Quando vivevano i dinosauri
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Quando vivevano i Dinosauri

Jun è un ragazzino molto responsabile, amante della natura e preoccupato dalla violenza a cui la sottopone lo scriteriato progresso umano. Questa sua sensibilità e il suo profondo rispetto verso la vita in ogni forma, fosse pure quella di un fragile fiore, vengono però scambiate spesso per debolezza, diventando fonti di derisione e di continue umiliazioni.

Una notte, il giovane asseconda un impulso improvviso che lo spinge a uscire di casa e raggiungere la riva del mare, dove incontra la coetanea Remi – colta dallo stesso strano richiamo – e un bambino curioso di nome Chibi. Poco dopo, appare il responsabile di quella convocazione telepatica: un enorme UFO splendente.

Dall’oggetto, una voce si rivolge ai ragazzi definendoli unici, i soli in grado di percepire lo spirito della vita, di ascoltare il lamento della natura in agonia; proprio in virtù di questa qualità, sono stati prescelti per compiere uno straordinario viaggio nello spazio e nel tempo.

Prelevati a bordo del veicolo misterioso, Jun e compagni si ritrovano trasportati agli albori del Sistema Solare; davanti a loro, inizia così a scorrere la storia dei pianeti, col formarsi della Terra, la nascita della vita e il suo evolversi fino alla comparsa dei pesci e dei primi rettili… A questo punto, inaspettatamente, l’UFO scompare abbandonando i tre giovani in piena epoca dei dinosauri.

Catapultati in quel mondo incontaminato ma pure selvaggio e ostile, soli e senza difese, Jun, Remi e Chibi si trovano costretti a subire la fierezza della Natura, a sottostare alle sue regole talvolta spietate, assistendo agli scontri cruenti tra i colossali rettili preistorici, e trovandosi a dover essi stessi lottare per sopravvivere.

Nello spazio di pochi giorni, il “viaggio” procederà dall’età dei dinosauri a quella dei mammiferi. Jun e compagni osserveranno il mondo cambiare, con la sola costante rappresentata da un implacabile tirannosauro che, seguendoli o precedendoli nei loro balzi temporali, continuerà a perseguitarli attraverso le ere.

La resa dei conti si terrà nell’età della pietra, quando, salvando una ragazza destinata a un sacrificio umano, i nostri tre piccoli eroi infonderanno a una comunità di uomini preistorici il coraggio necessario per affrontare il mostro.

Superata anche questa prova, Jun, Remi e Chibi, più maturi, potranno tornare al presente e mettere a frutto gli insegnamenti ricevuti durante quest’incredibile esperienza.

Quando vivevano i dinosauri (Daikyouryuu jidai) è uno special televisivo di circa 70 minuti, diretto da HIDEKI TAKAYAMA e SHOTARO ISHINOMORI (il padre dei Cyborg e di Kamen Rider), trasmesso per la prima volta in Giappone nell’ottobre del 1979. Ispirato alla serie Genshi shounen Ryuu (Ryu, il ragazzo delle caverne, dal manga Ryu no michi dello stesso Ishinomori), è un’avventura preistorica che mescola intrattenimento e fini didattici.

La sua funzione educativa si evidenzia soprattutto nella prima parte, durante il viaggio dei protagonisti a bordo dell’UFO, quando ai piccoli telespettatori vengono insegnate le prime nozioni sulla formazione del Sistema Solare e la genesi della vita sulla Terra. L’argomento è trattato in modo molto basilare, chiaramente rivolto a un pubblico infantile.

Il prosieguo dell’avventura descrive poi le peripezie dei tre protagonisti, come pretesto per far sfilare una carrellata delle più note specie di dinosauri conosciute in quegli anni, e comunicare un quadro sommario di cosa – e quanto dura – potesse essere stata la vita nella preistoria. Oggi, dopo oltre un decennio di merchandising e “dinomania” seguito al successo di Jurassic Park, e al cospetto di bambini che sui lucertoloni preistorici sanno ormai tutto e di più, il cartone appare fatalmente datato, sia nella sua funzione didattica che dal punto di vista tecnico.

Si tratta infatti di una produzione povera, senza troppe pretese, nella quale, più che sull’animazione (ridotta all’essenziale) si cerca di puntare sull’impatto emotivo generato dalle scene e dalle situazioni, alcune piuttosto “forti”.

L’incipit di questo special ci introduce – o meglio ci spinge a dedurre – gli squilibri impliciti nell’urbanizzazione, quella di un Giappone industrializzato che, già allora, sapeva di dover poi fare i conti con i problemi d’inquinamento, d’impatto ambientale, di sviluppo (in)sostenibile.

Il simbolo della Natura, quel fiore che nelle prime inquadrature il giovane Jun tenta di salvare dall’incedere delle ruspe, diventa anche l’emblema di un presente (di allora) in troppo rapida evoluzione, e di una generazione inquieta e ansiosa di scavare un solco tra il passato ricco di tradizioni e un futuro invece dimentico di ogni sua radice. La Natura incontaminata, ossia la nostalgia di un tempo rurale meno evoluto ma più armonizzato con gli umani ritmi della vita, è perciò la vera protagonista di questo cartone.

Una protagonista, tuttavia, presentata in modo molto ambiguo.

Di essa viene mostrata soprattutto la faccia cruda e selvaggia, senza risparmio di scene truculente, com’è del resto consuetudine dell’animazione giapponese. La contrapposizione tra l’avvio, che parte da una Natura deturpata e sottomessa, e il corpo dell’opera, che ce la mostra invece fiera e dominatrice, è piuttosto netta, due estremi opposti che vogliono forse sottolineare la virtù del giusto mezzo.

Condivisibile o meno, il messaggio sembra voler dire proprio questo: non lasciarsi convincere da un progresso che, per produrre benefici, travolge tutto ciò che incontra sulla sua strada, beneficiari compresi; ma nemmeno illudersi di poter far ritorno a una Madre Natura incontaminata davanti alla quale, in realtà, senza la nostra tecnologia e la nostra conoscenza, più che figlioli prodighi sembreremmo vittime sacrificali.

Il progresso deve procedere, ma rispettando l’ambiente, e la Natura dev’essere preservata, ma senza immolare l’uomo alla sua causa.

Oggi che il progresso, più che a misura d’uomo, avanza a misura di bit digitale, e che sui rischi ambientali tutto o quasi si è ormai studiato e capito, certi insegnamenti dovrebbero apparire ormai obsoleti… Invece ci si stupisce di constatare il contrario, ogni giorno di più.