Le Porte dell'Abisso
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Le Porte dell’Abisso

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C’era una volta… Nicola, Carlo, Matteo, Simone e Pietro, un gruppo di cinque amici, compagni di liceo, uniti dalla passione per il fantasy e i giochi di ruolo. Con il tempo Pietro ha deciso di narrare le avventure vissute a tavolino in un romanzo, Le porte dell’Abisso. Per meglio promuovere il libro, ha scelto di realizzare un booktrailer da diffondere sul web. Con mezzi modesti, una videocamera compatta, sei pagine di sceneggiatura e qualche comparsa, ha dato il via al suo progetto.

L’idea è circolata sul web e ha richiamato un folto gruppo di appassionati del cinema di genere. È nata così l’associazione Città di Bronzo, e quello che doveva essere un semplice video di presentazione si è trasformato poco a poco in un mediometraggio.

Le Porte dell’Abisso è stato realizzato in un arco di tempo piuttosto lungo, dal luglio 2007 al maggio 2010, e risente della genesi avventurosa. Le valide collaborazioni si sono unite a poco a poco al progetto, e la professionalità è cresciuta costantemente grazie ai contributi di esperti. I tanti cambiamenti dietro e davanti alla macchina da presa sono la causa della forte disomogeneità della pellicola. Accanto a parti recitate e doppiate con professionalità ci sono momenti meno riusciti, effetti speciali grossolani oppure duelli improvvisati, belle armature affiancano costumi degni di un allegro live action. Gli alti e bassi della narrazione testimoniano il faticoso percorso creativo della pellicola. La sceneggiatura è ispirata al romanzo; la resa delle pagine ha subito adattamenti, in parte è stata scritta in itinere e talvolta è stata improvvisata sul set.

Il regista ha lasciato da parte gli intenti pubblicitari più espliciti e si è rivolto agli appassionati di fantasy, coinvolgendoli in prima persona. La decisione mi sembra valida, alla luce dei suggerimenti che i corsi per librai o aspiranti tali offrono. Analizzando le vendite del settore, gli esperti hanno notato una crescente imprevedibilità del mercato, e il fallimento della ‘solita’ pubblicità. Occorre offrire qualcosa in più di un prodotto da acquistare, e nel caso di Pietro Aliprandi il ‘valore aggiunto’ è il film stesso. Le molte partecipazioni gli garantiscono un seguito di fan ben motivato, gente che ha contribuito in prima persona alla realizzazione della pellicola e ha tutto l’interesse a farla conoscere oltre la cerchia di parenti e amici. Se poi la visione richiamerà l’interesse dello spettatore sul romanzo, tanto meglio…

Le vicissitudini del necromante mezzelfo Gybir Liadon, e del manipolo di avventurieri che lo accompagna sfidando un nemico sconosciuto e terribile sono molte. I fatti vengono narrati in un lungo flashback e si susseguono rapidi; compaiono molti personaggi, ci sono alleanze e congiure, assedi, viaggi, imboscate e battaglie campali. Lo spettatore viene catapultato in un mondo sterminato e pericoloso, retto da forze sovrannaturali. Il Caos pare dominare gli eventi, i mortali sono pedine dei giochi di potere delle divinità, umili comparse destinate ad essere dimenticate oppure creature spinte dall’ambizione. Su Oerth ciascuno può divenire potente o crollare nella polvere nel volgere di una breve stagione. I protagonisti si trovano ad accrescere le proprie capacità e affrontano sfide sempre più pericolose, ciascuno sospinto da motivazioni personali.

La velocità della narrazione può stordire lo spettatore, fargli confondere luoghi e volti… oppure può portarlo a riflettere sulla condizione umana rispecchiata dai cinque eroi. Diversi per capacità, credi e scopi, tutti vivono eventi apparentemente casuali, proprio come accade nella vita ‘vera’. La mancanza di spiegazioni troppo dettagliate è funzionale alla verosimiglianza ed evita la sensazione di trovarsi davanti a un videogioco con missioni ben definite e una trama poco interattiva. Nonostante il rapido susseguirsi di eventi, la caratterizzazione dei personaggi principali è abbastanza curata, e il protagonista sfugge ai soliti stereotipi, forse perché non è un eroe senza macchia né paura, ma è un uomo alla ricerca del potere e dell’amore, sospeso tra il rimpianto e la sete di vendetta, la vigliaccheria, la fedeltà alla sua missione e il desiderio di poter prendere in mano il suo destino.

Gli eroi attraversano un mondo sconvolto da guerre, uniti nella loro missione, proprio come se si trattasse di una campagna di gioco di ruolo. E nel gioco di ruolo stesso vanno ricercate le radici del film, che segue e omaggia l’ambientazione creata dal compianto Gary Gygax, padre di Dungeons & Dragons. Tutti i personaggi e i loro avversari sono caratterizzati dalle abilità e dalle debolezze descritte nel manuale di gioco: i maghi sono poco adatti a scontri corpo a corpo, i guerrieri possono apparire zotici oppure ottusi, i druidi assomigliano poco a quelli storici… Nei dialoghi si nomina Oerth, mondo fittizio inventato dal Grande, divinità quali Vecna, oppure temibili confraternite quali la Fratellanza Scarlatta. Come fan film, Le Porte dell’Abisso è perfetto, superiore per molti versi all’hollywoodiano Dungeons & Dragons (2000), in quanto rispetta pienamente l’ambientazione originale. Le molte citazioni fanno sentire ‘a casa’ i giocatori di vecchia data, mentre possono lasciare perplessi i più giovani e quanti ignorano le caratteristiche proprie di quell’universo incantato.

Per la cronaca, il film è stato girato a Gorizia e dintorni, zone poco urbanizzate che ben si prestano a fare da sfondo a una vicenda fuori dal tempo. Le rare tracce di costruzioni a noi contemporanee sono minimizzate, oppure si tratta di strutture così avveniristiche da risultare poco familiari. La fotografia gode di momenti felici, le inquadrature valorizzano i combattimenti, coreografati da appassionati di scherma antica. Le parti recitate invece risentono di un’impostazione da fiction, con alternanze di primi piani e inquadrature prevedibili. Poco male, perché i mezzi tecnici in questo caso fanno davvero la differenza, e pur trattandosi di una produzione a basso costo ci sono le attrezzature e le competenze necessarie per esprimersi in modo soddisfacente.

Gli effetti speciali purtroppo rivelano impietosamente l’esiguità del budget. Nel mondo di Oerth la magia ha un ruolo fondamentale, le creature fantastiche sono numerose, il senso di meraviglia è un ingrediente irrinunciabile. Il regista non poteva liquidare eventi e personaggi tanto straordinari risolvendo ogni necessità con un montaggio studiato ad hoc, o con descrizioni a opera di un narratore. Di conseguenza, sequenze suggestive si alternano a ritocchi approssimati, visibilmente artigianali. Le stesse ristrettezze gravano sui costumi e sul trucco di scena: lucide armature, bambagioni e spade lucenti convivono con costumi realizzati in casa, con tanta buona volontà.

La passione per il fantasy è l’autentica protagonista del film, un sentimento che accomuna i cinquantuno attori coinvolti. Tutti si sono impegnati con entusiasmo e convinzione e, calato l’ultimo ciak, si sono trasformati in testimonial. La pellicola è stata diffusa sul web e proiettata in numerose sale di Gorizia e dintorni, grazie al supporto di tutti i partecipanti. Si tratta di interpreti non professionisti, persone con all’attivo l’esperienza del gioco di ruolo, della rievocazione storica o del teatro. Anche i tecnici dimostrano padronanza delle tecnologie adatte, e nei momenti meno felici il linguaggio espressivo è quello da fiction o telefilm, consueto ma ben comprensibile. Questo cortometraggio è ben lontano da certi stereotipi del cinema indipendente, con le inquadrature traballanti, le sequenze montate in modo rozzo, i dialoghi sincronizzati alla meno peggio e il sonoro preso in prestito da produzioni più ricche.

Le Porte dell’Abisso è un’opera corale, consapevolmente fragile, animata dall’entusiasmo e dalla volontà di comunicare e intrattenere. Il progetto mostra come passione e affiatamento possano trasformare un piccolo progetto in un’opera compiuta. Per l’associazione Città di Bronzo è stato una sorta di rodaggio, un modo di mettersi alla prova, affiatarsi e guardare avanti con maggiore consapevolezza, per dare vita a nuovi sogni. Un caloroso grazie a Pietro Aliprandi, e un ‘in bocca al drago’ per le sue prossime realizzazioni.

Le Porte dell'Abisso - Locandina

Tit. originale: Le Porte dell’Abisso

Anno: 2013

Nazionalità: Italia

Regia: Pietro Aliprandi

Autore: Pietro Aliprandi (sceneggiatura)

Cast: Giovanni Benedetti (Gybir Liadon), Irene Sualdin (Soveliss di Ineskadel e Durnsay), Björn Grendel (Rigel il Brancaleone), David Battista (Taklinn Holdarek il Giovane), Simone Aliprandi (Alamir Balandraug Holimion), Giulia Bechini (Thernja Holimion), Adriano Cisotto (Sid), Sara Raccovelli (Kuranyie), Francesco Aliprandi (Mago di Re Hazendel), Pietro Aliprandi (Szek Jian Destron), Veronica Bocciai (Avernalia Telperien-Ar-Edain)

Fotografia: Michele Pupo

Montaggio: Andrea Giachini

Produzione: Associazione Città di Bronzo / Bordertown Production