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Spaceman

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Anteprima testo

1

Sebbene non arrivasse al metro e ottanta, sembrava molto alto. Forse perché era cresciuto su un pianeta di gravità 1,7 rispetto a quella della Terra, o forse semplicemente perché era stato su molte navi e su molti mondi, e sapeva vivere. In ogni caso, stava mangiando una bistecca al ristorante nel quartiere dello spazioporto mercantile, quando senti parlare del posto vacante a bordo della Rim Star. Prestò orecchio ai discorsi: l’occasione pareva buona. Fece qualche domanda. Sì, l’occasione pareva buona davvero, anche se non era tutto chiaro circa il prossimo viaggio della nave in questione. Fini di mangiare e si diresse verso lo spazioporto, sebbene in quel momento mezzanotte fosse passata da un pezzo. Il suo nome era Braden, e i suoi documenti certificavano che qualsiasi nave che si fosse assicurata i suoi servigi, avrebbe fatto un ottimo affare. Personalmente, lui non credeva molto nei documenti, e forse anche il capitano della nave la pensava cosi. Ma i documenti erano necessari.

Ignorò anche altri aspetti teorici della questione: per esempio, le buone maniere considerate indispensabili per ottenere un ingaggio. Avvicinare un capitano in un momento sbagliato era considerata cosa poco saggia. I bene informati sostenevano che un capitano non avrebbe mai preso a bordo un ufficiale che si fosse presentato mentre lui dirigeva il carico della nave, o dormiva, o era impegnato in altre occupazioni importanti. Ma la questione aveva diverse facce. Per esempio, a meno che una nave non debba restare a terra molto tempo, i suoi ufficiali e l’equipaggio continuano a vivere secondo l’orario di bordo, senza tenere conto del tempo locale del pianeta in cui la nave è atterrata. Possono dormire mentre intorno splende il sole più vivo. Possono fare colazione al tramonto, e cenare quando, secondo l’orologio dello spazioporto, è mezzogiorno. È più semplice. Perciò, il fatto che in quel momento lo spazioporto fosse buio e deserto, non significava necessariamente che non fosse il momento buono per avvicinare il capitano e proporsi per il posto vacante di primo ufficiale.

Braden mostrò i documenti al cancello dello spazioporto, ed entrò. Non fu necessario chiedere la strada. La Rim Star era la nave più grande che battesse quella zona – una zona comprendente diversi ammassi stellari – e lui vedeva benissimo il suo enorme, goffo scafo, illuminato dalla luce delle stelle, ottocento metri più in là sullo spiazzo. Più vicino ai cancelli si vedevano una nave da carico di mezza taglia, un piccolo yatch, e una gran quantità di casse scaricate da qualche nave che era già ripartita, ma non ancora immagazzinate. C’era un gruppo dì gru, con i bracci tristemente curvi nel buio. Dappertutto c’era l’atmosfera generale di squallore che ha uno spazioporto in una notte tranquilla in cui non succede niente.

Braden si avviò con passo elastico verso la nave. Dietro di lui si udiva un vago rombo profondo. Era la città. Perfino nelle ore della notte una città borbotta sempre tra sé e sé. I suoi abitanti non se ne rendono conto, ma per un uomo dello spazio, è sorprendente udire mormorii, brontolii e rumori che non hanno significato. Nello spazio, qualsiasi suono all’interno di una nave ha il suo significato, e all’esterno suoni non ce ne sono per niente.

Le casse si ammucchiavano alte. In un punto erano disposte come a formare una guglia, mentre altrove erano buttate alla rinfusa. Su alcune la luce delle stelle era abbastanza brillante da permettere di leggere il marchio di fabbrica, ma intorno alla base del mucchio c’erano caverne e pozzi di oscurità profonda.

Mentre Braden si avvicinava, due uomini uscirono dal mucchio di casse. Si fermarono di fronte a lui, aspettando. Contemporaneamente, altre tre uomini uscirono dai loro nascondigli e presero posizione dietro di lui. Non parlarono. In silenzio, lo circondarono: quelli davanti rimasero ad aspettarlo, e quelli dietro si mossero per superarlo. Non era un’azione della polizia dello spazioporto. Sembrava una rapina, ma non del tutto. Cinque uomini sono troppi per una rapina. Uno solo, armato di fulminatore, è sufficiente.

Braden, comunque, prese nota dei fatti. Non cercò una spiegazione. Quella poteva aspettare. Ma esaminò la situazione. Sul suo pianeta natale, l’accelerazione di gravità era di 18 metri al secondo, anziché di 10,60. Chiunque vi fosse cresciuto era fornito di riflessi regolari su un ambiente ad alta velocità. Perciò Braden era avvantaggiato nel tempo di reazione sia mentale che tisico. Inoltre sapeva che, trovandosi nei guai, il vantaggio è sempre di chi prende l’iniziativa.

Perciò continuò a camminare, mentre i suoi passi risuonavano chiari e sicuri. Si diresse verso la sagoma lontana della Rim Star. I due uomini di fronte gli si avvicinarono, quelli che gli stavano dietro lo raggiunsero quasi. L’azione aveva lo scopo di impaurirlo, ma il passo di Braden non cambiò ritmo. Andò avanti come se non si fosse accorto di niente. Poi, un attimo prima che i due uomini davanti gli si buttassero addosso, lui scattò per primo. Non contro tutti e due, naturalmente. Assalì V uomo alla sua sinistra con implacabile e calcolata ferocia. Con il peso del suo corpo, gli fece perdere l’equilibrio, e poi gli portò un montante dietro il quale c’era tutta la forza dei muscoli della spalla. Quei muscoli si erano sviluppati su un pianeta ad alta gravità. Il colpo raggiunse con precisione la mascella dell’avversario. Braden non aspettò che cadesse. Allenato all’azione veloce, gli sembrò di galleggiare lentamente mentre saltava contro l’altro uomo, quello alla sua destra, prima che uno degli altri tre si potesse rendere conto di quello che stava succedendo. Non era quello il momento di essere sportivi. Braden afferrò l’uomo, gli diede una violenta ginocchiata, e poi gli fece fare mezzo giro mentre lo spingeva come missile e scudo, contro gli altri tre. L’uomo ricevette un pugno che uno dei suoi compagni aveva diretto a Braden, e bloccò momentaneamente l’attacco di un altro. E Braden, attaccando di fianco con una mossa aggirante, usò la sua straordinaria abilità nell’autodifesa nel modo in cui questa abilità dovrebbe sempre essere usata: per l’offesa.

Non fu detta una parola. Tutto successe troppo in fretta. I cinque uomini avevano intenzione di fare il loro lavoro usando sfollagente o qualcosa di simile. Si aspettavano di avere l’iniziativa. I tre alle spalle erano pronti ad attaccare qualcuno che aveva già di fronte altri due avversari. Invece erano stati attaccati. Braden li colpi di fianco, uno dopo l’altro, lasciando solo poche frazioni di secondo fra un colpo e il successivo. Non fu molto gentile. La sua tattica era distruttiva.

Mentre l’ultimo degli uomini cadeva, la lama di un coltello brillò alla luce delle stelle. Braden sferrò due calci. Al primo, il coltello se ne andò tintinnando, al secondo, l’uomo urlò.

Poi fu tutto finito. Gli assalitori di Braden erano caduti vittime di quell’artifizio tecnico conosciuto come sorpresa, e lui li esaminò alla luce delle stelle. Aveva il fiato mozzo, ma aveva lavorato scientificamente contro uomini che erano rimasti sorpresi dal fatto di essere assaliti invece di assalire.

– Adesso – disse Braden, – vi spiacerebbe darmi qualche spiegazione?

Una voce borbottò in tono lamentoso: – Non è lui! Dio! Non è lui!

Ci fu una pausa, poi Braden disse annoiato: – Ah, è stato un errore. Allora niente.

Si voltò e si diresse verso la Rim Star. Il suo comportamento non era troppo conforme a quel lo che si sarebbero aspettate le autorità. Forse avrebbe dovuto chiamare la polizia dello spazio-porto e consegnarle i cinque uomini, e sarebbe stato costretto a fare la dichiarazione, decisamente incredibile, che siccome loro stavano per attaccarlo, lui li aveva fatti fuori. La polizia si sarebbe dimostrata scettica, e lui avrebbe perso del tempo a discutere. Alla fine, i cinque sarebbero stati rilasciati per mancanza di prove.

Perciò continuò per la sua strada. Passò vicino al piccolo yacht davanti al cui portello di accesso brillava una luce che avrebbe guidato l’aeromobile del proprietario, quando questi fosse tornato. Braden sorpassò anche la nave da carico, che riposava tranquillamente su una gran pozza di ombra nera, e finalmente gli apparve di fronte l’enorme massa della Rim Star.

Per un attimo si vide una luce. Era uno dei portelli d’uscita dell’immenso scafo. Spari per un secondo, poi brillò di nuovo, e si spense mentre il portello veniva richiuso. Un uomo era uscito. Braden udì dei passi. Erano diretti verso i cancelli dello spazioporto, da dove era arrivato Braden. L’uomo stava per passargli accanto. Braden chiamò:

– Ehi, voi della Rim Star!

L’altro esitò, poi rallentò e si fermò. Era una vaga figura nella luce delle stelle. La sua voce suonò sospettosa.

– Cosa volete?

– Ho avuto da ridire con dei tipi nascosti in quel mucchio di casse – rispose Braden. – Sono ancora laggiù. Se volete evitare guai, vi consiglio di girare alla larga da quelle casse. Tutto qui.

Una pausa. Poi l’uomo disse: – Grazie. – Un’altra pausa. – State andando alla Rim Star?

– Sì – rispose Braden. – Ho appena sentito dire che cercano personale.

– Infatti – rispose l’altro, – l’ho sentito dire anch’io.

– Vi hanno assunto? – chiese Braden.

– No – rispose l’uomo. Pareva divertito. – Io sono il proprietario. Stavo parlando col capitano.

– Cosa ce di vero in quello che si dice? – chiese Braden. – Dicono che è diretta al pianeta Handel e che fra l’altro trasporta l’intero macchinario per una griglia di atterraggio. Dicono che malgrado questo carico dovrà atterrare soltanto con i razzi, dato che laggiù la griglia d’atterraggio non c’è ancora, evidentemente. Esatto?

– Esatto – rispose il proprietario nel buio. – E dicono che questo non si può fare. – Il suo tono divenne ironico. – Dicono anche che precipiterà e che io mi prenderò i soldi dell’assicurazione. Avete sentito questa voce?

– Certo! – disse Braden. – Ho anche sentito che manca il primo ufficiale. Quello che c’era prima è all’ospedale. Qualcuno gli ha dato delle bastonate. Io ho i documenti di primo ufficiale.

– Aspettano un ufficiale per poter partire – disse l’altro. – Mettetevi d’accordo con il capitano, e siete a posto.

– Grazie – disse Braden. – Ci proverò.

Stava riprendendo la sua strada, quando l’altro aggiunse:

– Ditemi un po’… Quel fatto che la Rim Star precipiterà e l’assicurazione dovrà pagare. Ci crede, la gente?

– Alcuni. Specialmente quelli a cui le cose vanno male. Sapete com’è. Quando qualcuno si trova in brutte acque, allora è convinto che gli altri siano disonesti. Uno dice che lui è onesto, e gli altri non lo sono, ed è per questo che a lui le cose vanno male. £ un alibi.

– Proprio cosi – disse l’uomo nel buio. Fece un’altra pausa. – Il capitano è mio suocero. Non mi sembrerebbe ragionevole mandarlo a morire solo per avere i soldi dell’assicurazione. Lui sostiene che la nave può atterrare con i razzi. Dovrebbe avere ragione… Se vi mettete d’accordo con lui, avrete il vostro posto di primo ufficiale. Ma questi sono affari suoi, non miei.

– Naturalmente – convenne Braden. – Ricordatevi quei tizi vicino al mucchio di casse. Potrebbero essere pericolosi. Stavano aspettando qualcuno in particolare. Non ero io, ma potreste essere voi.

L’uomo disse: – In questo caso, ho un fulminatore che funziona benissimo.

Si mosse verso i cancelli dello spazioporto.

Braden si avviò verso la grande nave. Mentre si avvicinava, la sua immensa mole diveniva sempre più impressionante. Era lunga 500 metri dalla prora appuntita alla poppa arrotondata. Aveva un diametro di oltre 70 metri, tanto larga quanto è alto un edificio di venti piani. Alla sua base c’era il silenzio più completo e assoluto. Da nessun punto dello scafo proveniva la più piccola luce. Era completamente priva di eleganza o di grazia. Non c’è niente nella Galassia che abbia un…