Matter of Dice
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M.O.D. – Matter of Dice

Un gruppo di avventurieri avanza di buon passo in fila indiana. Sono eroi assortiti ed equipaggiati così come vuole la tradizione ludica dei giocatori di ruolo: c’è il narratore protagonista, Duncan il taciturno guerriero, Fedor il ladro, O’Alyn lo stregone e un folle dotato di preveggenza, che sente il richiamo di una voce. Il gruppo fugge, minacciato da un misterioso avversario, una figura ammantata che invade i sogni. Gli avventurieri sono diretti al borgo di Buonasperanza, in cerca di risposte. Li attende una sorpresa….

M.O.D. – Matter of Dice è un cortometraggio fantasy, diretto da Margherita Bortolani. Divulgato su YouTube, è stato interpretato da non professionisti, diretti con vivo entusiasmo e mezzi esigui. Il video è amatoriale, non ci sono armature lucenti, abiti elaborati, armi possenti ed effetti speciali strabilianti. Gli attori sono giovani roleplayer, più avvezzi a interpretare i loro eroi seduti al tavolino che a lottare dal vivo con armi, seppure di lattice. La macchina da presa compie movimenti abbastanza istintivi e, priva di cavalletti o carrelli, si muove, segue i colpi e cerca di compensare l’inesperienza marziale. Le scenografie a loro volta sono scelte con creatività; la colonna sonora è essenziale. Spicca il brano conclusivo, composto ed eseguito dallo stesso Christian Borghi che ha montato il video.

Male ci si improvvisa schermidori, proprio come è impossibile applicare precise competenze della Settima Arte, se non si sono apprese e rielaborate con la dovuta esperienza sul campo.

Un video brutto, inguardabile? A ben vedere, ci sono aspetti del video che pongono in secondo piano ogni tecnicismo. Chi ha realizzato M.O.D. aveva voglia di far sapere alla gente quanto è bello il Fantasy, quanto calore umano c’è nel gioco di ruolo. Lo scopo era quello di esibire una forma di aggregazione alternativa alle consuete discoteche, alle ennesime passeggiate, far vedere che gli appassionati sono creature vive e sociali… Il cortometraggio va dunque apprezzato per quanto riesce a comunicare della passione che raduna i giovani attorno ai tavoli, in compagnia di voluminosi libri, dadi poliedrici, strani soldatini, patatine e birra. Se all’arrivo dei titoli di coda lo spettatore ha fatto sua anche una sola briciola della bellezza del narrare insieme, se ha intuito il piacere del gioco narrativo come recita e creazione, l’uso della fantasia come mezzo per riflettere ed evadere con intelligenza dal grigiore quotidiano, allora il video ha fatto il suo dovere.

Inutile proporre paragoni tra M.O.D. e film corti d’autore, anche se la sceneggiatura funziona e la fotografia è solo in apparenza naïf. Guardare senza conoscere il gioco di ruolo e il mondo che ruota attorno ad esso è un po’ come voler vedere Regalo di Natale di Pupi Avati e ignorare del tutto i meccanismi del poker. Lunga vita al “teatro della mente”.