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Parlando di Getter Robot (Gettaa Robo) – trasmesso in Italia col nome di Space Robot – si entra in quel circolo ristretto di serie che possono fregiarsi del titolo di “capostipiti”.

In onda dall’aprile del 1974 al maggio del 1975 sulla rete FUJI TV, Getter Robot ha preceduto di alcuni mesi il finale di Mazinga Z in cui compare il Grande Mazinga, strappando quindi a quest’ultimo la seconda piazza nella cronologia televisiva dei cosiddetti “robottoni” nagaiani; il suo vero primato, però, è quello d’essere stato il primo esponente dei meka giganti componibili e trasformabili, un filone divenuto in seguito popolare e affollatissimo.

Ideata dal compianto KEN ISHIKAWA e da GO NAGAI, questa serie appassionò gli spettatori proprio per la variante narrativa rappresentata dalla possibilità del robottone di combinarsi in forme diverse, novità che lo distingueva da Mazinga Z e che, soprattutto, permetteva di diluire l’effetto di déjà vu all’interno della serie stessa.

La trama, infatti, di per sé era elementare e ripetitiva, tanto da potersi riassumere per intero nel corso dell’episodio iniziale.

L’umanità si trova questa volta aggredita dal temibile Impero dei Dinosauri, un popolo di uomini-rettile discendente dai terrificanti colossi preistorici. Dopo un isolamento interminabile vissuto nel sottosuolo, questi dominatori della Terra arcaica decidono di risalire in superficie per riconquistare ciò che un tempo era stato loro. A fronteggiare la minaccia si pone il professor Saotome, l’eminente scopritore dei “raggi Getta”, proprio quella stessa potente fonte di energia cosmica che 65 milioni di anni prima aveva provocato l’estinzione in massa dei lucertoloni.

Nel laboratorio dello scienziato, situato alle pendici del monte Asama in Giappone, è stato progettato il Getta Robot, una macchina formidabile alimentata da questo nuovo tipo d’energia e capace, attraverso le opportune combinazioni dei tre velivoli che la compongono – chiamati “Aquila”, “Giaguaro” e “Orso” –, di assemblarsi in tre differenti modalità, per operare con massima efficacia in qualsiasi tipo di scenario: aereo, terreste, subacqueo e sotterraneo.

Pilotato da Ryo, Hayato e Musashi, tre giovani e coraggiosi studenti caricati loro malgrado del pesante fardello di paladini del Bene, il Getta Robot rappresenta l’unica valida difesa che il genere umano può opporre contro i mostri giganti lanciati all’attacco dall’ambizioso Imperatore Gool.

Pur sensibilmente migliorata sul piano dell’animazione, questa serie tende a riproporre i cliché narrativi già visti in Mazinga Z, gli stessi che verranno poi ripetuti ne Il Grande Mazinga.

Qui, però, i passi “evolutivi”, come l’introduzione di meka comprimari, di nuovi accessori, nuovi personaggi e nuove situazioni, sono rari: l’impianto scenico costruito intorno al robot è semplificato. Per esempio: il ruolo in battaglia della volitiva Michiru, figlia del professor Saotome, non è certo paragonabile a quello di Sayaka in Mazinga Z o di Jun ne Il Grande Mazinga; così come la figura del bambino di turno, Genki Saotome, è del tutto secondaria rispetto a quella di Shiro Kabuto protagonista di entrambi i Mazinga; inconsistente è anche il numero dei “cattivi” ricorrenti, se confrontato con quello degli sgherri di Mikenes; l’elemento comico, nelle altre due serie rappresentato dalla banda di Boss, qui è affidato ai personaggi di Monji, Joo e Asataro, più assortiti ma certamente meno presenti; il “super cannone di Navarone” è una trovata banale rispetto al mazinghiano Jet Scrander; né esistono i robottoni di supporto come Aphrodite A, il Boss Robot, Venus Alfa, Dianan A, Junior Robot…

Tutto il pathos e il carico di originalità si reggono insomma su quell’unico ma “rivoluzionario” elemento distintivo: la gattai, ossia la “combinazione”, la moltiplicazione del binomio robot-pilota, che di fatto sopperisce all’assenza di tutto il resto.

L’alternarsi in battaglia dei tre Getta Robot, e naturalmente la conseguente presenza e caratterizzazione di tre piloti anziché uno, triplica il numero dei protagonisti e con esso gli sbocchi narrativi.

Ryo è il capo della squadra, impavido ma spesso avventato; Hayato è il suo freddo e scontroso rivale, all’origine di molte tensioni ma spalla insostituibile in battaglia; Musashi è il sempliciotto, il forte ma ingenuo campione di judo, spesso deriso per la sua faciloneria, però capace di spingere la propria abnegazione fino al massimo sacrificio; le contrapposizioni caratteriali, il gioco di rapporti tra i tre, ora alleati ora concorrenti, il loro avvicendarsi come protagonisti dei singoli episodi, sono il perno intorno al quale viene mantenuto vivo l’interesse dello spettatore.

C’è una differenza di registro molto evidente nella versione manga, prodotta in contemporanea con quella anime, edita da SHOGAKUKAN e apparsa su Shonen Sunday, più cruenta e adulta rispetto al cartone animato. Le situazioni sono crude e i protagonisti virano dai semplici e bravi ragazzi quali appaiono nell’anime a bulli violenti ed esaltati, protagonisti di una guerra razziale combattuta all’insegna del fanatismo. Nel fumetto, Ryoma Nagare è un karateka piuttosto sanguinario, Hayato Jin è un capobranco sovversivo dotato un prodigioso Q.I., mentre Musashi Tomoe entra in squadra come quarto pilota del Getta Robot per sostituire il professor Saotome, quest’ultimo assai più simile al caratteristico scienziato pazzo che al saggio difensore del genere umano.

Per quanto concerne i presupposti della trama, naturalmente sono del tutto fantasiosi, a cominciare da quelli “tecnici” e “meccanici” che regolerebbero l’agganciamento delle navette Getta. I tre miracolosi velivoli impattano, incastrandosi l’uno nell’altro in pieno volo, compenetrandosi e deformandosi in maniera “assurda”, ancor più surreale delle già improponibili iperboli articolari di Mazinga Z. Come però ben sapevano gli autori, il pubblico giovanile – soprattutto quello di allora – è assolutamente impermeabile a certe licenze tecniche e logiche, specie laddove l’inverosimiglianza finisce decisamente surclassata dall’originalità. Inutile dire che la serie ebbe un gran successo.

Nel nostro Paese, così com’è accaduto con altre opere di Nagai, anche Getter Robot giunse mutilato: la trasmissione fu interrotta al 40° episodio, tant’è che gli ultimi 11 risultano tuttora inediti. I telespettatori italiani patirono così di un pesante vuoto narrativo allorché si ritrovarono a seguire la seconda serie, il sequel da noi battezzato Getta Robot (Getter Robot G, 1975), dove, oltre a un meka completamente ridisegnato, comparivano nuovi cattivi e un nuovo pilota.

Pur terminando col tracollo dell’Impero dei Dinosauri, in Space Robot veniva infatti anticipata l’esistenza di un nuovo potente nemico, il Clan dei Demoni, di cui viene fornito indizio già a partire dall’episodio 27 con l’introduzione di un nuovo personaggio, il Grande Diavolo Uller. L’ultimo episodio chiude con la vittoria dell’Umanità, ma a prezzo della distruzione del Getta Robot e della morte eroica di Musashi, eventi che aprono appunto la porta al restyling sviluppato nella seconda serie.

Così come Mazinga, anche Getter Robot continua ad avere vita longeva, periodicamente riesumato con una serie interminabile di sequel e remake, raggruppati in una vera e propria – e caotica – saga. Oltre alle due serie classiche, già citate, e ai tre spin-off cinematografici intitolati Il Grande Mazinga contro Getta Robot (Gureeto Majingaa tai Gettaa Robo, 1975), Il Grande Mazinga contro Getta Robot G – Violento Scontro nei Cieli (Gureeto Majingaa tai Gettaa Robo G – Kuuchuu dai Gekitotsu, 1975) e Gli UFO Robot contro il Dragosauro (Gurendaizaa, Gettaa Robo G, Gureeto Majingaa – Kessen! Daikaijuu, 1976, conosciuto anche come Gli UFO Robot contro gli Invasori Spaziali), l’elenco comprende la serie televisiva Getter Robot Go (1991), e gli OVA Getter Robot – The last day (Makoto Gettaa Robo – Sekai Saigo no Nichi, 1998), Shin Getter Robot contro Neo Getter Robot (2000) e Shin Gettaa Robo (2004).