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One Piece (Manga)

C’era una volta un uomo che conquistò ricchezza, fama e potere, insomma tutto ciò che si può desiderare in questo mondo. Si chiamava Gold Roger, il re pirata.
Le sue parole in punto di morte spinsero la gente verso il mare:
“I miei tesori? Se li volete, sono vostri… Cercateli. Ho lasciato tutto in un certo posto.”
E così in tutto il mondo iniziò l’era dei pirati.

Comincia così il primo numero del manga One Piece, edito per l’Italia da STAR COMICS.

140 milioni di copie vendute in Giappone per i primi 46 volumi, più di 350 episodi per la serie animata realizzata dalla TOEI ANIMATION – manga e anime sono tuttora in corso – e ben 9 lungometraggi: forse nemmeno l’autore EIICHIRO ODA, alle prese con la sua prima opera “lunga”, si aspettava un tale successo!

La trama ha inizio con l’esecuzione di Gol D. Roger, conosciuto come Gold Roger, il Re dei Pirati. Alla sua morte, in molti scelgono di calcare le sue orme e solcare i mari alla ricerca delle sue ricchezze tra cui il misterioso e non meglio specificato “One Piece”.

Anche il piccolo Monkey D. Rufy, vivacissimo bambino cresciuto in uno sperduto villaggio di mare, coltiva il sogno di diventare un pirata, anzi, di divenire il re dei pirati. Desiderio alimentato dalla presenza, sull’isola in cui vive, di una vera ciurma di bucanieri che lì ha ormeggiato la propria nave.

Inutile dire che Rufy tenta in ogni modo di farsi “arruolare”, ma inutilmente. Il misterioso capitano Shanks il Rosso, pur avendo a cuore il piccolo – tanto da perdere addirittura un braccio per difenderlo da un enorme mostro marino –, lo invita ad aspettare d’essere cresciuto prima di cercarsi una propria strada e una propria ciurma con la quale, magari, sfidarlo sulla Rotta Maggiore dove stazionano i pirati più feroci e potenti del mondo.

Trascorrono gli anni… Rufy “Cappello di Paglia”, chiamato così per via dell’inseparabile copricapo donatogli da Shanks il Rosso in persona, è ormai diciassettenne. Spavaldo, e forte dei poteri del frutto del diavolo Gom Gom che conferisce al suo corpo l’elasticità della gomma, il giovane “s’imbarca” su una zattera e salpa per il mare aperto, con tutto l’entusiasmo di chi rincorre il proprio sogno.

Durante il viaggio, incontrerà numerosi nemici, via via più forti e, come lui, dotati di straordinari poteri derivati dall’ingestione di frutti del diavolo; ma, soprattutto, radunerà attorno a sé un manipolo di fedeli compagni, anch’essi all’inseguimento di un loro desiderio personale.

Sembra infatti che la forza delle nuove generazioni di pirati nate dopo la morte di Gold Roger risieda nella grande motivazione, nell’avere un obiettivo da perseguire per il quale lottare e sacrificare ogni cosa: l’abile spadaccino Roronoa Zoro, capace di utilizzare tre spade contemporaneamente, sogna di diventare il più forte combattente del mondo; Nami, tanto scaltra come ladra quanto capace come navigatrice, mira a tracciare la carta nautica più completa che sia mai stata concepita; l’ottimo cuoco Sanji, inguaribile cascamorto con le ragazze, desidera raggiungere il “cuore dei mari”, il luogo in cui poter pescare e cucinare ogni specie di pesce.

A questo gruppetto si aggiungeranno poi altri membri: Usop, bugiardo e pavido ma al contempo ingegnoso inventore, carpentiere competente e infallibile cecchino; Tony Tony Chopper, la renna medico che ha ingerito il frutto del diavolo Homo Homo acquisendo la capacità di tramutarsi in un essere antropomorfo; Nico Robin, bella e misteriosa archeologa che sogna di riscoprire la storia antica, dotata dei poteri del frutto del diavolo Fleur Fleur, che le consente di far “fiorire” arti su qualsiasi superficie.

Per ultimo viene arruolato il cyborg Frankie, un tempo discepolo del grande carpentiere Tom – costruttore della nave di Gold Roger e non solo quella – che punta a realizzare un vascello in grado di solcare ogni mare; a questo scopo fabbrica la Thousand Sunny, il brigantino che la ciurma di Rufy utilizzerà dopo aver perduto la nave precedente, la Going Merry.

Con questo equipaggio, Rufy non esiterà a gettarsi sulla Rotta Maggiore, travolgendo letteralmente chiunque incrocerà la sua strada: giganti, schiere di pirati, ammiragli della marina, membri della Flotta dei Sette o del CP9, i servizi segreti del governo mondiale… nessuno verrà risparmiato in un crescendo tanto di azione quanto di “berry” sulla taglia, sua e dei suoi amici (i berry sono la moneta del manga)!

Di isola in isola

La storia si articola in “saghe”. Ogni tappa del lungo viaggio di Rufy e della sua ciurma tocca un’isola sulla quale si svolgono una serie di eventi, per lo più incontri e scontri, narrati in uno o più numeri del manga. Questo modo di procedere si accorda con l’uso dei Log Pose, misteriosi marchingegni simili a bussole, necessari per seguire la Rotta Maggiore ma continuamente bisognosi di “stabilizzarsi” attraverso appunto un certo periodo di sosta sulle isole .

Grazie all’espediente, Oda può sfogare la sua portentosa fantasia riuscendo a sfornare di numero in numero una gran quantità di situazioni, personaggi e sfumature.

Ogni isola su cui Rufy e la sua ciurma approdano possiede un’ambientazione particolare, e ospita una cultura con usanze e tecnologie differenti. A Water Seven, di fatto una Venezia in versione manga, la popolazione indossa maschere e si sposta su agili imbarcazioni lungo i canali che attraversano la città, o sul Puffing Tom, il treno in grado di muoversi su rotaie a pelo d’acqua; ad Alabasta, città del deserto, i trasporti sono affidati a granchi giganti e struzzi; a Skypiea, città aerea nella quale convivono etnie differenti in lotta tra loro, i mezzi di locomozione sono progettati per sfruttare la “consistenza” di nuvole e vento.

Ma, più che alla caratterizzazione delle isole, è l’approfondimento e le dinamiche degli innumerevoli personaggi ciò a cui l’autore presta maggior attenzione. Ricorrono personaggi di indubbio fascino, secondari ma necessari, che l’autore recupera di tanto in tanto orchestrando sapientemente la storia. Ecco allora apparire Portoguese D. Ace, fratello di Rufy e capitano di una delle flotte del grande Barbabianca; Drakul Mihawk, straordinario spadaccino appartenente alla Flotta dei Sette, capace di sconfiggere Roronoa Zoro col solo uso di un pugnale; l’ammiraglio Aokiji, intenzionato a eliminare Nico Robin; lo stesso Shanks il Rosso, che in realtà è uno dei “4 imperatori”, ossia un pirata di immani capacità incaricato di vegliare sul comportamento degli altri pirati… L’elenco potrebbe proseguire all’infinito, o quasi.

La devastante potenza di One Piece

Gli eterogenei elementi della trama, la varietà di locazioni e il numero considerevole di personaggi contribuiscono al successo di One Piece, ma la sua forza risiede principalmente nella dinamicità dell’azione, nella “epicità” di scontri sovrumani e di situazioni al limite del possibile, emozioni immediate da sperimentare. Tutte caratteristiche che ben si sposano con lo stile di disegno di Oda, semplice, pulito e vivace; non troppo elaborato e artistico come ad esempio quello di Takehiko Inoue in Vagabond, né semplicistico o approssimativo come quello di Go Nagai (Devilman) o di Masami Kurumada (I Cavalieri dello Zodiaco): una giusta via di mezzo, che ricorda Akira Toriyama (Dragon Ball), tuttavia molto più movimentato, vario e particolareggiato.

Anche il taglio delle vignette, con scene dirompenti che si sviluppano su più pagine, contribuisce al dinamismo della narrazione, rendendo la lettura più coinvolgente e immediata, mai piatta o noiosa, anche grazie a siparietti comici inseriti qua e là, non solo nei momenti di pausa tra uno scontro e l’altro ma spesso anche nei duelli all’ultimo sangue.

Altra particolarità che brilla in One Piece è il sorriso dei personaggi: illumina il loro volto nei momenti topici, siano questi la liberazione di un amico, la partenza per una nuova tappa del viaggio o uno scontro all’ultimo sangue. È il sorriso di chi affronta la vita con entusiasmo, di chi lotta sempre e comunque per raggiungere quegli obbiettivi verso cui naviga. Un sorriso nato dal dolore che tutti i personaggi, senza esclusioni, hanno conosciuto in un modo o nell’altro nel loro passato; sembra comparire anche nei momenti di angoscia, con i volti stravolti dall’emozione, gli occhi gonfi di lacrime e la bocca spalancata con i denti bene in vista.

È quel piccolo dettaglio che rende i personaggi forti, indistruttibili, capaci di rialzarsi sempre, proprio come Oda immagina dovessero essere i veri pirati: uomini indomiti e coraggiosi, in grado di affrontare il mare aperto e i suoi pericoli, ma cantando e bevendo come se ogni giorno fosse di festa. Non importa quanto potenti possano essere gli avversari, disperate le situazioni o profonde le ferite: i veri pirati sanno dare il meglio di sé e sorridere alla vita.

Forse, chi può dirlo, il vero tesoro di Gol D. Roger – il quale, poco prima di venir giustiziato, stava proprio sorridendo – consiste in questo. Forse lo One Piece tanto cercato non è un bene materiale o un tesoro dorato, nemmeno un frutto del diavolo dai poteri misteriosi. Magari è semplicemente il raggiungimento di un obbiettivo, un viaggio al di là di sé stessi e dei propri limiti, alla ricerca dello spirito del vero pirata.

La ricerca dello One Piece rimanda addirittura a un cambio generazionale, come appare evidente in più punti del manga, quando Rufy e la sua ciurma devono vedersela con pirati “vecchia maniera”, arroganti criminali bramosi solamente di potere e ricchezze.

Eiichiro Oda evita invece di fornirci unicamente quest’aspetto della vita dei bucanieri: anzi, proprio grazie a Rufy e compagni riesce a farci percepire il pirata non come una figura “criminale” ma come qualcosa di più nobile e positivo.

Certo, anche Cappello di Paglia e la sua ciurma non esitano a “prendere a prestito a tempo indeterminato” ricchezze altrui, tuttavia ciò che muove le loro azioni è la volontà di assaporare la vita mettendosi alla prova, godendosi la promessa di totale libertà che il mare mantiene, senza vincoli. Di isola in isola, i pirati di One Piece scoprono il mondo e affrontano sé stessi.