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Peter Pan (Movie)

“Vivere può essere una grandiosa avventura”

Sono state girate molte versioni della storia del bambino che non voleva diventare grande. La più recente e una delle più curate in quanto a scenografia, fotografia ed effetti speciali è Peter Pan di P.J. HOGAN, uscita nelle nostre sale nel 2004 per la UNIVERSAL PICTURES.

La trama si ricollega al classico letterario di J.M. BARRIE. La giovane Wendy, giunta alla soglia della tanto temuta adolescenza, incontra Peter Pan, un bambino in grado di volare. Quest’ultimo ha scelto di vivere un’eterna giovinezza in un mondo di favola, l’Isola Che Non C’è, affiancato dalla fatina Trilli e da un gruppo di Bambini Sperduti. Rimasto incantato dalle fiabe narrate dalla ragazzina, Peter la convince ad abbandonare i genitori e la sua paura di crescere per seguirlo sull’Isola insieme ai due fratelli minori.

L’Isola non è però tutta rose e fiori: Wendy e i suoi fratellini si ritrovano nel mezzo di una disputa agguerrita tra i Bambini Sperduti e i perfidi Pirati comandati dal subdolo Capitan Uncino, e dovranno aiutare Peter a vincere questa guerra.

Il cast, come ovvio, è composto quasi interamente da bambini, rivelatisi all’altezza dei loro colleghi adulti.

JEREMY SUMPTER, che interpreta il ruolo di Peter Pan, è stato in grado di conferire al personaggio quel giusto tocco di arroganza infantile e di voluta incoscienza. Al suo fianco c’è la fata Campanellino Trilli, LUDIVINE SAGNIER, compagna e complice delle avventure di Peter nonché possessiva garante della sua spensieratezza.

La giovane RACHEL HURD-WOOD, nei panni di Wendy Darling, possiede la corretta dose di dolcezza femminile e la grinta che ci si aspetta da una fanciulla in grado di narrare e vivere cruente storie di pirati. La maggior maturità di Wendy rispetto alla sua controparte maschile – inconsapevolmente avviata quest’ultima verso quel “crescere” che tanto teme – è descritta molto bene.

I fratellini John (HARRY NEWELL) e Michael (FREDDIE POPPLEWELL) sono ospiti “a scrocco” di questo viaggio nella fantasia e se lo godono dall’inizio alla fine, ancora immersi in un’infanzia priva di responsabilità.

I Bambini Sperduti chiudono la cornice infantile di questo piccolo gruppo; acerrimi nemici dei pirati di cui contestano cattiveria e maleducazione come se essi stessi fossero esempio di buone maniere, al termine della battaglia abbandoneranno l’avventura per ritrovare il calore dei genitori, di chi veramente possa occuparsi di loro.

Gli adulti lasciati a Londra incarnano una famiglia molto normale, quasi noiosa, che certo non invoglia Wendy a uscire dall’infanzia. Il padre (JASON ISAACS, interprete ne Il Patriota, Sweet November e Dragonheart, oltre a recitare la parte di Lucius Malfoy nella saga di “Harry Potter”) è un dipendente di banca privo di carattere, di fantasia e di coraggio; per i figli rappresenta una delusione. La madre (OLIVIA WILLIAMS) è una donna stupenda che suscita ammirazione e affetto, ma ha la debolezza di essere troppo accondiscendente nei confronti del marito. La zia (LYNN REDGRAVE), che tanto vorrebbe preparare Wendy alla sua nuova vita da signorina, è una vecchia zitella, saputella e un po’ intrigante.

Questa visione sconfortante dell’età matura trova riflesso sull’Isola, dove gli adulti rappresentano “il nemico” sotto forma dei pirati agli ordini dall’affascinante e crudele Capitan Uncino, impersonato dallo stesso attore che recita la parte di Mister Darling – sorprendente è l’enorme diversità tra i due personaggi e la capacità dell’attore di calarsi in entrambi.

Tormentato dalla paura di invecchiare, il Capitano è affetto da una totale mancanza di fantasia, come e più del modesto Mister Darling; ciò lo spinge a cercare sfogo combattendo Peter Pan e commettendo azioni malvagie con zelo quasi maniacale.

Spugna (RICHARD BRIERS) e gli altri pirati gli obbediscono senza farsi troppe domande – allo stesso modo dei Bambini Sperduti con Peter Pan –, lieti di mantenersi attivi su un’Isola che con tutta evidenza non è stata creata per loro e su cui rimangono oziosamente alla fonda, all’apparenza inutili anche a sé stessi. Se la “guerra” venisse vinta, quale futuro attenderebbe questa massa di scalcagnati e rognosi uomini di mare che da tempi immemori non fa che battersi contro bambini e fate? Quasi ci si augura che la lotta tra il Capitano e il bambino volante non abbia mai fine, cosicché alla ciurma sia evitato di guardare in faccia il proprio devastante vuoto d’intenti.

I pirati sono sperduti anch’essi, uomini adulti senza una meta.

La sceneggiatura ha ritagliato ampio spazio all’analisi dei rapporti tra i personaggi principali, in particolare sulle linee Peter Pan/Wendy, Capitan Uncino/Peter Pan e, inaspettatamente, Wendy/Capitan Uncino.

Tra Wendy e Peter Pan nasce il primo amore e questo ci è noto già dal romanzo. Il film di Hogan, però, mette in luce un sentimento serio e profondo da parte di Wendy ma terrorizzante per Peter Pan, proiettando la “coppia” verso quella maturità che il bambino paventa. Per tema di guardare al futuro anziché solo al fanciullesco presente, Peter soffoca e nasconde a sé stesso l’amore che sente nascere per Wendy. È molto più maturo dei piccoli Bambini Sperduti, ma non vorrebbe esserlo. Peter Pan è un adolescente che si “finge” bambino, e Trilli lo aiuta a reggere la recita. Proprio per questo la fatina gelosa desidera eliminare Wendy dalla scena: sa che la giovane finirà col cambiare Peter, e diventare per lui fonte di pena.

Il finale di questa favola sarà triste per forza di cose.

Wendy, prima o poi, avrà bisogno accanto a sé di un uomo adulto. La piccola donna che è in lei prova per Capitan Uncino più attrazione che paura, nonostante ne riconosca la cattiveria. Il Capitano rappresenta per lei quella figura “eroica” che il padre non è in grado d’incarnare; e in lui vede anche quella sicurezza e galanteria che Peter non potrà mai darle. La frase con cui riesce a ferire profondamente Peter, dopo aver ricevuto la proposta di diventare ella stessa pirata, è: “Sei solo un bambino”. Il ruolo che il ragazzo ha scelto di interpretare e che doveva renderlo unico viene sminuito e ridicolizzato con poche parole.

È scontato che Wendy, alla fine, decida di tornare a casa per vivere una vita normale. I suoi desideri sono già proiettati verso un futuro di cui Peter, nonostante l’affetto che prova per lei, non può e non vuole far parte.

Proprio la coscienza delle scelte di vita che separano i due giovani fornirà a Capitan Uncino l’arma con cui colpire al cuore Peter, giungendo a un passo dal vincere il loro eterno scontro.

È una lotta generazionale quella tra il ragazzo arrogante e l’uomo malvagio, l’uno lo specchio dell’altro, l’uno lo spauracchio dell’altro.

Peter rappresenta quell’infanzia che Capitan Uncino ha rinnegato e seppellito, quei sogni che non ricorda di aver mai sognato e quella fantasia di cui ha spazzato via anche l’ultimo briciolo. Distruggere Peter significa avere ragione di qualsiasi rimpianto.

A sua volta, il Capitano è lo spettro del futuro che Peter sta cercando a tutti i costi di evitare, la forma adulta e cinica che lui disprezza e di cui ha paura. Battere Uncino equivale a rendere davvero eterna la spensierata giovinezza.

Lo scontro finale tra i due è una scena di forte impatto emotivo, un alternarsi di luci e ombre in un combattimento aereo tra gli alberi del veliero (Uncino ha scoperto il segreto della polvere di fata in grado di consentire il volo anche a chi non possiede pensieri felici). Se il buio della notte incipiente rappresenta il pirata, la luce rosata di un tramonto triste è ciò che resta della spensieratezza di Peter.

Il ragazzo è ormai cambiato. Il timore di perdere Wendy per sempre lo spingerà nella tenebra, privo di quei sogni e di quella gioia necessari a volare. Impotente e sconfitto nell’animo, riuscirà a rialzarsi e a battere Uncino solo ricevendo il Bacio Segreto di Wendy, il primo bacio d’amore che le favole ci hanno insegnato essere un’arma potentissima.

La trama, comunque, lascia ampio spazio a scene divertenti e gioiose cui l’Isola fa da mirabile sfondo, come è giusto che sia in una storia in cui i bambini sono protagonisti. L’Isola Che Non C’è è l’incarnazione stessa della fantasia di Peter Pan e annovera tutto ciò che un bambino può desiderare.

Il montaggio riesce a fondere in maniera magica realtà e fantasia. Parti realmente girate vengono integrate da cieli e dettagli “pittorici”, in un mix entusiasmante, ricco fin quasi a traboccare dallo schermo. Le nuvole sono soffici masse che possono splendere di ogni colore; la vegetazione, un tripudio di piante e fiori abbaglianti. Tutto è stupefacente e vivido, pensato per imprimersi nella mente come un sogno a occhi aperti.

C’è quasi un horror vacui che serpeggia lungo tutto il film. Una tale sensibilità nei colori e nell’armonia tra riprese e grafica è pari solo a quella ottenuta in pellicole come Al di là dei sogni di VINCENT WARD, tratto dall’omonimo romanzo di RICHARD MATHESON.

In quest’Isola, così viva da risultare quasi un personaggio a sé, abitano fate come Campanellino Trilli, tanto fragili che basta non credere nella loro esistenza per ucciderle. L’attrice che interpreta il ruolo della fiabesca amica di Peter è stata filmata in solitario su blue screen e le sue riprese sono state poi montate e adattate alle scene finali, con l’aggiunta di effetti speciali per creare la luce e la polvere iridescente che Trilli lascia come una scia durante il volo. I suoi movimenti sono stati resi a scatti, meno morbidi di quelli “naturali”, per dare l’idea di una fervida attività motoria, di velocità superiore a quella umana.

Per le Sirene sono state invece scelte attrici dai lineamenti orientali, sottoposte poi a speciali sedute di trucco. Il risultato rende bene l’inquietante e fascinosa bellezza delle creature acquatiche dell’Isola.

Gli Indiani costituiscono forse la componente più “realistica”. La Principessa Giglio Tigrato è interpretata da CARSEN GRAY, una ragazzina della tribù Iroquis.

I Pirati, grandi protagonisti della storia, sono l’incarnazione di ogni bruttura, fisica e morale, ma sotto sotto sono “bambini” anch’essi. Tra loro si possono trovare il Tatuato, l’uomo con le mani al contrario, l’attendente ubriacone e pavido… Il trucco ha fatto miracoli per rendere gli attori sgradevoli e sporchi, sciatti e rozzi come ci si aspetta da incalliti criminali dei mari.

Durante le scene di volo, gli attori sono stati legati a un complicato sistema di cavi e contrappesi che potessero conferire alle movenze la naturalezza necessaria. Stando alle interviste rilasciate da Jeremy Sumpter e Ludivine Sagnier, non si è trattato di un lavoro facile, ma il risultato li ha ripagati degli sforzi.

Grazie all’impegno e alla fantasia di coloro che hanno lavorato al progetto, la magia dell’Isola Che Non C’è è stata insomma portata sul grande schermo in tutta la sua luminosa magnificenza.