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Smile

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Ricorda un po’ La rosa purpurea del Cairo, un po’ Forrest Gump: è il cortometraggio Smile, realizzato da Giovanni Carta. L’autore, che proviene dal giornalismo e non va confuso con l’omonimo attore, ci parla della più grande fabbrica di illusioni: il cinema, arte che va dritta al cuore dello spettatore, lo coinvolge, lo illude, lo fa sognare. A volte può lasciarlo con l’amaro in bocca, quando la magia finisce e si ritorna nel mondo reale. È quanto avviene alla protagonista del cortometraggio, Sophie. Ricevuta una dolorosa lettera d’addio dal suo amato, la donna cerca distrazioni davanti alla televisione. Stanno trasmettendo vecchi film e probabilmente li vede per la prima volta. All’improvviso dall’armadio esce uno strano mago, che la trasporta dentro le pellicole, e le fa vivere mille diverse emozioni.

Il corto è tutto un susseguirsi di citazioni, a partire dalla scelta d’ambientare la vicenda a Parigi, nella Nazione che ha sempre dato rilievo al cinema e ai critici specializzati, e nella città dove nacque la Settima Arte. I titoli di testa ricordano quelli in uso negli anni Venti, e tutti i dialoghi sono affidati a didascalie analoghe, come avveniva ai tempi del muto. La donna guarda rapita il Viaggio nella Luna di Méliès, il Metropolis di Fritz Lang, La Corazzata Potemkin di Eisenstein, il Nosferatu il vampiro di Murnau, i cartoni animati di Disney, le comiche di Chaplin. Il mago ricorda Mandrake più che Harry Potter o Gandalf, ed è in bianco e nero. La magia trasporta la donna in una slapstick comedy, e in varie scene famose di film che hanno fatto la storia del cinema, da Mary Poppins a Casablanca, da Psyco a Guerre Stellari

A poco a poco la donna si immedesima nelle protagoniste di queste storie; le scene vengono replicate sostituendo l’attrice originale con Sophie. Per farlo, a volte basta un montaggio calcolato fino all’ultimo fotogramma, altre volte entrano o in gioco gli effetti speciali veri e propri: la tecnica usata è analoga a quella vista in Forrest Gump. In questo corto le didascalie risolvono qualsiasi difficoltà di doppiaggio e di sincronizzazione, ma la sceneggiatura deve essere ugualmente studiata fino al virtuosismo. Accanto a tanta cura formale, la recitazione è all’altezza delle aspettative, i due protagonisti sono intensi ed espressivi.

Per la rivisitazione sono stati scelti titoli famosi, amati dal grosso pubblico e immediatamente riconoscibili, ma la selezione è stata guidata anche da criteri di economia: dovevano esserci sequenze adatte a essere riprodotte o ritoccate. L’intera vicenda è un pretesto per parlare della storia del cinema, e dello scopo più autentico di quest’arte: suscitare emozioni profonde e durature. Non scandalizzi quindi il finale, che riporta la donna nella concretezza della sua realtà. Il cinema è un incantesimo con la I maiuscola, ci fa vivere meglio, a volte ci consola, o ci fa riflettere, ma è illusione e come tale non può né deve sostituirsi alla vita reale.

L’intento educativo convive con la poesia in Smile, corto che diverte gli spettatori e fa la gioia dei critici specializzati.

‘Un giorno senza sorriso è un giorno perso’ – Charles Chaplin

1° parte

2° parte