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S.T.A.L.K.E.R.

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S.T.A.L.K.E.R. è un videogioco, ideato e sviluppato dall’ucraina GSC Game World; è uno ‘sparatutto’ che eredita alcuni tratti dai giochi di ruolo e dagli horror, una vera e propria saga che comprende diversi titoli. È ambientata a Chernobyl, nel 2006.

Nel passato alternativo immaginato alla GSC, il reattore nucleare numero Quattro, già protagonista del disastro del 1986, ha prodotto una seconda esplosione, ben peggiore della prima. Si è formata ‘la Zona’, ovvero un’area di 30 chilometri di raggio attorno alla centrale, popolata da mutanti d’ogni tipo e infestata da mostri generati dalle radiazioni. In alcuni luoghi, si sono presentate ‘anomalie’: le leggi della fisica non funzionano come dovrebbero. Gli incauti che si avventurano in quei posti possono finire risucchiati e sparire nel nulla, rimanere folgorati, esplodere. Poche persone sfidano i pericoli della Zona: sono disperati in cerca di segreti o di oggetti di valore, da rivendere. Lo S.T.A.L.K.E.R. è un disgraziato abitante dei dintorni della centrale. Ricorda poco del suo passato, ha con sé un palmare con un file di testo che riporta ‘Uccidere Strelock’.

Questa, a grandi linee, è la trama del videogioco; ne è stato tratto un cortometraggio omonimo, opera di Brett Driver e Clinton Jones. Si tratta di un fan movie realizzato con garbo, evitando spese eccessive e dilettantismi. È ambientato in vecchi capannoni industriali, oggi abbandonati. In questo caso anche senza aver mai giocato, senza conoscere i fatti e il background del videogame, ci si emoziona. Nessuna inquadratura dichiara espressamente che siamo a Chernobyl: potrebbe essere Fukushima, Seveso o qualsiasi altra località interessata da un disastro ambientale. I tragici fatti del terremoto giapponese hanno reso nuovamente attuale l’incubo nucleare e, appena compaiono le tute bianche e i contatori geiger, l’immaginazione corre alle immagini viste nei telegiornali. È ovvio che è avvenuto un incidente con fuga di radiazioni, e il paio di battute che i due visitatori si scambiano, in russo, ci lascia intuire che quella è Chernobyl.

Sulle rovine aleggia la disperazione, regna il degrado che investe i corpi e mortifica l’anima, riducendo gli esseri umani come animali, schiavi delle leggi della sopravvivenza, predatori o prede. Il protagonista vaga armato fino ai denti, vuole appostarsi per tendere un agguato a due ignari esploratori, senza sapere che qualcosa è sulle sue tracce.

Il montaggio serrato è molto efficace, la tensione aumenta in un crescendo che tocca l’apice nelle scene finali, dove il punto di vista cambia, va a coincidere con lo sguardo dell’entità in caccia. La scelta di non rivelare chi o cosa essa sia risulta vincente. Evita trucchi dozzinali, e lascia allo spettatore il compito di immaginare l’essere: un mostro, un altro disgraziato, o semplicemente la disperazione che incombe sui sopravvissuti di un mondo devastato. Per quanti hanno poca familiarità con il videogioco, la misteriosa forza può rappresentare l’abbrutimento.

Chi crede ancora che fantasy e attualità non possano proprio andare d’accordo?