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L’Esiliato di Darkover

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Anteprima testo

PROLOGO

QUARANT’ANNI PRIMA

Leonie Hastur era morta.

La vecchia Sapiente che il popolo chiamava “la Strega dei Comyn” — la Guardiana della Torre di Arilinn, una lettrice del pensiero addestrata in tutti i poteri della scienza delle matrici di Darkover — era morta com’era sempre vissuta: sola, chiusa negli ultimi piani della sua Torre, e neppure la sua apprendista, Janine Leynier di Storn, avrebbe saputo dire il momento esatto in cui la morte era entrata tranquillamente nell’alto edificio bianco e se l’era portata via, per condurla forse in uno di quei mondi spirituali dove Leonie sapeva muoversi con la stessa familiarità con cui si muoveva nel giardino-serra dei suoi appartamenti. Era morta sola, e nessuno l’aveva rimpianta, perché anche se Leonie Hastur, in tutti i regni di Darkover, era temuta e riverita quasi come una dea, non era amata da nessuno.

Tuttavia, non era stato sempre così. C’era stato un tempo in cui Leonie Hastur era giovane, bellissima e casta come la luna, e i poeti amavano paragonarla a Liriel, il satellite di Darkover dalle sfumature violacee, o a una divinità scesa a vivere tra gli uomini. Nei primi tempi, tutti coloro che vivevano sotto il suo dominio, nella Torre di Arilinn, avevano nutrito una vera e propria adorazione per lei. E una volta, nonostante la severità dei voti da lei fatti (e a causa dei quali sarebbe stato un inammissibile sacrilegio che gli occhi di un uomo si posassero su di lei), Leonie aveva avuto anche un innamorato. Ma da allora erano passati molti anni.

E con il passare del tempo, a mano a mano che Leonie si era isolata dalla comune umanità, l’amore per lei era diminuito, la paura e l’odio erano aumentati. Anche il vecchio Reggente, Lorill Hastur, suo fratello gemello (infatti, Leonie apparteneva al ceppo reale degli Hastur di Castello Hastur, e se non avesse scelto la Torre, sarebbe stata superiore a qualsiasi regina) era morto da tempo. Adesso, colui che stava dietro il trono di Stefan Hastur-Elhalyn e che deteneva veramente il potere era un nipote che Leonie conosceva solo superficialmente. Ma anche per lui Leonie era solo un mormorio, una vecchia leggenda e un’ombra.

E adesso che era morta, l’avevano seppellita come voleva la tradizione, in una tomba senza nome entro le mura di Arilinn, dove non poteva giungere alcun essere umano che non avesse sangue Comyn: una reclusa anche dopo morta, così come lo era sempre stata in vita. E quasi tutti coloro che avrebbero potuto rimpiangerla erano ormai morti.

Uno dei pochi che si addolorò per la sua morte fu Damon Ridenow, che anni prima aveva sposato una Alton e che per qualche tempo era stato Reggente di quel regno, per conto del suo giovane erede, Valdir di Armida. In seguito, allorché Valdir era giunto alla maggiore età e si era sposato, Damon si era trasferito nel suo palazzo sul Lago Mariposa, ai piedi dei Monti Kilghard, con tutta la sua corte, che era piuttosto grande. Ma molti anni prima, quando erano tutt’e due giovani e lui era un meccanico delle matrici nella Torre di Arilinn, Damon si era innamorato di Leonie: un amore del tutto ideale, senza mai sfiorarla e senza il minimo pensiero di spingerla a infrangere i voti. Tuttavia, il ricordo di quell’amore era uno di quelli a lui più cari; e quando gli giunse notizia della morte di Leonie, si ritirò nel suo studio e versò alcune lacrime: una cosa che non avrebbe mai fatto davanti alla moglie, alla sorella della moglie, che un tempo era apprendista Guardiano sotto Leonie, o ad altre persone del palazzo. E anche se queste erano venute a sapere del suo dolore — in una casa di lettori del pensiero Comyn, non erano cose che si potessero nascondere — nessuno ne avrebbe parlato; neppure i figli e le figlie adulti chiesero perché il padre piangesse in segreto. Leonie, per loro, naturalmente, era solo una leggenda.

Così, a mano a mano che la notizia si diffondeva nei Regni, la gente prese a rivolgersi con preoccupazione, anche nelle regioni più lontane, una domanda che riguardava tutti, dai Monti Hellers alle Piane di Arilinn: «Adesso, chi sarà il nuovo Guardiano della Torre?»

E, poco più tardi, Damon ricevette nel suo studio una visita inaspettata: quella della figlia più giovane, Cleindori.

La ragazza aveva un nome tradizionale, Dorilys, che significava “Fiore d’Oro”. Ma da piccola, a causa dei suoi capelli biondi e dei suoi occhi blu, alle bambinaie piaceva vestirla di azzurro, e la madre adottiva, la moglie di Damon, Ellemir, la paragonava sempre alla campana azzurra del fiore del kireseth, quando era coperto del suo polline dorato. Perciò, fin da piccola, l’avevano soprannominata Cleindori, “Campana d’Oro”, il nome comune del fiore del kireseth. Poi, con il passare degli anni, la gente si era quasi dimenticata che si chiamasse in realtà Dorilys (e di cognome Aillard, perché la madre apparteneva a quella famiglia, in cui i figli prendono il cognome della madre).

Crescendo, la ragazza era diventata molto alta per la sua età, e oggi era una tredicenne dall’aria riflessiva, e con i capelli rosso-oro. Il colore era un po’ più chiaro del rosso-fiamma dei Comyn, ma si sapeva che, fin dai tempi del Caos, nel clan Ridenow c’era una certa dose di sangue delle Città Aride; inoltre, la stessa madre di Cleindori era figlia di un principe-predone di una di quelle città, Shainsa. Ma quello era uno scandalo ormai dimenticato; adesso, nel guardare la figlia che si stava facendo donna, Damon pensò soprattutto a una cosa: per la prima volta della sua vita, cominciava a sentirsi vecchio.

«Hai fatto al galoppo tutta la strada da Armida?» le chiese «E il tuo padre adottivo non ha detto niente?»

Cleindori sorrise e si chinò a baciare il padre, sulla guancia. «Non ha detto niente perché non ne era stato informato», spiegò allegramente. «Però, non ero sola, perché c’era anche mio fratello adottivo Kennard.»

A nove anni, come si usava tra le famiglie nobiliari di Darkover, Cleindori era stata inviata come figlia adottiva in un’altra famiglia, perché venisse allevata con una severità superiore a quella materna e paterna. Era stata adottata da Valdir, il Signore di Alton, la cui moglie Lori aveva solo figli maschi e desiderava una figlia da allevare. C’era anche un’intesa di massima, perché Cleindori, una volta giunta all’età del matrimonio, sposasse il primogenito degli Alton, Lewis-Arnad; ma a Damon non parve che la ragazza pensasse molto al matrimonio, almeno per ora: lei e i due figli di Valdir, Lewis e Kennard, erano come fratelli. Ora, Damon accolse Kennard con l’abbraccio riservato ai parenti e lo osservò con attenzione — era un giovane alto e robusto, largo di spalle, di un solo anno più giovane di Cleindori — e disse:

«Vedo che mia figlia è stata ben custodita durante il tragitto. Che cosa vi porta qui, ragazzi? Eravate usciti con il falcone e vi siete attardati, e avete preferito venire qui da me per la notte, a mangiare dolci e torte invece del pane e acqua che vi attendevano a casa come punizione?»

«No», rispose Kennard, con serietà. «Cleindori diceva di avere assoluto bisogno di vedervi, e mia madre ci ha dato il permesso di venire. Anche se non so se abbia capito bene quel che le dicevamo, perché ad Armida regnava una grande confusione, come sempre da quando è giunta la notizia.»

«Che notizia?» chiese Damon, anche se credeva già di conoscerla, e aveva un nodo alla gola.

Cleindori si sedette su un cuscino, davanti a lui, e lo fissò con attenzione. Disse: «Caro padre, tre giorni fa è giunta ad Armida la Nobile Janine di Arilinn per cercare qualcuna che fosse degna di divenire la Signora di quella Torre, al posto di colei che è morta, la Sapiente Leonie».

«Ha impiegato un bel po’ di tempo, per arrivare ad «Scommetto che ha già cercato in tutti gli altri Regni, prima di recarsi laggiù.»

Cleindori annui. «Lo penso anch’io», rispose, «perché, dopo avere saputo chi ero, mi ha guardato come se avesse fiutato un cattivo odore e ha detto: “Visto che sei della Torre Proibita, ti hanno insegnato qualcuna delle loro eresie?” Inoltre, quando la Nobile Lory le ha detto il mio nome, si è incollerita, e ho dovuto spiegarle che mi chiamo Dorilys, in realtà. Ha commentato: “Be’, visto che lo vuole la legge, devo misurare il tuo Potere.

Non posso rifiutartelo”.»

Fece una smorfia uguale a quella della Sapiente, e Damon si portò la mano alla bocca, come se riflettesse, ma in realtà per mascherare un sorriso: Cleindori aveva un vero talento di imitatrice, e aveva colto perfettamente il tono acido e lo sguardo di disapprovazione di Janine. Dopo un istante, Damon disse: «Certo. Janine era una di coloro che avrebbero voluto mandarmi al rogo o cavarmi gli occhi, quando ho litigato con Leonie per il diritto di usare le mie doti nel modo da me voluto, e non come pretendevano alla Torre. Il fatto che tu sia mia figlia non l’ha certo predisposta a un grande affetto verso di te».

Cleindori tornò a sorridere allegramente. «Posso sopravvivere anche senza il suo affetto; ho l’impressione che non abbia mai avuto affetto per nessuno, neppure per un gattino! Ma volevo riferirti, padre, quello che mi ha detto. Mi è parsa soddisfatta quando le ho spiegato che non mi avevi insegnato ancora niente, e ancor più quando ha saputo che ero ad Armida dall’età di nove anni; poi mi ha dato una matrice e ha esaminato il mio Potere. Dopo averlo fatto, mi ha detto che voleva che la accompagnassi ad Arilinn; a quel punto ha aggrottato la fronte e ha detto che non avrebbe voluto scegliere me, ma che eravamo in poche a poter sopportare quel tipo di addestramento e che voleva addestrarmi come Guardiana.»

Damon stava per protestare con indignazione, ma tacque nel vedere che a Cleindori brillavano gli occhi. «Padre, le ho detto, come era mio dovere, che non…