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Lingalad – Intervista a Giuseppe Festa

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CANTANDO LO SPIRITO DELLE FOGLIE

È possibile che la natura sia qualcosa di più di una biomassa vivente?

Anche se fosse “solo” biomassa vivente sarebbe comunque qualcosa di meraviglioso: la trama della vita tesse fili invisibili e imprevedibili, in una miriade di connessioni e adattamenti che mi lasciano sempre a bocca aperta. Personalmente, però, vedo un’anima spirituale nel mondo naturale, come la vedo negli uomini.

Credi in quello che fai?

Certamente!

 G. Festa

Un giorno, un musicista poco meno che ventenne originario di Milano, Lingalad alias Giuseppe Festa, legge per caso Il signore degli anelli, e decide di metterne in musica alcune poesie. Qualche tempo dopo, a seguito di successi incoraggianti, Giuseppe incide il cd Voci dalla Terra di Mezzo che gli dona fama a livello internazionale. A lui si aggiungono gli altri tre elementi di quello che sarà il gruppo Lingalad, ovvero “Canto degli alberi” nel linguaggio Sindarin usato da Tolkien per dare parola ai suoi elfi.

Partito dall’idea di un artista qualunque, che ha cominciato come molti strimpellando qualche nota rock in una band amatoriale di amici adolescenti, il gruppo ottiene un successo crescente, arrivando ad esibirsi in Inghilterra, Belgio, Olanda e persino in Canada, al The gather of the fellowship. S’ingrazia addirittura Priscilla Tolkien, figlia del fu scrittore, che apprezza i brani inviando una bella lettera di complimenti.

Adesso Giuseppe “Lingalad” ha trent’anni, il suo gruppo tuttora si esibisce in ambienti evocativi, prevalentemente naturali, al lume di soffuse lanterne finlandesi; esprimendo la loro arte con musiche dolci e rari strumenti etnici. La bellezza delle loro esibizioni è del tutto mistica…

Intervista a Giuseppe Festa

Aniello Russo | Innanzi tutto complimenti per la tua iniziativa e per i tuoi lavori, non bisogna essere esperti per apprezzarne la qualità. In una precedente intervista hai detto di avere trovato “Il signore degli anelli” abbandonato in credenza come regalo per tua sorella. Prima di conoscere il maestro Tolkien che rapporto avevi con il fantasy in generale?

Giuseppe Festa | Non avevo letto alcun libro fantasy, in compenso avevo già vissuto molte esperienze tra realtà e fiaba… spesso ci si ferma alla lettura, relegando solo al mondo letterario le creature leggendarie di cui leggiamo. Pochi considerano che esse possano esistere anche nella realtà…

Intendiamoci, a quanti si domandano se ho mai visto gli elfi la risposta è no, ma ho sentito spesso le loro voci nel vento tra le foglie o nei ruscelli di montagna.

Nel momento in cui queste voci mi comunicano un’emozione, anche gli spiriti del bosco appaiono ai miei occhi tangibili, come espressione dei sentimenti che muovono in me.

Le emozioni e i sentimenti non li vediamo, eppure chi oserebbe dire che non siano quanto mai reali?

AR | Cos’è stata la “trilogia dell’anello” per te? Voglio dire, un giorno leggi un’opera che ti appassiona e che racconta la vita con le parole che tu vorresti sentire; è stata più una fonte di ispirazione o un vero e proprio veicolo che hai saputo sfruttare per la tua musica?

GF | Come ho già accennato, ero un viandante ancor prima di leggere il libro, anche se in un periodo della mia vita ho attraversato un momento in cui tutto mi sembrava materiale e privo di spiritualità. Tolkien ha avuto il merito di ridonarmi quella visione magica che stavo perdendo.

AR | Quali sono stati i primi successi che ti hanno spinto a proporti nel mondo della musica professionale

GF | Innanzi tutto ci tengo a precisare che non sono un professionista della musica, nonostante i nostri concerti in giro per il mondo sembrino dimostrare il contrario. Mi sono sempre tenuto ben stretto il mio lavoro di educatore ambientale. Ho la fortuna di progettare percorsi didattici a contatto con il mondo naturale, e questa possibilità è un dono al quale non voglio rinunciare.

AR | Come si è venuto a formare il gruppo dei Lingalad? Gli altri componenti si sono fatti avanti spontaneamente, o c’è stato bisogno di una ricerca da parte tua?

GF | La nostra è una storia di amicizia di lunga data. Ho iniziato a suonare con Giorgio, il percussionista, a 16 anni in un gruppo rock. A noi due si è aggregato poco dopo anche Fabio, il bassista. Siamo stati sempre molto uniti ma, per motivi di lavoro, due di noi si sono trasferiti e ci siamo persi di vista per un paio d’anni.

Poi il caso (caso?) ci ha condotto ad abitare relativamente vicini e il progetto Lingalad ci ha di nuovo uniti. In seguito si sono uniti al gruppo Claudio, con la sua grande esperienza da “stregone” degli strumenti musicali, e Giovanni, che ci segue al mixer.

Inutile dire che quando andiamo per concerti ci si diverte molto.

AR | Lingalad (che è anche il tuo nickname) significa “Canto degli alberi”. Dunque Giuseppe Festa è un cantore degli alberi? Parlaci delle tue escursioni nei parchi nazionali.

GF | Lingalad è un viandante che trova nel canto degli alberi il sentiero da seguire nella sua vita. È una sorta di “interprete”, che attraverso la sua musica racconta ciò che il mondo naturale esprime, soprattutto per coloro che stanno dimenticando l’Antico Linguaggio.

Le mie esperienze nei parchi nazionali (ho collaborato a vari progetti su e giù per l’Italia) mi hanno formato tantissimo. Soprattutto il Parco Nazionale d’Abruzzo è stato per me una palestra di vita che mi ha donato e mi dona tuttora gran parte dell’ispirazione che si traduce poi in musica e testi.

AR | Hai intenzione di fermarti e riposare, un giorno? O forse intendi seguire l’esempio di Bilbo Baggins e proseguire fino alla fine?

GF | Mi piacerebbe prendermi una “pausa compositiva”, appena ultimato il nuovo cd “Lo Spirito delle Foglie”, e lavorare ad un vecchio romanzo che ho cominciato a scrivere qualche anno fa ma che è incompiuto. Vedremo… Per quanto riguarda la vita di un artista, comunque, lo slancio creativo è l’essenza stessa del vivere ed è una Via che prosegue senza fine.

AR | Se per esprimere quello che senti il mezzo migliore fosse un pezzo rap o un caotico heavy metal, useresti una musica diversa dalla tua?

GF | Rispondo a questa domanda rimandando chi ne ha la possibilità a visionare il contenuto del nostro dvd “I Sentieri di Lingalad”; potrebbe avere delle sorprese!

Comunque non definirei caotico un heavy metal, anzi…

AR | Poniamo per assurdo che un giorno tu componga il pezzo migliore della tua raccolta, una canzone che condividi appieno e che vorresti rimanesse nel tempo; una potente organizzazione ascolta il pezzo e ne è entusiasta. Con la sua pubblicità può portarti al successo assoluto e quindi alla diffusione del tuo pensiero, ti chiede solamente d’inserire un messaggio subliminale all’interno della traccia (magari per vendere un prodotto), e aggiunge che altrimenti la sua critica ti distruggerà la carriera. Come ti comporti?

GF | Credo che diffondere il proprio pensiero per un artista sia molto importante, ma la nostra caratteristica principale sta proprio nella coerenza del percorso artistico, indipendente dalle etichette discografiche, e nel momento stesso in cui scendessimo a compromessi il nostro mondo si sgretolerebbe all’istante.

Il nostro sogno è quello di poter raggiungere più persone mentendoci uguali a noi stessi e anche se ciò non fosse possibile… stiamo bene così.

AR | Hai visto i film di Peter Jackson?

GF | Sì, ho dovuto. Non volevo che le immagini del film si sovrapponessero a quelle che vivevano nella mia testa dopo aver letto il libro. Ma ho dovuto cedere quando siamo stati invitati a Toronto a suonare alla prima nordamericana del film. Pensavo che chiaccherare con un attore senza conoscerne il ruolo nel film sarebbe stato spiacevole.

Comunque alla fine non è servito a molto, dato che molti degli attori sono così truccati nel film che a mala pena li ho riconosciuti dal vivo (vedi Gimli il Nano o Haldir l’Elfo)… poco male, ci siamo comunque divertiti come hobbit!

AR | Come procede la tua attività di bardo girovago? Quale sarà il tuo prossimo concerto?

GF | Fra un paio di settimane esce il nostro nuovo album “Lo Spirito delle Foglie”, pertanto siamo impegnati negli ultimi ritocchi.

Il prossimo concerto sarà ad Alzano Lombardo (Bg) a fine Luglio. Chi fosse interessato alle date può comunque trovarle sul nostro sito www.lingalad.com.

AR | Sul tuo sito si può leggere che il tuo gruppo si è esibito anche in chiesa, almeno in un’occasione. Puoi descrivere questa esperienza?

GF | È stato molto bello. Dobbiamo questa opportunità a Don Walter Magni, che ci ha voluto nella sua chiesa. È un appassionato della nostra musica, voleva ospitare un nostro concerto anche se temeva la reazione dei parrocchiani… come l’avrebbero presa nel sentire cantare di elfi e spiriti dei boschi in chiesa?

Ma non è stato certo difficile legare il Bene espresso da Tolkien con quello predicato da Gesù.

Come disse il Capo Indiano Seath: “Noi sappiamo una cosa che l’uomo bianco non sa, ma un giorno scoprirà: il vostro Dio e il nostro Dio sono lo stesso Dio. Voi pensate che Lui sia una vostra proprietà, come la terra, ma non è così. Lui è il Dio di tutti gli esseri e la sua compassione è la stessa verso il popolo pellerossa e verso l’uomo bianco. Questa Terra Gli è cara e nuocere alla Terra è come accumulare disprezzo sul tuo creatore”.

Il pensiero di questo nativo americano racchiude un concetto a noi caro: l’Anima della Terra, il Grande Spirito, Il Bene professato da Gesù Cristo… sono espressioni di una stessa Entità Spirituale.

Questo i parrocchiani l’hanno capito e hanno accettato la strana amalgama di sacro e “profano”. È stato uno dei concerti più emozionanti per noi.

AR | Hai mai pensato di cantare in Sindarin, la lingua degli elfi?

GF | L’idea mi ha sfiorato, ma l’ho subito accantonata. La nostra musica non è infatti musica degli elfi. Quella la possiamo sentire tra le foglie degli alberi, nel canto degli uccelli o nel ronzare degli insetti sullo stagno. Le nostre sono semplici composizioni fatte da Uomini e, più spesso, da Hobbit!

AR | Kary Mullis diede una craniata al volante della sua automobile e mise in commercio una tecnica di duplicazione del DNA tutt’ora largamente in uso. Hai qualche aneddoto per i nostri lettori riguardo fonti d’ispirazione improvvise?

GF | In questo momento mi vengono in mente due situazioni particolari che hanno ispirato altrettanti brani. Lingalad è nato dopo un meraviglioso viaggio notturno nella Foresta di Forca d’Acero, in compagnia di altri quattro viandanti. Un’emozione molto forte della quale però non scriverò oltre per non svilire con parole inadatte quei momenti magici.

C’è un brano, nel cd “Lo Spirito delle Foglie”, che nasce invece dall’osservazione di una giovane aquila nel suo nido. Qualche anno fa mi sono trovato “a fare la guardia”, per conto del Parco Nazionale d’Abruzzo, ad un nido d’aquila posto a dirupo su una valle del Parco. I giovani rapaci sono spesso prelevati illecitamente da bracconieri-rocciatori, che poi li vendono a peso d’oro a falconieri stranieri. Si trattava quindi di vegliare sul nido almeno fino al primo volo. Dalla mia postazione sopraelevata ho passato così tante ore ad osservare il nido e la valle sottostante che ho cominciato ad immaginare i pensieri dell’aquilotto. È nato così il brano, che culmina col primo volo dell’aquila.

Vederla spiccare il volo e compiere un ampio giro nella valle seguendo la madre è stata una delle emozioni più forti che io abbia mai provato.

AR | Cantare di luoghi immaginati da un altro, parlare per bocca di personaggi non tuoi… non pensi che possa essere riduttivo per lo spirito dell’autore?

GF | In parte concordo con ciò che dici. Ed è per questo che ho sentito il bisogno di creare un cd con testi completamente originali. Lo “Spirito delle Foglie” è un lavoro che sento totalmente mio e al quale sono molto legato. Racchiude l’essenza della mia filosofia di vita e la chiave dell’equilibrio che ho faticosamente raggiunto.

AR | Ti lascio spazio per fare un saluto e per concludere come preferisci.

Vorrei invitare tutti i lettori a ricercare anche nella vita reale le emozioni che provano leggendo un libro. Una passeggiata in un bosco di notte è un buon modo per iniziare. Buon sentiero…