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Sleep Controller

Un anno prima

L’uomo si svegliò, riposato come non gli capitava da mesi.

La sua donna era lì, accanto a lui; le guance accarezzate dai lunghi capelli scuri. Gli occhi chiusi, il respiro lieve… Finalmente.

Un cigolio di protesta si levò dal vecchio letto, mentre lui si alzava; infilò le pantofole e si avvicinò alla finestra. Aveva piovuto nella notte; da fuori, una goccia lo stava fissando, posata su una foglia… come una lacrima iniziò a scivolare, su quella guancia di un verde tanto acceso da farla apparire ancor più trasparente… e infine giù, verso terra, in un umido suicidio.

La vita di tutti i giorni li aspettava a qualche ora d’auto da lì. Adesso un po’ meno insopportabile, grazie a quel luogo, quel rifugio a cui poter tornare.

Alle sue spalle una voce assonnata e dolcissima lo chiamò: «Giorgio, è mattino?»

 

Il giorno precedente

“Rigorosi studi clinici hanno dimostrato che il tempo di sonno circadiano ottimale, finora ritenuto di 300 minuti ogni 24’ore, è in realtà di 270. Pertanto il MEC (Ministero per l’Efficienza del Cittadino), accertata l’inconsistenza di effetti negativi sulla salute, ha stabilito di ridurre di mezz’ora la taratura dello sleep controller, a partire da lunedì. Noi della redazione e la dirigenza del nostro quotidiano desideriamo ringraziare il Governo e il MEC per il loro costante contributo a salvaguardia e incremento della produttività sociale.”

Giorgio chiuse il giornale. Un’altra mezz’ora di sonno in meno, di questo passo li avrebbero uccisi tutti. Il Governo Centrale aveva deciso che quello passato a dormire era tempo perso; tempo in cui i cittadini non lavoravano, non consumavano, non assimilavano pubblicità…

Sentì la lieve scossa. Il suo sleep controller impiantato sotto pelle, nel collo, lo avvisava che non era ora di dormire. Sollevò un braccio.

«Sono sveglio, bastardi» mormorò.

La scossa finì. Tra dieci minuti la scena si sarebbe ripetuta, e così per tutto il giorno fino all’ora del riposo: se non avesse mosso qualche parte del corpo, l’intensità della scarica elettrica sarebbe aumentata, sempre più.

Non poteva resistere a quella vita per molto ancora, e tanti avevano già ceduto. Il numero di suicidi era salito in modo esponenziale, ma la censura impediva che le statistiche venissero rese pubbliche. Solo i suoi amici del gruppo dissidente ‘NoControl’ le conoscevano.

Il campanello lo distrasse dai suoi pensieri. Andò ad aprire… Carlo entrò senza aspettare l’invito, e andò ad accomodarsi sulla poltrona.

«Ho notizie interessanti! Te la faresti una bella dormita?»

Giorgio chiuse la porta. «Non ho voglia di scherzare. Hai letto il giornale di oggi?»

«Ho scovato un posto dove lo sleec non funziona.»

L’annuncio a bruciapelo frustò Giorgio come la scossa di poco prima. «Impossibile» contestò, dopo un attimo di sconcerto. «Sai bene che si collega alla rete GPS, se tenti di…»

«Ho parlato con un tecnico del MEC» tagliò corto Carlo «uno della divisione software. Mi ha confermato che, se si trovasse ipoteticamente un luogo coperto dalla rete ma al limite del segnale, la cella aggancerebbe lo sleec ma quest’ultimo potrebbe non essere in grado di ricevere l’attivatore. Bene, è proprio così. E si dà il caso che questo ipotetico posto io l’abbia già trovato. È fuori città, nei boschi, un’ora di cammino dal chilometro 112 della 23. Una vecchia baita abbandonata. Ci sono stato ieri e ho dormito tutta la notte. Nessuna scossa. Niente.»

Giorgio rimase incredulo a fissare l’amico.

Carlo si alzò e andò a versarsi una generosa dose di cognac. Ostentava un sorriso che gli mancava da mesi.

«Te l’ho detto perché voglio che tu ci vada. Ma, mi raccomando… nessuno deve sapere al di fuori di noi nocon

La lieve scarica elettrica s’irradiò dal collo, Giorgio quasi non la sentì.

 

Ieri

La solita ora di marcia da dove avevano lasciato l’auto, ma ne valeva sempre la pena, pensò Giorgio.

Finalmente avevano strappato due giorni di permesso, da trascorrere nella ‘casa della foresta’. Il sentiero polveroso sbuffava a ogni loro passo. Ancora per poco: le nubi grigie che li sovrastavano promettevano pioggia. Ma a loro non importava. Il giorno seguente sarebbe stato radioso, anche senza il sole.

 

Oggi

Lo sguardo si perde oltre il vetro della finestra. Ha piovuto nella notte. Una goccia lo sta fissando, posata su una foglia talmente verde da farla sembrare ancor più trasparente. Inizia a scivolare, lenta… e poi giù, incontro al terreno, in un umido suicidio.

La sua lacrima, contemporaneamente, tocca il pavimento. La scarica elettrica diventa più forte, ma Giorgio non si muove.

Riflesso nel vetro della finestra, un lenzuolo annodato penzola da una trave del soffitto. Sotto, adagiata sul pavimento, una figura dai lunghi capelli scuri giace immobile. Il livido blu intorno alla gola pare quasi una collana, disegnata su una cute innaturalmente pallida, candida come la luna.

Dopo una notte insonne, la perdita della speranza, insopportabile, aveva vinto.

Al di là degli alberi, sopra la montagna, una ciclopica antenna, come rigettata dalle viscere della terra, incombe sulla sua vita distrutta.

Il collo brucia. Ma Giorgio non si muove.