Le Nebbie di Avalon
  • L’uomo Stocastico

    L’uomo Stocastico (The Stochastic Man | 1975) di Robert Silverberg Anteprima testo 1 Siamo venuti al mondo accidentalmente in…

    L’uomo Stocastico
  • La Città Labirinto

    La Città Labirinto (The Man in the Maze | 1969) di Robert Silverberg Anteprima testo Da nove anni Muller…

    La Città Labirinto
  • Gilgamesh

    Gilgamesh (Gilgamesh the King | 1984 | aka Gilgamesh) di Robert Silverberg ROBERT SILVERBERG E LA HYSTORICAL FANTASY Silverberg…

    Gilgamesh

Le Nebbie di Avalon

Quando, nel 1982, Marion Zimmer Bradley pubblica negli Stati Uniti The Mists of Avalon è già un’autrice famosa da oltre vent’anni nell’ambito dei romanzi e dei racconti di Fantascienza e Fantasy. Nata nel 1930, ha avuto una vita personale controcorrente per l’epoca (due matrimoni ma un mai celato lesbismo e un crescente impegno nel movimento femminista), debuttando nella letteratura fantastica alla fine degli anni Quaranta ed esordendo col suo primo romanzo, I Falconi di Narabedla, nel 1957.

In Italia però, nel 1987, anno in cui viene pubblicato Le Nebbie di Avalon (la traduzione di The Mists of Avalon), l’autrice non è così conosciuta; sarà proprio questo affresco fantasy su basi storiche che porterà a una proposta in massa di tutta la sua produzione, precedente e successiva.

Le Nebbie di Avalon, primo volume del “Ciclo di Avalon”, è una rilettura della leggenda di Re Artù e della Tavola Rotonda, raccontata, secondo gli interessi e le tematiche care all’autrice, dal punto di vista femminile e femminista. La protagonista assoluta è Morgana, la sorellastra di Artù, il cui ruolo, accennato da sir Thomas Mallory ne La Morte di Artù, era stato fino ad allora considerato negativo, in romanzi e opere cinematografiche, compresa l’interpretazione proposta da John Boorman nel film Excalibur.

Morgana era la strega, l’incantatrice, il potere negativo della donna, seduttrice e fedifraga, la fata oscura. Marion Zimmer Bradley ne fa invece un personaggio più complesso e affascinante, oltre che un’eroina tragica; Morgana rappresenta una Britannia sospesa tra l’antico paganesimo e il nuovo ordine portato dalla religione cristiana, vivendo le contraddizioni di questo ruolo, mentre intorno a lei prendono corpo gli eventi che porteranno Artù al potere per poi precipitarlo nella rovina.

L’isola di Avalon, cantata da poeti e favolisti, viene rappresentata dalla Bradley come un centro di culto della Grande Dea, gestito da sacerdotesse, un luogo separato ma contiguo al mondo degli uomini; lì la giovanissima Morgana, fuori posto alla corte di re Uther che ha sposato in secondo nozze sua madre Igraine, si ritira per imparare le arti magiche sotto la guida della saggia Viviana.

Il suo destino la porterà però lontano, a vivere nel mondo degli uomini, a concepire un figlio con il fratellastro Artù, a odiare Viviana e Avalon, fino al ritorno sull’isola per invecchiare con le altre sacerdotesse, in una delle ultime enclavi pagane ormai in procinto di svanire anch’essa.

Una storia raccontata già mille volte acquisisce nuovo spessore, e il personaggio di Morgana, vittima degli eventi, talvolta manipolatrice, combattuta tra due mondi, diventa un’eroina nuova, mentre le figure tradizionali della storia, Artù, Lancillotto, Ginevra – un’integralista cristiana –, restano sullo sfondo senza particolare spessore pur contribuendo a dar linfa a una narrazione appassionante.

Marion Zimmer Bradley ha dimostrato con la sua opera l’eternità dei miti e la loro duttilità, l’attitudine a essere adattati a nuovi contesti e scenari, quali quello del movimento femminista. Le Nebbie di Avalon, oltre a essere salutato da molti come un romanzo del filone fantasy storico, negli Stati Uniti e altrove diventa un libro simbolo per quella cultura neopagana che si richiama all’adorazione della Dea Madre ed esalta il potere femminile e matriarcale, creando congreghe spesso di sole donne che confluiscono nella religione Wicca.

L’autrice americana dimostra che esiste un Fantasy scritto da donne, e che il genere non è solo qualcosa di guerriero e profondamente maschilista, stigma che aveva negli Stati Uniti ma ancora di più in Europa, a cominciare dall’Italia; oggi le scrittrici di Fantasy, che si richiamino o meno alla Bradley, sono una realtà vasta e variegata.

Gli altri romanzi dell’autrice, prima della sua prematura scomparsa avvenuta nel 1999, esaminano altri aspetti del potere femminile e del ruolo delle donne nell’universo fantastico, creando altre sacerdotesse, ma anche guerriere, rileggendo antichi miti, come quello di Atlantide (Le Luci di Atlantide, in originale Fall of Atlantis) o quello di Troia dal punto di vista di Cassandra (La Torcia, The Firebrand), o costruendo una fiaba fantasy con altre due autrici, Andre Norton e Julian May, nel “Ciclo del Giglio Nero” (le cui protagoniste sono una principessa, una guerriera, una maga, tre archetipi del genere).

Le Nebbie di Avalon ha anche avuto una trasposizione televisiva in una miniserie nel 2001 diretta da Uli Edel, trasmessa poi in Italia in sordina nel 2004, con protagonista Julianna Margulies (l’ex infermiera Carol Hathaway in E.R. – Medici in Prima Linea) nel ruolo di Morgana e la carismatica presenza di Anjelica Huston nella parte di Viviana.

Completano il ciclo, ideati insieme a Diana L. Paxson considerata l’erede della Bradley, i romanzi Le Querce di Albion (The Forest House, 1994), La Signora di Avalon (The Lady of Avalon, 1997) e La Sacerdotessa di Avalon (Priestess of Avalon, 2000), a cui si aggiungono altri tre volumi scritti dalla sola Paxson: L’Alba di Avalon (Ancestors of Avalon, 2005), La Dea della Guerra (Ravens of Avalon, 2007) e  La Spada di Avalon (Sword of Avalon, 2009).