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Paolo Barbieri – Intervista

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Chi non ha mai visto almeno una delle magnifiche copertine dei libri della saga Cronache del Mondo Emerso, editi da Mondadori, alzi una mano. Donne magiche, aliene, esotiche, ultraterrene, avvolte da una selva di colori e luce, che da sole trasmettono tutta la meraviglia di un mondo fantastico.

Sì, Paolo Barbieri, mantovano, classe 1971, deve la sua fama alla realizzazione di queste straordinarie copertine, ma credo che anche i libri di cui stiamo parlando debbano molto all’incredibile veste grafica che Paolo ha confezionato e che li ha resi immediatamente riconoscibili in qualsiasi libreria. Quella di riuscire a legare in maniera così indissolubile uno stile artistico a una produzione editoriale è una capacità che solo con l’esperienza e la passione è possibile sviluppare. Paolo ha lavorato alle copertine di svariati autori famosi, come Desmond Bagley, Marion Zimmer Bradley, Bernard Cornwell, Michael Crichton, Clive Cussler, Umberto Eco, Cornelia Funke, Lian Hearn, Ursula K. Le Guin, Sergej Luk’Janenko, George R. R. Martin, Wilbur Smith e tanti altri.

La sua passione per il disegno nasce in connubio con quella per la Fantascienza classica e d’animazione, fatta di robottoni ed esplorazioni spaziali. Paolo ricorda spesso come il soggetto preferito per i suoi primi disegni giovanili sia stato il cartone animato Atlas Ufo Robot. Poi, con gli anni, ecco crescere anche l’amore per il Fantasy.

Al suo lavoro di copertinista si affianca una consistente produzione personale, che gli ha permesso di pubblicare con Mondadori vari libri illustrati; nel suo curriculum artistico spicca inoltre l’importante partecipazione alla realizzazione del lungometraggio animato Aida degli Alberi, una delicata favola ecologista ispirata all’Aida di Giuseppe Verdi e musicata da Ennio Morricone.

Di tutto ciò e di altro ancora, l’autore ci parlerà nell’intervista che segue, gentilmente rilasciata per il nostro Magazine.

 

Elisa Favi |Ciao Paolo, benvenuto in Terre di Confine! La prima cosa che ci piacerebbe sapere è come sia avvenuto il tuo passaggio dalle tecniche di disegno tradizionali a quelle digitali: se sia stato dettato da esigenze lavorative, o semplicemente dalla curiosità di provare nuove strade. E torni mai a usare l’aerografo?

Paolo Barbieri | In realtà non ho utilizzato molto l’aerografo, una tecnica che ho imparato mentre frequentavo il biennio in un’accademia milanese, ma che mi ha annoiato piuttosto rapidamente. Io volevo realizzare disegni con colori stesi con pennelli su carta o tela, in modo da ottenere una colorazione più spontanea e immediata, e con l’aerografo, che si avvale delle mascherature, questo non è quasi mai possibile.

Per un certo periodo ho dipinto adoperando i pennelli per gli oggetti in primo piano dopo aver eseguito i fondali con l’aeropenna, ma ben presto ho abbandonato quasi completamente questo strumento per poter utilizzare in libertà colori ad olio, acquerelli, acrilici, gessetti e matite.

Nel mio lavoro il computer è arrivato verso la fine nel 2005, e mi sono serviti alcuni mesi per riuscire a impadronirmene. Ho semplicemente voluto provare la nuova tecnologia, che mi ha subito entusiasmato. La colorazione digitale mi ha consentito una maggiore velocità di esecuzione e correzione, e soprattutto mi ha permesso di sperimentare all’infinito, per poter evolvere il mio stile in più direzioni.

Per concludere, direi di no, non utilizzo più l’aerografo. A volte torno a lavorare con i metodi classici, ma usando matite o pennelli.

 

EF | Ci parli della tua esperienza nel campo dell’animazione?

PB | Nel 2001 ho lavorato per il cartone animato Aida degli Alberi, regia di Guido Manuli e prodotto da Lanterna Magica. È stato l’art director del lungometraggio, Victor Togliani, che già conoscevo, a contattarmi per colorare le scenografie ‘chiave’.

In pratica, le scenografie principali realizzate al tratto seguendo le matite di Togliani mi venivano passate; io le coloravo attenendomi alle indicazioni del regista, e queste illustrazioni, a loro volta, servivano a tutti gli scenografi impiegati (italiani, europei e coreani) per dipingere il resto delle scenografie.

Ho lavorato tre mesi a Seul proprio per dirigere gli scenografi coreani, continuando nella realizzazione dei cosiddetti key background.

 

EF | Sei diventato anche autore di libri illustrati, sono stati progetti che hai portato avanti da solo o hai avuto una richiesta da parte della Casa Editrice? Ne seguiranno altri?

PB | Dopo alcuni anni di collaborazione, con Mondadori si era spesso ventilata l’idea di poter realizzare un libro illustrato a tema fantasy. Fu così che nel 2008 venne alla luce Creature del Mondo Emerso, basato sulla prima trilogia della scrittrice romana Licia Troisi. Di seguito eseguii il mio secondo libro illustrato basato sulla seconda trilogia della Troisi, e intitolato Guerre del Mondo Emerso – Guerrieri e Creature (Mondadori, 2010).

L’apprezzamento del pubblico per il mio lavoro fu tale che, con la casa editrice, decidemmo di realizzare il mio primo progetto per così dire da ‘solista’, intitolato Favole degli Dei (Mondadori, 2011), in cui, oltre a disegnare le illustrazioni, ho scritto anche i testi. In questo libro ho reinterpretato gli Dei e le creature dell’affascinante mitologia greca.

Nel 2012, sempre per Mondadori, è uscito L’Inferno di Dante illustrato da Paolo Barbieri; inutile dire quanto sia stato importante ed emozionante per me confrontarmi con una delle opere letterarie più importanti di tutti i tempi.

L’ultimo mio lavoro arrivato in libreria è Apocalisse illustrata da Paolo Barbieri (Mondadori, 2013), in cui ho cercato di evolvere il mio stile verso un’arte più simbolica e metafisica, ma senza dimenticare la mia ‘classica’ base fantasy.

 

EF | Quanta importanza riveste nella tua attività la presenza in rete? Consideri Internet un canale di divulgazione indispensabile per i tuoi lavori?

PB | Si, oggi Internet, anche grazie all’immediatezza dei social network, è uno strumento molto importante.

Il passaparola per il mio lavoro non deriva però solo dalla rete: anche i libri cartacei svolgono una funzione fondamentale perché consentono ai lettori di osservare le illustrazioni in grande formato e con una stampa ben definita. Occorre inoltre considerare il fatto che il mio lavoro come illustratore è iniziato nel 2006, e tanti anni di copertine e poi di libri illustrati sono sicuramente serviti per farmi conoscere a più livelli.

 

EF | Quale è stato il lavoro più complicato, travagliato e frustrante che ti sia mai capitato di svolgere durante la carriera da illustratore?

PB | Ho sempre voluto disegnare Fantasy e Fantascienza, ma all’inizio della mia carriera non è stato possibile.

Probabilmente uno dei momenti peggiori è stato quando, alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna, un editor piuttosto importante mi disse che con illustrazioni di quel tipo per me sarebbe stato impossibile lavorare in Italia. Ora che ci penso quella fu una bella mazzata dal punto di vista emotivo.

Diciamo che in seguito non mi sono mai arreso e, anche quando ho affrontato lavori per così dire ‘noiosi’, ho sempre preteso di migliorarmi per poter accumulare esperienza da poter poi sfruttare quando fossero giunti momenti più interessanti, che poi in effetti sono arrivati.

 

EF | Sei noto al grande pubblico come autore di copertine di libri, e ho letto un’intervista in cui parlavi del processo di produzione: ci sono regole particolari a cui una copertina deve attenersi rispetto a un’illustrazione libera? La copertina di quale opera avresti voluto ti fosse affidata?

PB | Io di solito non seguo regole precise. A volte faccio lo schizzo su carta, a volte direttamente in digitale, e in altri momenti inizio col colore, come se eseguissi una tela impressionista. Il mio istinto la fa da padrone e, non avendo mai seguito corsi particolari, il mio spirito da autodidatta sceglie spesso strade libere.

I procedimenti che posso seguire sono vari, che si tratti di copertina, disegno libero o immagine per un libro illustrato. Nei libri illustrati la casa editrice mi concede sempre grande libertà. Nelle copertine il procedimento varia a seconda delle richieste, che possono essere più o meno specifiche. Non bisogna infatti dimenticare che nel mio lavoro è necessario soddisfare le richieste dei committenti, quindi la mia interpretazione di un soggetto deve essere approvata da più persone.

La copertina che avrei voluto realizzare? Domanda difficile. Scegliere un solo libro mi è impossibile. Riassumendo direi Il Signore degli Anelli, le opere di Lovecraft, Dune di Frank Herbert, la serie della Fondazione di Asimov, e tante altre.

 

EF | Qual è il tuo rapporto con i fumetti? Sia da lettore che da eventuale autore. Hai mai avuto desiderio di disegnarne uno, o può essere questo un tuo progetto per il futuro?

PB | A essere sincero non sono mai stato un gran lettore di fumetti. Avevo preso i primi 100 numeri di Dylan Dog che divoravo in treno quando frequentavo l’accademia a Milano. Poco dopo mi sono lasciato incantare da Spawn di McFarlane, ma poi ho lasciato perdere.

Adoro Gea e Lilith di Luca Enoch, e da piccolo avevo numeri sparsi di Topolino, I Fantastici Quattro, L’Uomo Ragno, Tv Junior, libri illustrati dei cartoni giapponesi come Mazinga Z e Capitan Harlock, Metal Hurlant e altro ancora.

Il fumetto mi piace molto per questioni narrative e ‘tecniche’, ma alla fine ho sempre preferito l’illustrazione da copertina (o da libri illustrati), perché mi avrebbe comunque consentito di rinnovare in continuazione sia il mio percorso artistico sia i soggetti da visualizzare.

Detto in soldoni, quando vidi per la prima volta le opere di Hans Ruedi Giger, Frank Frazetta, Rodney Matthews, Chriss Foss, Gerald Brom e tanti altri illustratori rimasi a bocca aperta, e in un certo senso fu allora che capii quale sarebbe stato il mio percorso.

 

Un percorso che, siamo certi, riserverà ancora molte soddisfazioni. Ringraziamo Paolo per la sua disponibilità e diamo a tutti i lettori appuntamento in libreria, per continuare ad ammirare le sue splendide realizzazioni.