Sengoku Basara
  • L’uomo Stocastico

    L’uomo Stocastico (The Stochastic Man | 1975) di Robert Silverberg Anteprima testo 1 Siamo venuti al mondo accidentalmente in…

    L’uomo Stocastico
  • La Città Labirinto

    La Città Labirinto (The Man in the Maze | 1969) di Robert Silverberg Anteprima testo Da nove anni Muller…

    La Città Labirinto
  • Gilgamesh

    Gilgamesh (Gilgamesh the King | 1984 | aka Gilgamesh) di Robert Silverberg ROBERT SILVERBERG E LA HYSTORICAL FANTASY Silverberg…

    Gilgamesh

Sengoku Basara

La storia giapponese

Negli anime e nei fumetti di produzione nipponica vi sono spesso riferimenti a eventi accaduti o personaggi storici realmente vissuti, elementi preziosi per caratterizzare le ambientazioni e aumentare il senso di appartenenza, in perfetta sintonia col tipico spirito nazionalistico del popolo giapponese.

La scelta di calare vicende in periodi storici come quello Sengoku (che si estende dalla Guerra Onin, 1467-1477, a tutto il XVI secolo) o quello Meiji (dal 1868 al 1912) è quindi stata percorsa più volte, sia in opere con carattere volutamente storico sia in altre più funzionali a scopi educativi o di stampo politico (come, a volte, quello di consolidare o risvegliare un certo orgoglio socio-culturale).

Personaggi storici sono stati spesso utilizzati come protagonisti (ad esempio Musashi Miyamoto in Vagabond di Takehiko Inoue, o Sanada Yukimura in Brave 10 di Kairi Shimotsuki), mentre altri eroi di manga e anime possono vantare forme di parentela con nomi conosciuti della storia nipponica (è il caso di Keiji Maeda in Keiji il Magnifico, che viene proposto come figlio di Toshiie Maeda, un vassallo di Nobunaga Oda realmente vissuto) o semplicemente venir collocati in un contesto storico da utilizzare come riferimento (vedasi Kenshin samurai vagabondo di Nobuhiro Watsuki).

Anche il mondo dei videogame sembra non fare eccezione e non esita ad attingere dal patrimonio culturale giapponese: basti pensare a Shogun – Total War, sviluppato dalla The Creative Assembly, videogioco del genere strategico in tempo reale nel quale il giocatore impersona un daimyo (una sorta di feudatario) dell’epoca Sengoku in lotta per diventare, appunto, shogun (la massima carica a livello militare).

In questo filone si colloca anche Devil Kings (in originale Sengoku Basara), prodotto da Capcom nel 2005 per console Sony Playstation 2. Il successo del videogioco, un action game in terza persona, è stato tale da portare alla realizzazione di due seguiti e di una serie anime. Successivamente, in virtù del successo riscosso da quest’ultima, ne è stata realizzata una seconda, e una trasposizione manga distribuita in Italia da J-Pop.

La trama

La prima serie anime, Sengoku Basara (2009), si compone di tredici episodi della durata di 24 minuti ciascuno, e si concentra su alcuni dei personaggi del videogame originale.

Il contesto storico è quello dell’epoca Sengoku, un periodo di battaglie scatenate dai vari daimyo per ottenere potere e controllo territoriale. Si seguono in particolar modo le gesta di due generali: Date Masamune, signore di Oshu conosciuto sui campi di battaglia come “il drago con un occhio solo”, e Sanada Yukimura, allievo di Takeda Shingen, signore del Kai. Sono entrambi giovani bellicosi e ardimentosi che vivono per il combattimento e capaci, da soli, di annientare eserciti interi. Altri personaggi importanti, daimyo, sono il nobile Uesugi Kenshin, il piccolo Tokugawa Ieyasu e il temibile “sesto re demoniaco” Oda Nobunaga. Sarà proprio contro quest’ultimo, ossia colui che più di tutti incarna il male e minaccia il futuro del Giappone con la propria crudeltà e con l’utilizzo di armi da fuoco di produzione occidentaleche, che alla fine convergeranno gli schieramenti dei vari feudatari.

Commento

Realizzato nel 2009 dallo studio di animazione Production I.G, uno dei più importanti e capaci del settore, noto per opere quali Ghost in the shell, Blood: the last Vampire, Blood+ e i film conclusivi della serie Neon Genesis Evangelion oltre che per la sequenza animata presente nel film Kill Bill – Volume 1 di Quentin Tarantino, Sengoku Basara rappresenta una degna trasposizione del videogame da cui è tratto.

Sin dalla sigla iniziale appare palese che non vi è alcuna ambizione di proporsi al pubblico con un’opera di carattere storico bensì con un prodotto di puro intrattenimento, ricco di azione e decisamente scanzonato. Non viene, di conseguenza, posta particolar enfasi all’indagine culturale e storica sul Giappone del periodo Sengoku: gli scenari, le armature e l’ambientazione in generale sono discretamente fedeli alla realtà del 1500 circa, ma tutto quanto non sia strettamente connesso ai campi di battaglia rimane praticamente sullo sfondo.

Ogni elemento e ogni sforzo sono invece orientati a garantire un’elevata dinamicità visiva, con numerose sequenze di lotta che si alternano a momenti di discussione o di riflessione sulle strategie da adottare, sulle alleanze da stringere, sulle scelte necessarie a garantire un futuro alla nazione, in accordo con i principi e i valori dell’etica militare. I rapporti sociali sono piuttosto semplificati e i processi che portano ai conflitti risultano appiattiti; l’attenzione è maggiormente rivolta al realizzare spettacolari scene di combattimento nelle quali ogni legge fisica viene piegata alle esigenze di copione: esplosioni nucleari con tanto di fungo atomico e onda d’urto, effetti di luce, armi da fuoco che si materializzano dal nulla, voli fino alla stratosfera terrestre sono ordinaria amministrazione per gli eroi della serie. Le stesse mosse segrete del videogame vengono più e più volte riproposte, mentre, riguardo i personaggi in sé, solo per alcuni è previsto un minimo di approfondimento: gli altri risultano quindi fortemente stereotipati, macchiette senz’anima che si muovono in un mondo fatto di battaglie e violenza. Anche le poche, sexy, figure femminili sono allineate con tale filosofia e propongono delle icone di donna ora fragile e devota ora tenace e ardimentosa, ma senza mai rinunciare a spacchi vertiginosi o a scollature praticamente inguinali.

La veste grafica è decisamente di buon livello, soprattutto per quanto riguarda gli effetti di luce e il colore, con ampio spazio concesso a inquadrature di tipo cinematografico, avvincenti e suggestive. La necessità di comprendere viene… soprasseduta: molte delle dinamiche o delle scelte visive proposte – perché Honda Tadakastu è un cyborg? perché il cavallo di Date Masamune è equipaggiato con manubrio e marmitta? – vanno accettate senza farsi troppe domande, lasciandosi semplicemente trasportare dalla visione e dalla colonna sonora. Accanto a musiche j-rock, non manca una certa epicità e solennità a sottolineare la grandezza di personaggi che hanno contribuito alla storia del Giappone, sacrificandosi o spingendo per cambiamenti epocali. Lo stesso Oda Nobunaga, il cui aspetto è senza dubbio molto curato e affascinante, può essere visto come un rivoluzionario che ha agevolato l’introduzione delle armi da fuoco e della tecnologia occidentale in Giappone. Nonostante la sua estetica decadente e le manie da tenebroso signore del male, dovrà comunque capitolare dinanzi al furore e all’impeto di Masamune Date e Yukimura Sanada. Questi due personaggi ricordano i protagonisti della serie I Cinque Samurai (Yoroiden Samurai Toruupaa), probabilmente non per scelta casuale considerando che ciascuno dei combattenti che compaiono nell’anime è dotato di una particolare armatura e sembra esercitare il controllo su un determinato elemento naturale.

Consigliata soprattutto agli amanti dell’azione e di sequenze visive iperboliche, la serie Sengoku Basara rappresenta in definitiva un discreto prodotto di intrattenimento; tuttavia, considerando le capacità tecniche della Production I.G e quelle finanziarie su cui può contare Capcom (uno dei nomi più blasonati del mercato videoludico internazionale), sarebbe stato sicuramente lecito sperare in un prodotto più significativo. Una serie con meno semplificazioni, approfondita a livello di intreccio e caratterizzazione dei personaggi, nella quale fosse stato concesso maggior respiro al dipanarsi delle vicende anziché comprimerle in un contesto spaziotemporale ridotto ai minimi termini, avrebbe sicuramente prodotto sul pubblico un maggior impatto, fermo restando che, tutto sommato, l’anime riesce discretamente nell’intento di promuovere il prodotto da cui è ispirato.