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Six Shots

Ciò che identifica un’opera nella definizione di weird è una inusuale commistione di generi letterari capace di dar vita a uno scritto bizzarro, derivante ad esempio elementi anacronistici, allucinazioni mischiate a realtà, situazioni grottesche e improbabili, personaggi al di fuori di qualsiasi standard, e altro ancora. Non vi sono moltissime opere di questo tipo; un autore da citare per inquadrare l’argomento è China Miéville.

In Italia, ancor meno che all’esterno, gli autori non amano molto cimentarsi nel weird. Eppure, oggi qualcosa di nuovo c’è. Edizioni XII ha da poco sfornato un libro a metà tra il western e il fantastico, dalle tinte noir, a tratti pulp. L’autore, Alfredo Mogavero, piuttosto noto sul web per i suoi successi in svariati concorsi letterari, esordisce nel panorama dell’editoria italiana con Six Shots, un’opera a metà tra un’antologia di  racconti e un romanzo a episodi.

Six Shots: sei colpi. Sei racconti che vanno a segno uno dopo l’altro, lasciando nel lettore la sensazione di aver incontrato qualcosa di particolare. Non si parla di capolavoro, ma troviamo in quest’opera elementi raramente presenti in libri di autori nostrani emergenti.

Uno su tutti è lo stile. Sporco, cattivo, sferzante come un colpo di frusta, riesce a deformare la realtà del vecchio West, dipingendola a tinte nere come l’oscurità che regna latente da qualche parte nella notte, e rosso vermiglio come il sangue che viene versato pagina dopo pagina.

Western dunque. Ma anche noir, horror, fantastico, steampunk. E, come passato dentro a una macchina rilegatrice, il tutto ne esce ben confezionato, un pacco che il lettore deve solo scartare e gustare riga dopo riga.

Nel primo espisodio, Sei Pistole, facciamo la conoscenza di Patricia Hillwick, una pistolera vecchia e stanca ma in grado di tenere testa da sola a spietati banditi e a un’entità aracnoide capace di maneggiare sei sputafuoco contemporaneamente.

In Twilight Jackson e Paddy McGee seguiamo le vicende di un cowboy emaciato, perseguitato dai temporali che non smettono di fulminarlo, e di uno sgherro smidollato senza cervello in cerca dell’approvazione del suo boss.

Con Nebbia e silenzio a Cherokee Hill scopriamo che, dopo un massacro tra soldati e pellerossa, qualcuno vaga ancora tra i cadaveri, non-morto tra i morti, in cerca di vendetta.

La notte del poker è, tra tutti, forse l’episodio più delirante: come può, un uomo, avere la vittoria assicurata al tavolo da gioco? Semplice: basta esaudire i desideri scabrosi di Pastrano Nero, un individuo molto potente ma con serie manie di voyerismo.

Si passa poi a I baluardi, una storia come tante, dove un semplice prete di un paesino sperduto nell’Arkansas si vede costretto a impugnare le armi per vendicare la morte della giovane amante, e, non contento, a lottare per sottrarre a due loschi figuri un bambino di colore accusato di stregoneria.

Il capitolo finale, Resa dei conti, vede il ritorno di Patricia Hillwick, costretta ad affrontare in duello una sua vecchia fiamma. La situazione è mortale come l’incontro con un serpente. Se poi un serpente si presenta davvero, sotto forma della bellissima e fatale messicana vista già ne La notte del poker, capace di calamitare gli interessi maschili ben più di un’anziana pistolera scorbutica… E’ la classica goccia che farà traboccare il vaso.

Di seguito, un estratto del libro:

Paddy McGee si svegliò che il sole era appena sorto. Grugnì, svuotò la vescica, si diede una lavata sommaria e scese per mangiare qualcosa. Appena adocchiò sua moglie, china nell’intento di tagliare una pagnotta, le tirò due ceffoni.

«’Giorno, Paddy», fece lei.

«Seee. ‘Giorno.»

Non sapeva nemmeno più perché la picchiava, ormai, era un’abitudine uguale al bere o al fumare. Pestarla gli costava di sicuro meno fatica che scoparsela e il piacere era più o meno lo stesso, e poi in qualche modo doveva pure sfogarsi quando aveva la luna di traverso, cioè sempre. Che diavolo, se uno non poteva nemmeno picchiare la propria moglie allora tanto valeva dare diritto di voto ai negri.

Nel caso specifico si nota come, in poche righe e senza alcuna descrizione specifica, il personaggio di Paddy Mcgee emerga come un individuo ottuso e amorale.

Per concludere, Six Shots diverte e appassiona. Strappa un sorriso, una risata. E fa sospirare.

Alfredo Mogavero dimostra grande talento narrativo e una fervida immaginazione. Considerando che questo è il suo esordio in libreria, è lecito aspettarsi ottime cose da lui nell’immediato futuro.