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Resta Sveglio

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Il nuovo cortometraggio di Luigi Bonizzato ci narra la disavventura di un astronauta la cui nave spaziale, in avaria, si schianta nelle vicinanze di un’isola. Privo di sensi, portato a riva dalla corrente, appena tocca il bagnasciuga viene assalito da sogni e visioni; il risveglio che lo attende è ancora più scioccante…

Dal punto di vista tecnico, il corto è impeccabile. Le riprese godono dei panorami mozzafiato di Lampedusa e di scenografie teatrali, e si avvalgono di modellini che bene si integrano con le bellezze naturali della costa siciliana. Le inquadrature sono scelte con mano sicura, il montaggio non conosce cedimenti. Gli effetti speciali vengono usati con la giusta parsimonia, limitati ad alcune scene, ben inserite.

Curiosamente, il trailer contiene sequenze non incluse nella versione definitiva e propone una differenza sostanziale nel linguaggio espressivo: nella presentazione sentiamo la sola voce del protagonista lanciare l’S.O.S., mentre nel corto domina un’efficace colonna sonora strumentale. Il film è infatti quasi muto: poche parole, significative, tra l’altro pronunciate da un comprimario. La mancanza di dialogo acuisce il senso di estraneità ed esalta l’atmosfera da incubo. Didascalie, battute troppo esplicite o troppo poco esplicative, avrebbero rischiato di banalizzare il soggetto.

Le citazioni sono dosate: l’inizio ricorda quello de Il Pianeta delle Scimmie, l’astronave semi affondata nel mare cristallino ammicca ad A trenta milioni di chilometri dalla Terra. Le scenografie, in particolare quella con la chiesa, fanno pensare a certe riduzioni teatrali di grandi classici realizzate negli anni Settanta, filmate e messe in onda dalla RAI.

Per quanti conoscono il percorso artistico di Bonizzato, Resta sveglio potrebbe assomigliare a un sequel del precedente cortometraggio Aquaend. Anche quest’ultimo ha come protagonista un cosmonauta in viaggio, presenta un atterraggio su un pianeta coperto per gran parte dalle acque, e visioni sottomarine.

I temi trattati sembrano analoghi, ma stavolta trovano uno sviluppo assai diverso. L’Oceano di Aquaend è popolato di presenze rassicuranti, promette gioia, mentre l’astronauta di Resta Sveglio si trova a fare i conti con immagini perturbanti.

Il finale fornisce una spiegazione logica alle visioni, a meno che non lo si consideri anch’esso parte di un ennesimo incubo! Coerente e a modo suo razionale, la conclusione può deludere quanti esigono dai corti contenuti sorprendenti. Che un film scarsamente commerciale possa più facilmente trasgredire nell’uso del mezzo espressivo o nelle soluzioni narrative può anche essere vero, ma certamente non deve essere un obbligo.

Nel caso di Resta sveglio, lo spettatore potrebbe attendersi una storia di fantascienza ambientata su un’astronave, con dialoghi o almeno un monologo introspettivo, e un bel colpo di scena finale. Qui invece intuiamo come terminerà la disavventura dell’astronauta (specie avendo visto il trailer, che si consiglia per questo di visionare dopo il film). L’affannosa ricerca della suspense è messa in secondo piano, e viene sostituita dalla forte presenza di simboli e archetipi: il tempio, l’albero, il mare e le sue onde… Il finale rimane credibile, e la prevedibilità dell’ultimo minuto nulla toglie al valore artistico dell’opera.