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L’uomo buono si perdona 7 volte

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Più Satrian guardava l’uomo prosternato ai suoi piedi, più l’incertezza cresceva, nonostante anni di devoto sacerdozio lo avessero abituato a lacrime e suppliche. Quante volte a implorare era stata la paura della punizione e non la sofferenza per il peccato commesso. Quante volte Satrian, Primo tra i Giusti, aveva dovuto ascoltare la confessione di atti innominabili e dar seguito a penose condanne perché perdonare avrebbe reso ancor più ignobili le colpe.

Ma in questo caso…

Il suo sguardo, colmo di tristezza, si posò sul corpo nudo della ragazzina. Giaceva immobile, in una pozza scura, la lama lucente ancora piantata nel petto. Non aveva sofferto.

«Vi prego… abbiate pietà di me» ripeteva senza posa, tra i singulti, colui che, fino a quel giorno, era stato un fedele timorato e scrupoloso. Ora col capo chino, le braccia abbandonate…

Quel pentimento sembrava così sincero!

«Mareb, guardami.»

«So che ho sbagliato. Mi vergogno tanto…»

L’uomo cercò di asciugarsi le lacrime con le mani, non facendo altro che spargere il sangue della fanciulla su tutto il viso. L’orrida maschera del colpevole.

«Negli occhi, Mareb. Guardami negli occhi.»

Tra le fila di adepti e sacerdoti si diffuse un palpabile disagio e si bisbigliarono superstiziose giaculatorie.

Mareb si fece, se possibile, ancor più piccolo e indifeso.

Satrian ne ebbe compassione. «Guardami.»

Il devoto ubbidì.

L’incontro di sguardi fu breve, eppure bastò a fugare ogni dubbio.

Sincero. Quest’uomo è sincero. Il suo pentimento reale. È un uomo buono.

Rivolgendosi ai Fratelli, tutti adesso in sacrale silenzio, Satrian decretò: «Che la colpa sia mondata col perdono!» Poi fece cenno a Mareb di alzarsi. «La Carne riconosce il tuo pentimento. E ti concede l’assoluzione. Tu sei sempre stato un Giusto, non ti sia allora preclusa la via della Redenzione.»

Il fedele riprese a piangere. Cercò di alzarsi sulle gambe malferme… Satrian fece segno a due neofiti di prestargli aiuto, e costoro, quasi sollevandolo di peso, lo condussero oltre l’arcata meridionale della Sala delle Celebrazioni, lontano dalla vista degli altri.

Satrian sospirò. Togliere la vita alla giovane era stato uno scellerato sacrilegio, ma condannare Mareb allo stesso destino non vi avrebbe posto rimedio. Due Carni perdute in un giorno solo…

Sì, la cosa Giusta è stata fatta.

Di nuovo saldo nel proprio giudizio, Satrian s’incamminò verso le scale che lo avrebbero riportato all’ingannevole vita di ogni giorno. Fu un improvviso vociare a fermarlo:

«È viva! È ancora viva!»

L’eccitazione pervase la navata centrale del Tempio della Carne. Satrian si voltò verso la fanciulla. E il suo cuore sussultò per l’emozione.

«La Carne ci benedice!» esclamò qualcuno.

La cosa Giusta è stata fatta! E la Carne ce ne offre ricompensa!

La ragazzina respirava. Tossì. Emise un lungo lamento. Si mosse. Ma il dolore la bloccò a terra. Si guardò il petto. E vide la lama che la trafiggeva. Urlò. O almeno tentò di farlo: dalle sue labbra solo un altro pietoso rantolo.

Sconvolta, cercò aiuto. I suoi occhi incontrarono volti sconosciuti. Decine di persone, nude sotto i mantelli bianchi, uomini e donne, che continuavano a guardarla senza osare muoversi.

Alcuni però presero a sorridere. E qualcosa, illuminato dalle candele rituali, parve accendersi in quelle bocche… immonde: non avevano denti normali, ma zanne di metallo.

La giovane cercò ancora di urlare, inutilmente perché nessuno l’avrebbe udita. Nessuno sarebbe giunto a soccorrerla.

Il gesto empio che, al posto di infliggerle la Prima Ferita, in un ultimo ripensamento aveva cercato di liberarla dal supplizio di venir divorata viva come i precetti della Carne comandavano, aveva mancato di precisione e convinzione. La lama non aveva trafitto il cuore.

Così la ragazzina fu cosciente quando il Celebrante Satrian acconsentì all’inizio al Banchetto. Fu cosciente quando trenta, uomini e donne, giovani e vecchi, le si avventarono contro, i mantelli bianchi, candidi. Tutti in preda alla Fame della Carne.

E fu cosciente quando i primi morsi la lacerarono… Sentì la vita fluire via, nel suo sangue, del quale tutti bevvero.

Il Celebrante non partecipò, ma osservò in silenzio, commosso per la gioia dei suoi fedeli, che vedeva nutrirsi a sazietà. Di Carne viva e benedetta. Quanta felicità aveva diffuso in quel tempio la saggezza di lasciare in vita un uomo buono!

Terminato il Banchetto, il Secondo Prescelto – al quale Satrian aveva accordato il cuore della sacrificata – si avvicinò al Celebrante, umilmente, la riconoscenza negli occhi, e il sangue della ragazzina che ancora chiazzava il suo corpo perfetto.

Satrian lo osservò con ammirazione ed eccitazione.

«Eravate nel Giusto a voler risparmiare Mareb. La Carne ci ha premiato. Ma… se dovesse fallire di nuovo? Se alla prossima Celebrazione si rifiutasse ancora di infliggere la Prima Ferita e di assaggiare il frutto della sua Carne? Quante volte ancora dovremmo perdonare?»

Satrian volle sapere: «Quanti figli ha Mareb, oltre alla fanciulla che questa sera la Carne ha benedetto?»

«Altri sette. Compreso quello di cui è in attesa sua moglie.»

«Allora la Carne sarà disposta a perdonarlo in tutto sette volte.»