Sogno di un Carnevale Romano
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Sogno di un Carnevale Romano

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Il Carnevale di Roma è una festa antichissima (probabilmente deriva dai ‘Saturnali’) e nel corso dei secoli ha vissuto periodi di autentico splendore. In età rinascimentale le maschere erano sfarzose, e c’era la corsa dei Berberi a infiammare i festanti. Con il decadere del potere temporale del Papa, e il divieto di far correre i cavalli, la festa ha progressivamente perso importanza. La tradizione però è sopravvissuta e Paolo Migliorelli ce la racconta nel cortometraggio Sogno di un Carnevale Romano.

Le prime sequenze catturano lo spettatore, lo trascinano in un mondo onirico difficile da dimenticare. Da una dimensione parallela alla nostra emerge la protagonista, Gwendolyn (Giulia Illuminato), una nobildonna d’altri tempi. Lascia la sua dimora e segue un personaggio misterioso, Sviolinella, figura fugace, evanescente e con la battuta pronta. Sviolinella, che indossa una maschera simile a quella di Pantalone e un completo elegante, è l’alter ego dello stesso regista, che oltre ad aver curato le riprese, il montaggio e gli effetti grafici, si concede un cameo.

Nel suo cammino Gwendolyn incontra gente persa nel grigiore della vita quotidiana; i passanti che affollano Piazza Navona le appaiono tutti uguali, e tutti tristi. Sviolinella le spiega che sono i ‘Non-sanno-cosa-è’, ovvero le persone insensibili alla maga del Carnevale. L’incantesimo le sfiora e scivola via senza toccare i loro cuori. Ben diverse sono le maschere di Arlecchino (Giacomo Sannibale) e Pulcinella (Philippe Guastella, interprete anche del corto Margery’s World nel doppio ruolo di nonno/l’Uomo del Gelo). Pulcinella e Arlecchino litigano, si insultano, e sono colorati, vivi. Il confine che separa i Non-sanno-cosa-è dalle maschere (Pamela Fornari, Marco Migliorelli, Michele Iosco, Serena Caciolli) è ben sottolineato dall’alternanza delle sequenze in bianco e nero e colorate.

Non tutti i passanti sono insensibili alla magia della festa: una giovane (interpretata da Donatella Barbagallo) si trasforma grazie al soffio di Pulcinella. Il suo sguardo si riempie di colori, e si abbandona all’incanto del Carnevale…

L’ultimo lavoro di Paolo Migliorelli, girato durante il martedì grasso del 2013 e parte del giorno successivo, è stato realizzato senza fini di lucro, con mezzi limitati e tanta fantasia. Le ristrettezze incidono sui possibili movimenti di camera: senza carrello o supporti idonei è difficile ottenere stabilità nelle inquadrature, specie nel selciato irregolare di Piazza Navona e della zona attigua, pavimentate in modo da rispettare l’antichità dei monumenti. Però la grande passione dell’autore per la storia della sua città, e la sensibilità sognante hanno almeno in parte compensato le carenze tecniche.

La macchina da presa segue libera le maschere, le asseconda nei loro battibecchi e nelle danze. Il montaggio è giustamente lento, per valorizzare la gestualità delle maschere e le espressioni dei volti. I dialoghi sono sostituiti da scritte su cartelli, come avveniva ai tempi del muto. La scelta di usare come sonoro una pregevole soundtrack elimina il problema del doppiaggio, permette la diffusione del video in tutto il mondo grazie alla traduzione in Inglese, e contribuisce al fascino delle immagini.

Le sequenze iniziali, ben ritoccate da programmi grafici, danno il la facendo immergere lo spettatore in un’atmosfera rarefatta, onirica. La musica sostituisce la parola, ed è stata appositamente composta da Margherita Pirri, musicista milanese che già aveva collaborato con Paolo Migliorelli per Azzeccaguai.

I costumi sono essenziali, semplici ma non rozzi,   realizzati dalle abili mani di Pamela Fornari, costumista, sarta di scena e produttrice esecutiva, e di Grazia Montaruli, che ha creato Sviolinella. Claudia Frazzetta ha invece disegnato la locandina del corto.

Perdonandogli i limiti tecnici, Paolo Migliorelli ha saputo ancora una volta raccontare una storia fantastica originale. Ha saputo anche valorizzare le bellezze di Roma, senza ricorrere alle solite immagini stereotipate. Ha sviluppato un’idea e la ha tradotta in immagini, attendendo pazientemente i giorni della festa. La ‘sua’ Roma diviene un luogo magico: Carnevale, come il teatro di strada, deve il suo fascino alla sospensione delle leggi che regolano la vita di ogni giorno. Per attimi effimeri, la piazza e il palcoscenico sono spazi dell’immaginario, una dimensione parallela dove ciascuno può diventare un altro, il tempo resta sospeso, lo spazio si dissolve e la magia avvince i partecipanti.

Ci sono Carnevali più famosi, oggigiorno, dal raffinato spettacolo di costumi e artisti di Venezia alle chiassose sfilate di Viareggio, fino alle rievocazioni medievaleggianti valdostane e ai riti agro pastorali sardi. I film dedicati a queste feste, nella maggioranza dei casi, si sono limitati a seri documentari, o a goffe promozioni pubblicitarie. Lo spettatore può informarsi sull’evoluzione della festa di turno, oppure trova pellicole assurde, dalla trama esilissima sceneggiata alla meno peggio col solo intento di compiacere Comuni e Pro Loco. Paolo Migliorelli è invece riuscito a creare un’opera autonoma, che trasmette tutta la magia. Una piccola, grande impresa.