Dio! Ma cos’è? – strillò uno dei ragazzi texani. – Una puzzola?

– Dal puzzo direi che è un avvocato.

– Che differenza c’è?

– Nessuno vorrebbe picchiare una puzzola.

– Benvenuti in Messico – disse qualcuno alle nostre spalle. – Il paese delle mille avventure eccitanti.

– Capitano – chiese uno dei nuovi arrivati. – Ha mai sentito un odore come questo?

Prima che potessi parlare, la stessa voce alle nostre spalle ribatté acida: – È un barrio, è il più grande del mondo. Puzzano tutti così.

– Solo fino a quando non ci sbarazzeremo di tutti i gringos. – Riconobbi la voce di Lopez dal suo accento. – Quello che sentite è il puzzo dei loro avanzi di maionese e di pane bianco.

– Finitela – dissi. – Avete cose più importanti di cui preoccuparvi. Quest’odore è così forte che attirerà tutti i mangiatori di carogne da qui a Waco. Passate parola. E state all’erta. – Gli occhi cominciavano già a lacrimarmi, ma non osavo togliermi il cappuccio di protezione per asciugarli.

Eravamo nel rotocarro di testa, seguiti da una carovana di altri quattro automezzi e percorrevamo sobbalzando i monti spogli come un branco di dinosauri impazziti. Il disboscamento da quelle parti non era recente, ma era stato piuttosto energico e in quella zona non sarebbe ricresciuto niente per molto, molto tempo e, ovviamente, la responsabilità non era da attribuire agli chtorr. La guerra si stava rivelando una beffa: noi eravamo quelli che avrebbero dovuto difendere l’ecosistema terrestre, invece lo distruggevamo bruciandolo.

Secondo le previsioni iniziali, a quell’ora le piante terrestri sarebbero già dovute essere ricresciute e avremmo dovuto vedere germogli dappertutto. Invece ci trovavamo di fronte a un paesaggio lunare: una distesa color cenere di colline brulle punteggiate di spuntoni anneriti, gli avanzi di una foresta morta.

Una tenue foschia rosata si stendeva come un velo sulla terra e formava pozze scure insinuandosi nei profondi burroni che separavano le colline. Mi domandai se non fosse quella l’origine dell’odore nauseante. L’orizzonte era velato da una cortina di foschia grigia e la distanza sfumava nel nulla. Quella nebbiolina secca era forse di natura chtorran? o non era invece un’altra delle delizie prodotte dall’ingegno dei tecnici di Oakland? Non poteva certo essere opera di un essere vivente, chi avrebbe resistito a vivere in mezzo a quel puzzo?

Eppure esisteva vita da quelle parti, se di vita si poteva parlare: rampicanti neri aggrappati al terreno come cavi d’ancoraggio, su cui crescevano delle “cose”, specie di macchie luminose rosa, azzurre o bianche, non proprio fiori, ma più simili a fiori che ad altro. C’erano macchie di muffa ultravioletta e di tanto in tanto un velo di garza rossa pendeva dal ramo secco di un albero, nelle profondità dei burroni si vedevano ammassi di vermilli e ciuffi di basilico nero. A mano a mano che procedevamo incontravamo coleus purpurei, edera di mezzanotte e le prime vivaci macchie di kudzu rossa.

La kudzu si stava rivelando una pianta particolarmente pericolosa. In realtà si limitava a crescere, ma era già troppo. Aveva l’aspetto di edera color sangue e cresceva più velocemente del suo equivalente terrestre, in poche settimane ricopriva una casa e in pochi mesi una foresta. Tagliarla era facile, ma estirparla impossibile. Spuntava di nuovo, aveva la stessa tenacia di un esattore delle tasse, anche se era più silenziosa.

In Georgia, un piccolo esercito di civili aveva bruciato centinaia di acri di terra perché la kudzu si stava avvicinando troppo ai confini di Atlanta, e tra il fogliame aveva scoperto ossa di mucche, di cani, di gatti e di alcune persone scomparse. Nessuno conosceva ancora il meccanismo omicida, o se ce ne fosse realmente uno. Forse la pericolosità era dovuta alla sua densità, che la rendeva il rifugio ideale per i piccoli predatori chtorran. Come accadeva per tutti gli aspetti dell’ecosistema chtorran, la cosa migliore da fare era tenersene lontani, se possibile.

A meno che, naturalmente, uno non fosse un ricercatore scientifico, nel qual caso non si aveva diritto di scegliere.

Ci trovavamo lì su richiesta specifica del governatore provvisorio del territorio del Messico. Facevamo parte di una delle tre spedizioni che avevano il compito di fare rilevamenti sul campo nelle zone a nordest, per verificare l’esito della disinfestazione dell’anno precedente.

Conoscevo già la risposta, avrei potuto dargliela prima di partire, prima ancora che l’operazione fosse programmata. Ma c’è gente che non è disposta a credere a niente finché non manda qualcuno a verificare di persona e anche in quel caso, se quello che gli viene riferito non concorda con quello che vorrebbe sentire, continua a non crederci.

La missione brasiliana era stata rimandata nove, dieci, cento volte… per fare verifiche, ottenere ulteriori informazioni, fare controlli più approfonditi, procedere a nuove valutazioni, insomma, per qualsiasi cosa immaginabile. Tutta quella attività frenetica aveva poco a che fare con gli scopi della missione, ma ne aveva molto con le relazioni politiche tra l’Autorità Nordamericana e le nazioni del Sud America, la maggior parte delle quali, Brasile compreso, non aveva reagito bene alla recente decisione dell’Autorità di annettere il Messico del Sud dopo che le forze armate e il governo di quel paese erano precipitati nel caos. Le operazioni di intervento venivano preparate in basi messe a disposizione dal governo del Messico del Nord.

Nonostante, o forse proprio a causa di quella collaborazione, in molte capitali latino-americane venivano sollevate pesanti accuse, giudicando che il crollo del Messico del Sud fosse stato preparato a nord del Rio Grande.

ifugio ideale per i piccoli predatori chtorran. Come accadeva per tutti gli aspetti dell’ecosistema chtorran, la cosa migliore da fare era tenersene lontani, se possibile.

A meno che, naturalmente, uno non fosse un ricercatore scientifico, nel qual caso non si aveva diritto di scegliere.

Ci trovavamo lì su richiesta specifica del governatore provvisorio del territorio del Messico. Facevamo parte di una delle tre spedizioni che avevano il compito di fare rilevamenti sul campo nelle zone a nordest, per verificare l’esito della disinfestazione dell’anno precedente.

Conoscevo già la risposta, avrei potuto dargliela prima di partire, prima ancora che l’operazione fosse programmata. Ma c’è gente che non è disposta a credere a niente finché non manda qualcuno a verificare di persona e anche in quel caso, se quello che gli viene riferito non concorda con quello che vorrebbe sentire, continua a non crederci.

La missione brasiliana era stata rimandata nove, dieci, cento volte… per fare verifiche, ottenere ulteriori informazioni, fare controlli più approfonditi, procedere a nuove valutazioni, insomma, per qualsiasi cosa immaginabile. Tutta quella attività frenetica aveva poco a che fare con gli scopi della missione, ma ne aveva molto con le relazioni politiche tra l’Autorità Nordamericana e le nazioni del Sud America, la maggior parte delle quali, Brasile compreso, non aveva reagito bene alla recente decisione dell’Autorità di annettere il Messico del Sud dopo che le forze armate e il governo di quel paese erano precipitati nel caos. Le operazioni di intervento venivano preparate in basi messe a disposizione dal governo del Messico del Nord.

Nonostante, o forse proprio a causa di quella collaborazione, in molte capitali latino-americane venivano sollevate pesanti accuse, giudicando che il crollo del Messico del Sud fosse stato preparato a nord del Rio Grande.

Non ero direttamente al corrente dell’accaduto, perché in quel periodo ero impegnato altrove… prendevo parte a un esperimento di lavaggio del cervello, uno dei tanti diffusi a quel tempo… ma non sarei stato sorpreso di scoprire che nella faccenda erano coinvolti anche gli americani. L’accordo, ormai non più tanto segreto, tra il Messico del Sud e la Maggioranza del Quarto Mondo in occasione della fallita invasione della Costa del Golfo non aveva certo reso quel governo ben visto nelle aule del Congresso. Inoltre, quando si era venuto a sapere che il Messico del Sud aveva permesso alle forze d’invasione di stabilire basi operative clandestine a nord del paese, erano state presentate in Senato sedici proposte di legge per dichiarare guerra al Messico del Sud, a cui la Presidente aveva opposto il proprio veto. La guerra contro gli ch torr, aveva detto, è più importante. E, per qualche strana ragione, da quel momento al Campidoglio ogni discussione sulla recente invasione era stata abbandonata.

Non molto tempo dopo, gli Stati Uniti e il Canada avevano costituito l’Autorità Operativa Nordamericana e ciascuna nazione aveva rinunciato a parte della propria sovranità nazionale in favore del nuovo organismo, in particolare la giurisdizione su tutti gli enti militari e scientifici direttamente impegnati a combattere l’infestazione chtorran. L’invito a partecipare era stato esteso anche ai due stati del Messico, ma aveva accettato soltanto la Repubblica del Messico del Nord, e solo in cambio di importanti accordi commerciali.

Il vantaggio evidente di quell’accordo era stato che gli Stati Uniti avevano potuto annullare i Trattati di Mosca senza però violarli. Passare il controllo del proprio esercito a un altro organismo, che però guarda caso dipendeva da loro, fu un’operazione trasparente come la promessa di un avvocato, e tuttavia era legale. Non che importi ancora a qualcuno, ma la politica non è altro che il modo di rendere legale propri misfatti personali. I politici, come si sa, hanno priorità diverse da quelle dei cittadini comuni.

Il fatto che il governo del Messico del Sud fosse caduto sei mesi dopo era stata solo una coincidenza, almeno così mi hanno detto. Ci vogliono altro che sei mesi per rovesciare deliberatamente un governo e se può essere rovesciato in sei mesi vuol dire che era già in crisi.

Per la sicurezza della popolazione, l’Autorità aveva annesso il territorio e noi ci eravamo trovati a mettere insieme i pezzi di un progetto che qualcun altro aveva cominciato. Nel frattempo i brasiliani non ci rivolgevano la parola. Prima o poi avrebbero cambiato idea, ma chi poteva sapere quando?

Improvvisamente il puzzo si fece più forte, cosa che non avrei mai creduto possibile. Dicono che ci si abitua anche ai peggiori odori, ma non è vero. In realtà i nervi olfattivi avvizziscono fino all’insensibilità, rifiutandosi di lavorare per almeno due anni, neppure se tentati dai profumi più allettanti: succulente bistecche, patate al burro, gelato al cioccolato, caramello, fragole fresche, l’odore di un’automobile nuova, del denaro nuovo di zecca… niente li smuove.

Quell’odore copriva il puzzo precedente come uno strato di glassa al cioccolato su una puzzola. Ma la cosa veramente terribile era che l’avevo riconosciuto.

Lo schermo che avevo di fronte localizzava la nostra posizione sul terreno rappresentato con curve di livello. La profondità era deliberatamente accentuata per compensare i limiti della percezione umana.

Premetti un pulsante e annotai sul diario di bordo che avevamo prove olfattive della presenza di un ammasso di gorpi, chiamati anche gorti, gnorri, gorbi, a seconda dell’interlocutore. La definizione militare era ghoul.

Gran brutto segno.

I gorpi, o ghoul che dir si voglia, si cibavano di…

L'Anno del Massacro - Copertina

Tit. originale: A Season for Slaughter

Anno: 1993

Autore: David Gerrold, pseudonimo di Jerrold David Friedman

Ciclo: La Guerra contro gli Chtorr (The War Against the Chtorr) #4

Edizione: Mondadori (anno 1995), collana “UraniArgento” #7

Traduttore: Claudia Verpelli, Silvia Lalìa

Pagine: 584

Dalla copertina | Da quando l’umanità combatte gli Chtorr non ha mai conosciuto un momento così critico. E il comandante Jim McCarthy sa che gli obiettivi del nemico sono molto più ambiziosi di quanto non sembri…