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Leviathan (romanzo)

Siamo in Europa, nel 1914. Le maggiori potenze si dividono prevalentemente in due fazioni sulla base di tecnologie ed economie diverse adottate: da una parte le nazioni ‘darwiniste’ (come Regno Unito, Francia e Russia) dove la genetica ha raggiunto livelli tali da consentire la creazione di esseri sintetici che soddisfino qualunque esigenza, dal trasporto alla produzione di energia; dall’altra parte le nazioni ‘cigolanti” (come Germania e Impero Austro-Ungarico) che sostengono un’economia basata sul vapore e sul metallo, in cui meccanica e ingegneria producono imponenti mezzi corazzati.

In Inghilterra, Deryn Sharp è una ragazzina di quindici anni particolarmente portata per l’aviazione: pragmatica e schietta, grazie alla collaborazione del fratello maggiore riesce ad arruolarsi presso l’aeronautica spacciandosi per un maschio, col nome di Dylan Sharp. Durante il suo primo volo come cadetto, a bordo di un ‘huxley’ (una sorta di enorme medusa a idrogeno equiparabile a una mongolfiera) in cappa in una violenta tempesta, e viene salvata dall’equipaggio del ‘Leviathan’, un possente ecosistema volante a foggia di balena. L’enorme nave vivente è diretta a Londra dove dovrà imbarcare una importante scienziata, per poi salpare alla volta dell’impero Ottomano e svolgere là una delicata missione diplomatica. Un viaggio che si prospetta certamente non facile, irto di pericoli e difficoltà in un contesto in cui la guerra tra Darwinisti e Cigolanti incombe.

In Austria, il nobile Aleksander figlio dei sovrani dell’Impero, uccisi in Serbia, viene messo in salvo dal conte Volger e dal capo meccanico Klopp, personalmente incaricati da Francesco Ferdinando d’Asburgo di provvedere alla protezione del principe. L’erede al trono è infatti minacciato dalla stessa nobiltà austriaca e dalle gerarchie tedesche, le quali hanno preso a pretesto la scomparsa dell’Imperatore per scatenare una guerra di proporzioni mondiali. Per non soccombere, Aleksander si ritrova costretto a fuggire verso la Svizzera a bordo di un ‘camminatore’, accompagnato dall’equipaggio minimo necessario a governare la grande macchina antropomorfa.

Sarà proprio sulle Alpi Svizzere che i destini di Aleksander e Deryn si incroceranno, dando luogo a sviluppi straordinari quanto imprevisti nei delicati equilibri tra le super potenze europee. Intanto, sullo sfondo, la Grande Guerra inizia a estendersi portando morte e devastazione.

Commento

Scott Westerfeld è senza dubbio una penna interessante: nato a Dallas nel 1963 ha già all’attivo una serie di opere di successo, quali le serie ‘I diari della mezzanotte’ e ‘Uglies’ che hanno registrato un notevole successo anche nel nostro Paese.

Questo Leviathan si presenta come un altro romanzo di rilievo nel vasto panorama fantasy mondiale. Opera vincitrice dell’Aurealis Award come miglior romanzo Young Adult 2009, costituisce il primo capitolo di una saga steampunk e risulta senza ombra di dubbio una lettura più che valida.

L’edizione proposta in Italia da Einaudi, in una versione particolarmente curata dal punto di vista della copertina e della tipologia di rilegatura e carta scelti, contiene numerose illustrazioni in bianco e nero realizzate dall’abile Keith Thompson. Si tratta di piccoli disegni dal tratto pulito e ben definito, precise e piuttosto puntuali nel riproporre i passi della storia, dando forma a emozioni e suggestioni. Seppure lo stile di Westerfeld risulti vivace, chiaro, decisamente molto scorrevole e appassionante, l’autore tende a non indugiare troppo nelle descrizioni, sia di paesaggi e ambientazioni sia di macchine e creature strane; in tal senso, le illustrazioni proposte da Thompson sopperiscono egregiamente alla mancanza.

Questa scarsa propensione all’approfondimento va comunque messa in luce. Probabilmente la caratteristica favorisce il dinamismo e la scorrevolezza della lettura ma, per certi versi, costituisce un limite dell’opera. In fondo, un lato affascinante dello steampunk è proprio quello di saper mettere in campo con minuzia di particolari macchine e soluzioni tecniche bizzarre e innovative, a volte ammiccando a quei prototipi che, nel corso della storia, hanno aperto la strada alla realizzazione di tecnologie poi effettivamente utilizzate. Da questo punto di vista, dunque, l’opera di Westerfeld può risultare superficiale, più adatta a un pubblico giovane facilitato nell’immedesimarsi nei panni di Deryn o Alek, o che magari si accosta per la prima volta a un contesto steampunk.

Questa lacuna la si riscontra pure nella facilità con cui, nel corso della narrazione, si evita di fornire troppe spiegazioni in merito alle tecniche genetiche e scientifiche padroneggiate dai Darwinisti. O, ancora, nel tratteggiare l’Europa ormai sull’orlo di una guerra mondiale che in Leviathan, purtroppo, rimane solamente uno sfondo geopolitico funzionale alla narrazione ma, nel concreto, poco nitido e spiegato.

Invece, l’attenzione rimane principalmente concentrata sui personaggi, la cui caratterizzazione, va detto, è più che buona: la loro psicologia, il modo di agire e di affrontare le situazioni sono bene tratteggiati. L’autore concede moltissimo spazio a Deryn ‘Dylan’ Sharp e ad Aleksander, ma l’efficacia della descrizione vale anche per altri protagonisti, in particolare la dottoressa Nora Barlow, il ‘conte dei boschi’ Volger e il fido Klopp. Gli altri personaggi invece scivolano in secondo piano, molto in secondo piano, con il risultato che il Leviathan, straordinario ecosistema volante, appare popolato e manovrato da una sparuta manciata di uomini ombra, soldati certamente esperti e dotati di una propria personalità ma che, se raffrontati col portentoso quanto onnipresente cadetto Sharp, appaiono poco meno che dei goffi principianti senz’arte né parte.

Soprassedendo su questi aspetti incongrui (anche se, a dirla tutta, ce ne sarebbero altri, basti pensare all’assenza di controlli medici per i naufraghi o all’immunità al sonno e alla stanchezza di cui godono ragazzini di sedici anni) va comunque reso merito all’autore di aver saputo confezionare un’opera molto valida (dal punto di vista commerciale lo è senza dubbio) e di esser riuscito a coniugare elementi fantastici e ucronici: l’Europa descritta ammicca fortemente a quella di inizi Novecento, la stessa propensione dei Cigolanti alla costruzione di macchinari da guerra costituisce un richiamo molto forte ai veri esordi delle prime macchine belliche (aerei, carri armati ecc.) che furono poi usati nel corso della Prima Guerra Mondiale.

La contrapposizione tra Darwinisti e Cigolanti risulta poi molto ben congegnata e sembra rievocare i contrasti più spiccatamente fantasy che caratterizzano certi stereotipi del suddetto genere letterario, come quello tra elfi e nani, i primi più legati alle arti, alla natura e alla magia, i secondi più laboriosi e pragmatici, dediti a lavorare i metalli e alla costruzione di macchine e armi. Ma si va oltre a questo, perché lo steampunk di Leviathan abbandona l’elemento magico fantastico in favore della scienza, creando appunto un contrasto tra due modi di intendere l’evoluzione tecnologica.

Macchine poderose come i camminatori o le corazzate a sei o otto zampe offrono una solidità e una potenza irraggiungibili ma, d’altra parte, la versatilità e i doni naturali che le creature viventi possiedono rappresentano un traguardo di perfezione a cui tendere. Questi due estremi costituiscono quindi l’elemento cardine del romanzo, determinante nel delineare equilibri e psicologie dei personaggi, ma anche nell’offrire un quadro steampunk interessante e avvincente per un vasto numero di lettori. E, forse, anche per scienziati e ingegneri alla ricerca di nuovi modi di fare tecnologia e intendere il rapporto tra uomo e ambiente.