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Malapunta

Io sono un sogno che sogna di inghiottire chi mi sogna

Ancora una volta Edizioni XII dimostra di essere un’ottima realtà editoriale, capace di proporre testi di ottima qualità e dall’accattivante attrattiva estetica. Spiace quindi apprendere che dal 12-12-12 abbia cessato la propria attività così come dichiarato nella home page del sito www.xii-online.com, una scelta discutibile, forse folle, forse coraggiosa, ma che in quanto lettori ed esterni possiamo solamente accettare e metabolizzare.

Tuttavia, riportando un passaggio della spiegazione di tale ritiro, rimane il fatto che “il patrimonio racchiuso nel nostro Catalogo è una traccia, immortale e preziosa: per chi sa coglierla e per chi ne sfrutterà i risvolti, per chi riesce a vedere oltre e possiede la volontà di conoscere ciò che le belle storie hanno da dire, il lavoro di Edizioni XII non sarà stato vano. Lasceremo indizi di noi, una mappa dell’attività editoriale – perché gli esploratori hanno sempre bisogno di qualcosa che li guidi, un desiderio, la curiosità, un ideale, un’Idea”.

Ecco allora che in questa esplorazione ci si può imbattere in una piccola perla di letteratura come Malapunta. Non un titolo di facile e immediata fruizione ma, proprio per questo, la soddisfazione e la profondità che ne deriva può risultare molto gratificante e stimolante. Di contro, risulta ostico parlarne senza svelare troppo del suo contenuto o esplicitare i parallelismi che l’autore (formalmente, Morgan Perdinka), ha saputo creare.

Sin dalle prime pagine, già dalla lunghissima introduzione suddivisa in parti e intitolata “Della magnificenza delle zone di confine”, si avverte la sensazione di trovarsi dinnanzi a un’opera sfaccettata e intensa. Pian piano il lettore viene persuaso a riconsiderare sotto una nuova ottica quella che, fondamentalmente, è la realtà che conosce e quello che risulta essere il mondo onirico, il mondo delle suggestioni irreali e fantastiche, permeato di energia primigenia e arcana

Da subito, probabilmente, non si coglie appieno dove l’autore voglia condurre il lettore e, addirittura, non è ben chiaro se la narrazione abbia o meno già avuto inizio attraverso le vivide e – talvolta – surreali parole dell’autore stesso. D’altra parte, non capita spesso di venir svegliati nel cuore della notte da una telefonata ricevuta da… se stessi!

L’inizio vero e proprio di Malapunta giungerebbe subito dopo questo incipit preparatorio, ma la realtà è che in un romanzo come questo è difficile individuare con precisione un vero e proprio inizio; o, al termine della lettura, esser certi d’essere approdati ad un finale ‘conclusivo’, nel vero senso della parola. L’immagine di una spirale o di un labirinto è decisamente efficace nel rendere l’idea di ciò che, fondamentalmente, Malapunta propone.

Ci troviamo quindi catapultati in una piccola e sperduta isola del Tirreno i cui abitanti si contano sulla punta delle dita. Tra questi vi è Nico Marcalli, l’ultimo arrivato, ricco, annoiato, non ancora quarantenne e attuale proprietario di Villa Taylor, intenzionato a lasciarsi morire ‘crogiolandosi’ nel dolore per la perdita dell’amata Gabry, morta in un incidente da lui stesso causato. L’isola esercita però un potere sovrannaturale e non classificabile: l’uomo si ritrova a sognare esperienze del proprio passato, episodi appartenenti alla vita di una sparuta comunità di druidi residenti sull’isola secoli addietro, visioni di una oscura creatura dagli occhi vermigli che incombe minacciosa. Quando poi Serena, guardia forestale assieme al marito Pietro, viene stuprata e assassinata da un misterioso pastore rumeno, le vicende prendono davvero il via, mescolando superstizione e atmosfera da libro giallo, fino allo stravolgimento narrativo nel quale si svela la verità: quanto letto nella prima delle tre parti del romanzo è in realtà frutto di un sogno condiviso; esperienza onirica e test scientifico al contempo, voluto e vissuto dal gruppo dei Redivivi tra i quali non figurano né Nico Marcalli né il pastore rumeno che non poteva trovarsi sull’isola.

Da questo punto in avanti i personaggi e i riferimenti iniziano a mutare, svelando la realtà sotto la finzione, portando il lettore a conoscere il piano dei Redivivi, amanti delle esperienze al limite della sopravvivenza: la conduzione, assieme al professor Carlos Aztarain, di un esperimento per condividere un sogno lucido grazie alle Tecnologia della Coscienza, una sorta di prova di ciò che potrebbe rivelarsi la nuova frontiera del turismo, test che invece rivela e smuove forze ancestrali, legami tra coscienze appartenenti a luoghi ed epoche diverse, tra sognatori di natura differente, umana oppure… planetaria. Sì perché anche il nostro pianeta Gaia sogna, e uno sconsiderato intervento umano può rompere un equilibrio di cui l’umanità neppure è conscia, un equilibrio turbato dall’avvento di nuove tecnologie e di nuove dinamiche imposte dal progresso umano. I sintomi di tale interferenza sono allora i cataclismi che colpiscono le nazioni della Terra, variazioni nello Schema che finiscono per esplodere nella terza parte del romanzo, facendo percepire al lettore come tutto sia intimamente collegato. Dobbiamo solamente imparare a coglierne i segni, a percepire le trame del Fato, gli indizi disseminati attorno a noi, come quello strano simbolo che sovente ricorre nel testo e che richiama la forma dell’isola di Malapunta.

Come si può intuire, il romanzo mescola tra loro elementi di natura differente e non concede un’esperienza letteraria lineare e limpida; possiede tuttavia una sua completezza, un suo sviluppo ben definito, un’ambientazione studiata e approfondita. I personaggi mostrano più di un ‘livello di esistenza’, quasi incarnassero in sé l’essenza di più persone, non necessariamente viventi e reali. Personaggi che, nell’arco delle circa 360 pagine del libro, interagiscono in modo differente tra loro, creando parallelismi e forti rimandi, sviluppando una storia che abbraccia il genere horror ma ricca di contaminazioni ammiccanti al fantasy, alla sci-fi e al gotico.

Laddove sogno e realtà si fondono e si richiamano l’un l’altro, anticipando o condizionando gli episodi descritti, è infatti complicato stabilire dove risieda il vero o quale sia la parte di storia che effettivamente risulta essersi svolta nel mondo immanente. Soprattutto se poi il mondo conosciuto raggiunge una soglia limite – il Punto Zero – e rivede completamente le proprie dinamiche, siano queste la rotazione del nostro pianeta attorno al proprio asse, il ritorno dal regno dei morti o la comparsa di creature mostruose e terrificanti.

Tutto quanto descritto dall’ottima penna dell’autore potrebbe in realtà essere interpretato come un’esperienza totalmente onirica e irrealizzata, frutto dell’immaginazione di un qualche narratore sognante, magari il lettore stesso. In fondo, nel cielo, spesso e volentieri compaiono baluginanti lampi arancioni che sembrano suggerire che, forse, il SynchroDreamer (1) è ancora in attività…

Leggendo Malapunta, si può avere la presunzione di intuire in partenza l’evolversi delle vicende, partendo da dinamiche simili, come quelle proposte da Inception di Christopher Nolan, o dalla saga di Matrix dei fratelli Wachowski, o, ancora meglio, da Mulholland Drive di David Lynch, dove l’interazione tra mondo reale e mondo sognato viene indagata in ogni risvolto.

In realtà Malapunta va ben oltre a tutto ciò: l’autore ci porta letteralmente a spasso nel tempo e nello spazio, di un mondo che un po’ alla volta perde IL confine, in una cadenza che, complici anche i riferimenti a teorie scientifiche e a fatti di cronaca, porta a spiazzare il lettore, a fargli perdere ogni orientamento, ogni possibilità di discernere ciò che è ‘concreto’ da ciò che non lo è.

Non si ha nemmeno percezione di quanto a fondo si sia scesi nel sogno, ammesso che di sogno/incubo si tratti: se un certo personaggio, Nico Marcalli, esiste solamente in qualità di ‘persona sognata’ da altri, allora il medesimo concetto può avere valenza speculare e opposta. Potrebbe benissimo essere Nico il sognatore, e tutti gli altri creature immaginarie. Lo stesso ragionamento potrebbe applicarsi alla sensualissima Gabry, al pastore rumeno Hasany Dragan, a Pietro, Serena, Gionata, Carmine, Aztarain e via dicendo. La frase tratta dal libro, “Io sono un sogno che sogna di inghiottire chi mi sogna”, è più che eloquente!

L’autore insomma indugia sulle vicende, descrivendole, cambiandone la prospettiva, ampliandole, rivelandole e mutandole al contempo… così come, parallelamente, avviene per i personaggi dell’isola, di quella stessa inesistente isola del Tirreno che si rivela essere un punto nevralgico per la madre terra Gaia, nonché sede di un’antica comunità druidica sterminata dalle armate romane di Nerone.

Quest’ultima, una sparuta congrega di misteriosi conoscitori di poteri arcani e di rituali occulti in grado di dominare il tempo, lo spazio e le dimensioni dell’esistenza, evoca sensazioni e suggestioni che hanno probabilmente ispirato la cupa e misteriosa copertina proposta dal duo Diramazioni, sicuramente un punto estetico a favore del libro anche come prodotto editoriale.

Riguardo a stile e lessico, la narrazione è sostenuta da un ritmo perfetto e mai eccessivo, volutamente ossessiva talvolta, ma sempre originale ed efficace, vivida, capace di stimolare il lettore. La lettura procede senza sbavature nonostante, appunto, i frequenti cambiamenti a cui sono sottoposti personaggi, luoghi e vicende. La caratterizzazione dei personaggi e la resa dell’ambientazione sono molto buone e abbastanza realistiche.

Quanto alla soggezione e all’inquietudine che il lettore sperimenta, essa non è dettata tanto da scene di orrore manifesto – nonostante omicidi, stupri, le terribili Bandree e il dio Thorn che troneggia sull’isola maledetta – quanto dalla perdita di riferimenti e dal senso di ineluttabile destino che si respira. Lovecraftiano, come riportano altri commentatori del testo.

Male cosmico e sopiti poteri ancestrali a parte, c’è un disegno – e lo si avverte – che governa le vicissitudini dei personaggi, reali o meno che siano, predestinati e collegati l’uno all’altro sul piano terreno così come nel mondo onirico, Redivivi alla ricerca di esperienze al limite della sopravvivenza oppure anime intrappolate nel limbo del tempo ma smaniose di vita, possedute dalla volontà di reincontrarsi e amarsi nell’arco dei millenni nonostante interferenze, maledizioni e una cappa d’orrore che incombe e infine  esplode.

Nella parte conclusiva si assiste invece a un certo rallentamento, a un abbassamento di tono, che concede spazio alle spiegazioni e riporta, lentamente, il lettore alla realtà del mondo concreto, lasciandolo con la consapevolezza di aver vissuto un’esperienza complessa e sfaccettata come solo i sogni e gli incubi sanno regalare. Inevitabile che al termine della lettura permanga un senso di straniamento e inquietudine.

Un plauso per finire all’autore del testo sul quale – esattamente in linea con lo spirito dell’opera e con l’alone di mistero che lo avvolge – non è opportuno svelare nulla, al ‘curatore’ del libro, Danilo Arona, e alla Edizioni XII che ha saputo proporre sul mercato una simile e convincente opera letteraria, ricca di spunti e di suggestioni e ambientata in territorio, per lo più, italiano.

Note:

(1)    SynchroDreamer: si tratta di un apparecchio, descritto nel libro, assimilabile ai dispositivi teorizzati e realizzati dal professor LaBerge in grado di stimolare il paziente durante la fase REM del sonno così da coadiuvare la sperimentazione di sogni lucidi, ovvero esperienze oniriche durante le quali il sognante è consapevole e cosciente di trovarsi in un sogno e non nel mondo reale.