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Master Mosquiton

“O-Parts”, la pietra filosofale, il magico talismano perduto in grado di regalare l’immortalità a chi lo possiede: ecco l’oggetto del desiderio di Inaho Hitomebore, ragazzina diciassettanne dal carattere impossibile.

L’O-Parts è la sua ossessione; ritrovarlo – e presto, perché il tempo avanza inesorabile e la giovinezza non può durare in eterno – è diventata per lei la missione della vita.

Nell’affrontare l’ardua ricerca, la giovane, come già fecero prima di lei le sue ave streghe, stringe un patto di sangue col più potente fra tutti i vampiri, il “Master”. Insieme al lui, e ai di lui fedeli servitori Honoo e Yuki, Inaho riuscirà a rintracciare l’O-Parts, ma capitando nel bel mezzo della più antica di tutte le guerre, quella tra l’arcano Grigori Yefimovich Rasputin e una misteriosa entità aliena chiamata “Dio Stellare”.

Tratta dall’omonimo manga di TSUTOMO ISUMATA, Master Mosquiton è una serie OVA datata 1996 che rivisita la figura del vampiro in chiave apertamente comica.

Il Signore della Notte di turno è qui il simpatico Mosquiton, vampiro per un quarto, incappato in una sorte ancor più ingrata della dannazione eterna: l’essere resuscitato per mano dalla teenager più tirannica e scostante della storia dell’animazione nipponica.

La serie, composta di 6 episodi, è sceneggiata da SATORU AKAHORI e SUMIO UETAKE, diretta da YUSUKE YAMAMOTO, e si avvale dell’ottimo KAZUO EBISAWA (già nello staff di Nausicaa della Valle del Vento) alla direzione di fondali. Le musiche sono di OSAMU TEZUKA (da non confondersi con l’omonimo, celeberrimo padre del manga) conosciuto per le colonne sonore di tutte le serie Slayers (Un incantesimo dischiuso tra i petali del tempo, in Italia).

TRAMA

#01. LONDON PANIC

Transilvania, Romania, anni Venti: nei sotterranei di un antico castello, la giovane Inaho rinviene la bara del “Master”, il vampiro Alucard Von Mosquiton. Bagnandone le spoglie con una goccia del proprio sangue, la ragazza riporta in vita la creatura…

Shanghai, due anni dopo… Dall’attrezzata postazione radio allestita nel suo negozio di orologi, Inaho capta una notizia straordinaria trasmessa da Londra: un’immensa piramide pare essersi materializzata improvvisamente nel centro della City.

Sicura che all’interno della costruzione sia nascosto l’O-Parts, la pietra di lunga vita di cui da tempo è alla ricerca, Inaho parte per l’Inghilterra. L’accompagnano Mosquiton e i due Elementali servitori del Master, il bambino Honoo (Fiamma) e la bambina Yuki (Neve), entrambi capaci di mutarsi in adulti e di scatenare gli elementi di cui portano il nome.

A Londra, l’esercito, sotto l’autorità dell’inquietante Conte Saint Germain, ha provveduto a circoscrivere l’area occupata dalla piramide e a piantonarne gli accessi. Entrare nella struttura non è facile: i primi soldati che ci provano vengono uccisi da macabre mummie guardiane.

Per fermare Inaho e compagni, ormai giunti in città, ci vuole però ben altro. Grazie ai poteri di Yuki e Honoo, i nostri eroi mettono fuori combattimento militari e mummie, e s’inoltrano allegramente all’interno della misteriosa costruzione. Finché non vengono raggiunti da Saint Germain…

Anche il Conte segue la pista dell’O-Parts; lo manda Rasputin, un funereo individuo in sedia a rotelle che intende servirsi della pietra miracolosa nella sua personale crociata contro ciò che egli chiama il “Dio Stellare”.

Saint Germain è uno spietato e temibile vampiro in grado di modellare il proprio corpo a piacimento, e, per affrontarlo, Mosquiton necessita delle tremende doti demoniache alle quali può attingere solo bevendo il sangue di una vergine, nella fattispecie la malcapitata Inaho.

Il morso dato alla ragazza lo trasfigura in un demonio dagli occhi iniettati di sangue. Così “conciato”, il Master mette facilmente in fuga il Conte, ma poi, incapace di dominarsi, si scaglia pure contro Inaho. Il guaio per lui è che la giovane sta giust’appunto brandendo un paletto di legno…

In men che non si dica il vampiro finisce ridotto in cenere.

#02. SATELLITE FLOAT

Una goccia di sangue, e… voilà: Mosquiton resuscita ancora, più docile e servile di prima, costretto di nuovo ad assecondare ogni capriccio di Inaho.

Proseguendo nell’esplorazione della piramide, il quartetto scova un passaggio segreto che sbuca addirittura sulla Luna! Qui Inaho riesce davvero a trovare l’O-Parts, ma s’imbatte pure nella regina Farao, seguace del Dio Stellare e custode della preziosa gemma. La guardiana, a cavallo di una sfinge “a vapore”, non esita a cacciare i nostri eroi, inseguendoli fin sulla Terra.

Sfortunatamente per Inaho, a Mosquiton serve un’altra dose di sangue di vergine prima di poter sopraffare la coriacea avversaria.

In verità ci pensa Saint Germain, direttamente dalla base della piramide, a dare il colpo di grazia a Farao. Anzi, giacché c’è, il Conte ne approfitta per polverizzare un’altra volta Mosquiton con il solito paletto nel cuore, un attimo prima che questi, ancora alterato, si avventi per la seconda volta sull’inerme Inaho (“inerme” si fa per dire).

Colmo della disdetta, la giovane si vede sfuggire di mano anche l’O-Parts, che finisce risucchiato nello strano canale d’energia che collega la piramide londinese a una identica struttura lunare.

#03. OCEAN ENCOUNTER

Il giorno successivo, inspiegabilmente com’era apparsa, la piramide svanisce. A Inaho e al redivivo Mosquiton non resta perciò che lasciare a mani vuote Londra.

Oceano Indiano: imbarcati (con appresso tanto di biplano in riparazione col quale avevano completato il viaggio di andata) sul piroscafo che li sta riportando a Shanghai, i nostri eroi vengono casualmente a sapere, tramite uno dei passeggeri, di una recente scoperta fotografica che attesterebbe la presenza sulla Luna di una costruzione piramidale.

Ma la vera sorpresa non è in cielo, è dietro l’angolo: a bordo del battello viaggia infatti Camille Inaho Camilla, la consorte vampira da cui Mosquiton era stato (o si era) separato circa 300 anni prima!

L’incontro imprevisto scatena una disputa “territoriale” tra le due inviperite Inaho, che mettono a ferro e fuoco il piroscafo fino a farlo colare a picco.

#04. SHANGHAI TRIANGLE

Archiviata l’avventura londinese, a Shanghai la vita procede nella “normalità”, ossia con Inaho oziosamente impegnata a pianificare la sua caccia all’O-Parts, e Mosquiton, Honoo e Yuki ridotti loro malgrado a umili schiavetti tuttofare.

Nel frattempo, nel porto sull’Huangpu, Rasputin sta edificando una piramide di ferro che dovrà fungere da esca per il Dio Stellare.

Una notte, inaspettatamente, Camille si presenta a casa di Inaho.

Dopo l’immancabile baruffa iniziale, le due donne si accordano per una strana convivenza: pur di rimanere al fianco di Mosquiton, infatti, Camille si dice disposta a rinunciare – almeno temporaneamente – alle sue pretese di moglie, e si offre anzi di ripagare l’ospitalità occupandosi di tutte le faccende domestiche.

La coabitazione potrebbe forse reggere… se Camille non si dimostrasse il prototipo della casalinga perfetta: scrupolosa, instancabile, e per di più un autentico asso in cucina. La gelosia di Inaho s’inasprisce, e a farne le spese è il povero Mosquiton, il quale si ritrova conteso tra le due donne e gioiosamente impalettato sia da destra che da manca.

La situazione precipita quando Camille riesce a “impossessarsi” delle ceneri del marito, e scappa, inseguita per tutta Shanghai dalla furibonda Inaho.

#05. VERSUS NIGHT

Con Inaho cocciutamente alle costole, Camille non trova di meglio che andarsi a rifugiare proprio nello scheletro di piramide dove Raspuntin e Saint Germain stanno tentando di attirare il Dio Stellare.

L’accanimento delle due rivali, intente a impedirsi l’una con l’altra di bagnare col sangue il “fagotto” di ceneri del Master, si sfoga dunque tra le impalcature e le travi metalliche della struttura in costruzione. Alla fine è ancora una volta Inaho a spuntarla.

L’ennesima “rinascita” di Mosquiton, però, a quanto pare si combina con la trappola predisposta da Rasputin per richiamare l’attenzione del Dio Stellare. Qualcosa infatti abbocca all’amo proprio in quel momento: piramidi cominciano a materializzarsi contemporaneamente nelle maggiori città del mondo, Londra, Roma, Parigi, New York, Tokyo… e appunto Shanghai. Viene così ripristinato il canale etereo che collega la Terra alla Luna, e Rasputin può sfruttarlo dando il via con i suoi macchinari al processo di Trasposizione, che proietta la piramide di ferro (con tutti coloro che vi stanno dentro) a “fondersi” con quella sulla Luna.

#06. LONELY TIME

Sul desolato scenario lunare si perfeziona la resa dei conti tra Saint Germain e Mosquiton. Mentre i due, impegnati nel loro duello, vengono sbalzati all’esterno, nel vuoto, Inaho riesce a ritrovare l’O-Parts. Ma scova anche Rasputin.

Le parole del tetro personaggio svelano il mistero che avvolge l’origine della pietra: altro non è che un generatore energetico mandato sulla Terra in ere arcaiche dal Dio Stellare, per far germogliare il seme della vita. Tutto ciò in attesa del tempo della “mietitura”, il giorno in cui l’entità (una specie di parassita dello spazio), lasciata raggiungere alla civiltà di un pianeta la sua massima fioritura, torna per risucchiarne la O-Energy, l’energia vitale.

Rasputin stesso è un alieno dal corpo meccanico che, fin dall’alba dei tempi, ha osservato e favorito l’evoluzione degli esseri umani, in previsione di poterli poi usare per vendicarsi del Dio Stellare. L’intero lungo percorso dell’umanità, quindi, come dice lo stesso Rasputin, è maturato sul palmo della sua mano.

Di tutto ciò, in verità, a Inaho interessa un pelino meno di nulla.

Quel che importa alla ragazza è tornare sulla Terra per godersi tranquillamente i sudati benefici dell’O-Parts. Poiché Rasputin è l’unico che possa rispedirla indietro – a suo dire, però, utilizzando necessariamente proprio l’O-Parts – Inaho accetta di consegnargli “solo per un attimo” il cristallo.

Ovviamente quell’attimo basta e avanza al losco figuro per innescare la procedura di raccolta della O-Energy, che poi, amplificata dai suoi macchinari, gli servirà per bruciare il Dio Stellare (ma anche la Terra).

Come tutti i conti fatti in assenza dell’oste, tuttavia, anche questi sono destinati ad andare per aria. Una volta eliminato Saint Germain, infatti, l’oste Mosquiton non ci pensa due volte a disintegrare Rasputin e il suo congegno di raccolta della O-Energy.

Purtroppo la vittoria costa un grande sacrificio: solo Inaho riesce a far ritorno sulla Terra prima che il condotto energetico che collega le piramidi s’interrompa definitivamente, e tutto esploda.

Il pianeta ora è salvo, ma Mosquiton, Honoo, Yuki e Camille restano dispersi.

A Shanghai Inaho trascorre adesso le notti pensando ai compagni… Li rivedrà mai?

Prima di lasciarla, Mosquiton aveva promesso che sarebbe tornato. Chissà, forse un giorno…

COMMENTO

Una trama esile ma una buona realizzazione tecnica caratterizzano questa serie, retta saldamente sui siparietti comici che coinvolgono in particolare le due dirompenti protagoniste femminili.

Che sacrilegio, per nobile e solenne Vampiro del folclore popolare! Di fronte a una “rivisitazione” come questa, avrebbe di che rivoltarsi nella bara (con o senza paletto nel cuore), e non per la dissacrazione subita, quanto per lo scippo del rango di attore principale.

Le stelle indiscusse della storia sono infatti Inaho e Camille, e il dimesso Mosquiton è costretto a sonnecchiare nel ruolo di spalla, se non addirittura – sacrilegio nel sacrilegio! – in quello di semplice strumento comico (lui e, soprattutto, le sue ceneri), alla stregua di una torta in faccia o una buccia di banana.

Il nostro vampiro si “scatena” come gli compete solo durante i combattimenti e le sequenze d’azione, che sono però nulla di fronte ai battibecchi fulminanti e alle sfuriate delle due pestifere “Inaho”.

Inutile dire che gli episodi centrali, dove crescono i toni della commedia ed esplode il personaggio di Camille, sono i più lineari e riusciti, e imprimono alla serie la sua reale connotazione di opera parodistica.

Punto di forza è ovviamente l’umorismo, a volte demenziale e spesso infarcito di ammiccamenti sexy. Il connubio, quello fra comicità e malizia, è classico nel panorama fumettistico e d’animazione giapponese, valga per tutti l’esempio di Lamù, la ragazza dello spazio (Urusei Yatsura).

Come nell’opera di RUMIKO TAKAHASHI, anche qui i riferimenti “erotici” e le sequenze maliziose abbondano. Inquadrando le procaci rotondità di Farao, o le prosperose trasformazioni di Yuki da bambina a donna, la regia si compiace come un bambino immerso mani e corpo nella marmellata; ma pure la sceneggiatura ci mette del suo, largheggiando in scontri all’ultimo nudo tra Inaho e Camille, e piazzando perfino (terzo episodio) una spudorata scena in cui Honoo e Yuki fingono di volersi prostituire per pagarsi le cabine a bordo del piroscafo (salvo poi, sul “più bello”, sistemare per le feste i rispettivi “clienti”, fregandogli i soldi per giunta).

La profusione di situazioni “piccanti”, insomma, è di quelle che farebbero “sbavare” di gioia Ataru Moroboshi.

Ma è bene precisare che Master Mosquiton resta comunque un anime per bambini e ragazzi, per quanto la cosa possa lasciare interdetto qualcuno. Su ciò vale forse la pena di spendere qualche parola in più.

I prodotti nipponici sono notoriamente tacciati di miscelare con troppa disinvoltura pericolosi cocktail di sesso e violenza, capaci di traviare o turbare gli indifesi bambini (e adolescenti) europei. Non basta far notare che buona parte dei disegni animati del Sol Levante è destinata agli adulti e non ai bambini, perché in effetti alcuni contenuti sono trasversali, e si ritrovano – pur in forme edulcorate – anche in opere destinate a un pubblico molto giovane. Tuttavia l’interpretazione sociologica con cui in Italia s’è scelto, a partire dal ‘78, di svilire queste opere, oltre ad assecondare la logica molto discutibile di una violenza ad usum delphini (si tolleravano per esempio le produzioni americane perché utilizzavano la violenza ma purgandone l’esibizione degli effetti – quasi sempre in modo risibile – e si condannavano invece come diseducative quelle giapponesi perché, a fronte di una violenza mostrata, ostentavano altrettanto esplicitamente le conseguenze che essa provoca), ha determinato un effetto da “capro espiatorio”, controproducente. Ne hanno approfittato forme espressive che, in quanto a volgarità e scarsa propensione pedagogica, battono con scioltezza anche il peggiore degli anime.

Per fortuna, di recente, pare che l’attenzione dei vari comitati etici tenda ad essere meno focalizzata e più equa. Persistono le censurare per tutto ciò che proviene dal Giappone ma, almeno, ci si comincia ad accorgere anche di… altre cose. Per esempio: quanto sia astruso relegare in ore piccole delle serie come Master Mosquiton, se poi in prima serata scorrono con bollino verde film alla Vanzina, o proliferano istruttive e divertenti trasmissioni in cui gente nuda spalma uova in testa a concorrenti chiamati a indovinare quale mai sia stato il colore del cavallo bianco di Napoleone.

Equità di trattamento a parte, dobbiamo restituire ancora qualcosa all’animazione giapponese: l’ammissione che, in mezzo alla mareggiata di critiche – alcune comprensibili, altre molto meno – ce ne siano state, e ce ne sono pure oggi, parecchie di decisamente ottuse e fanatiche. Passano gli anni e ancora si fatica a capire che il bambino che “salta dalla cima dell’armadio per imitare Goldrake” fa esattamente il paio con quello che si butta dal terrazzo credendosi Dumbo.

Tornando alla nostra serie OVA, la trama in generale ne costituisce sì il punto debole, ma non per gli “eccessi” sopra descritti. È l’intreccio, quello che mescola la ricerca dell’O-Parts e le macchinazioni di Rasputin, ad apparire un po’ sconnesso. Viene accantonato al termine del secondo episodio, e ripreso a metà del quinto, per poi delinearsi (ben poco) in un finale incerto e affrettato, nel quale si mette infelicemente da parte la commedia per dare spazio alle spiegazioni e ai combattimenti, dai tempi peraltro clamorosamente sbagliati – dilatato in modo eccessivo il duello tra Mosquiton e Saint Germain, inesistente quello tra il vampiro e Rasputin.

Inevitabile perciò che tutto si risolvesse con un nulla di fatto: Rasputin finisce liquidato in quattro e quattr’otto, la cerca della pietra filosofale non dà esiti, del Dio Stellare nemmeno l’ombra, e i flashback sul passato di Camille, Mosquiton e Saint Germain rimangono corpi estranei tra una battuta e l’altra.

L’ancora di salvezza è la brillante caratterizzazione dei personaggi – merito degli episodi dal terzo al quinto – i quali, con la loro interazione comica, riescono a sorreggere la storia.

Mosquiton è senz’altro il più pigro, simpatico e bipolare dei vampiri televisivi, incline a godersi il sole – con tanto di occhiali scuri e crocefisso intorno al collo – più che ad aggredire nottetempo fanciulle indifese; Inaho costituisce l’antesignana della donna in carriera, determinata a farsi da sé, a conquistarsi con fatica la vita eterna anziché ottenerla facilmente in dono (lasciandosi vampirizzare da Alucard); Camille è la sposa provocante e servizievole… quando non è preda di raptus omicidi.

Oltre alla presenza di Rasputin, si segnalano i camei di altri due personaggi storici; sono l’astronomo americano Edwin Hubble (terzo episodio), che effettuò le sue importanti osservazioni col telescopio Hooker a Mount Wilson proprio nella prima metà degli anni Venti (e nel ’29 formulò poi, insieme a Milton Humason, la Legge di relazione tra redshift e distanze galattiche), e il fisico austriaco Erwin Schrödinger (quarto episodio), che nel ’26 espose, con un articolo negli Annalen der Physik, la celebre equazione che porta il suo nome e che gli valse il Nobel qualche anno più tardi.

Tecnicamente, come accennato, Master Mosquiton si mantiene su livelli più che decorosi, anzi buoni. Suggestivi molti degli scenari, con ottimi fondali e colori vivi; in particolare è resa con gusto la seducente atmosfera degli anni Venti, specie nelle parti ambientate a Shanghai.

L’animazione è buona, non lesina scene dinamiche e non cede al riciclaggio dei disegni, nemmeno laddove il ripetersi di certe sequenze poteva costituire una facile tentazione, per esempio nelle trasformazioni di Honoo e Yuki.

Anche le musiche risultano all’altezza, varie (spesso Jazz) e sempre bene intonate con le vicende.

Ottimo l’adattamento italiano. Perfette come sempre le voci di Barbara “Buffy” De Bortoli (Camille) e “Arwen” Stella Musy (Inaho), e simpatica la caratterizzazione di Mosquiton da parte di Oreste Baldini, che peraltro completa vocalmente la fortuita somiglianza – sia come fisionomia che come ruolo di zerbino tirato tra due donne – che è andata delineandosi qualche anno più tardi (2001) tra il nostro indolente vampiro e il John Cusack de I Perfetti Innamorati.

In sintesi, Master Mosquiton non può certo sperare di entrare nella Storia come capolavoro d’animazione, ma assolve dignitosamente al suo ruolo di svago disimpegnato, grazie ai personaggi gradevoli e alle molte scene divertenti.

Circa sei mesi dopo l’uscita dell’ultima puntata (1997), l’OVA ha partorito un seguito televisivo in 26 episodi trasmessi dalla TV Tokyo, dal titolo Master Mosquiton ‘99, ambientato nella New York dei giorni nostri, e per ora inedito in Italia.