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Spider-Man

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Peter Parker è uno studente che frequenta l’ultimo anno delle superiori in una scuola pubblica. Orfano, vive con i vecchi zii in una casa nella periferia. Bruttino, impacciato, è oggetto dei soprusi da parte dei compagni, fino al giorno in cui la sua vita prende una svolta radicale. Durante una visita scolastica in un centro di ricerche, viene morso da un ragno usato per esperimenti scientifici. Sotto l’effetto del veleno, il giovane si trasforma, fino ad acquisire poteri speciali: riesce a saltare per distanze impensabili, può arrampicarsi sulle pareti più lisce, ha la vista acuta, i riflessi fulminei, è forte e ‘spara’ dai polsi ragnatele robuste quanto cavi d’acciaio… Nasce così Spider-Man, uno dei più popolari supereroi del fumetto americani.

Supereroi con super problemi

Il film Spider-Man (2002) diretto da Sam Raimi narra la genesi di un personaggio controverso, e riassume oltre dieci anni di pubblicazioni. Il regista ha selezionato gli eventi più significativi, privilegiando i personaggi e le situazioni che mettono in luce la personalità di Peter Parker/Spider-Man.

Viziati dal patriottismo di Capitan America, abituati ai prodigi dell’invincibile Superman, l’eroe nato dalla matita di Stan Lee e Steve Ditko ci sorprende con la sua umanità. Peter è un giovane pieno di problemi: è un secchione, miope, imbranato, nerd; un vero brutto anatroccolo, complessato. Vive in una periferia degradata, è orfano e frequenta la scuola pubblica perché i suoi zii non possono permettersi di pagare la retta di un college. Ottenuto il diploma, va a lavorare come fotografo: per lui, di università e master, o corsi di specializzazione, non se ne parla. Brilla poco in amore: la ragazza che gli piace gli preferisce un compagno di classe ricco. Anche dopo aver acquisito i super poteri, Peter resta egualmente confinato nel ghetto, condannato a nascondere le sue reali capacità, o a sfruttarle per metter insieme qualche dollaro esibendosi come improbabile wrestler.

Un giorno il giovane, dopo che un viscido impresario si rifiuta di pagarlo al termine di un incontro, assiste a una rapina ai danni di quest’ultimo, e per ripicca consente al colpevole di fuggire, senza immaginare che proprio quello stesso rapinatore è destinato poco più tardi a uccidere suo zio per rubargli pochi spiccioli. Al lutto si aggiunge così il senso di colpa. Il nostro eroe inizia così a maturare il senso di responsabilità.

Amato oppure odiato dalla gente comune, è il prototipo della nuova generazione di supereroi, quella fiorita negli anni Settanta con il motto ‘supereroi con super problemi’. Sam Raimi ci rende Spider-Man così come lo immaginarono i suoi creatori, un eroe fragile, meno muscoloso e più verosimile dei patinati predecessori.

La faccia triste dell’America

Gli Americani sono poco inclini a raccontare gli aspetti meno gloriosi del loro Paese. Alcuni argomenti sono tabù, in particolare i problemi sociali che evidenziano disuguaglianze. Si tace il fatto che la scuola pubblica è destinata ai meno abbienti, o a persone con problemi caratteriali. Frequentare un college costa migliaia di dollari, e non tutte le famiglie possono pagare la retta. Difficile inoltre ammettere la diffusione del bullismo. Meglio poi sorvolare sul funzionamento della sanità, che riserva l’assistenza solo a coloro che possono permettersi un’assicurazione. E che dire delle difficoltà incontrate dalla ricerca scientifica, che si disperde in studi apparentemente inutili senza riuscire a migliorare la vita quotidiana della gente comune. Per non parlare di ciò che capita nelle periferie delle metropoli, dove la vita è oppressa dallo stress, dalla delinquenza, dalla precarietà, dalla noia e dalla mancanza di occasioni di riscatto sociale. I sogni per l’avvenire degli adolescenti si ridimensionano, fino a scomparire, negati dalla realtà quotidiana.

Sotto la patina glamour che qualsiasi pellicola sui supereroi esige, Raimi suggerisce un’America fatta di gente umile, condannata alla mediocrità, infelice, obesa, alcolizzata, povera di cultura e talvolta anche di valori morali. Tra i fotogrammi emerge la grande ferita che gli U.S.A. si portano dentro: molte scene del film sono state ritoccate o tagliate poiché in esse comparivano le Torri Gemelle, distrutte pochi mesi prima dell’uscita della pellicola.

Certamente non si può considerare Spider-Man un film di esplicito impegno sociale, eppure la denuncia delle pecche della società americana emerge dal colorato sfondo. Tutti problemi scottanti, rimossi, ai quali la pellicola di Sam Raimi accenna con tono lieve, apparentemente disimpegnato.

Ritorno al passato

La trama del film è abbastanza tradizionale, segue tappe quasi obbligate: l’eroe scopre i suoi poteri, combatte il crimine e affronta un pericoloso avversario (in questo caso il Goblin).

La sceneggiatura segue con garbo le tavole illustrate, senza concedersi troppe libertà. Fin dai titoli di testa il regista cerca di rendere con estrema fedeltà l’estetica delle strisce, e di rispettarne lo spirito originario, senza concedersi troppe rivisitazioni. In questo modo l’Uomo Ragno viene fatto conoscere al nuovo pubblico, senza tradire le aspettative dei vecchi fan. Le figure del comic, quasi psichedeliche, vengono trasposte dalla fotografia a colori sgargianti. Le inquadrature ripetono le immagini e il montaggio asseconda il ritmo narrativo proprio del fumetto. Scenografie e costumi rivisitano gli anni Settanta, periodo in cui Spider-Man divenne famoso.

La colonna sonora è di Danny Elfman, noto per aver accompagnato le pellicole di Tim Burton. Il commento musicale è discreto, sottolinea i momenti più importanti della vicenda, senza prendere il sopravvento sull’immagine.

Ovviamente in un film dedicato ai supereroi non potevano mancare spettacolari scene di azione, esaltate da un montaggio vivace e da una buona dose di effetti speciali: sono una componente necessaria per accattivarsi l’interesse dei più giovani, e trasformare la pellicola in un blockbuster. Raimi inserisce le dovute sequenze mozzafiato, ricorre a stereotipi, tuttavia subordina ogni dettaglio alla costruzione di personaggi credibili. I dialoghi sono funzionali alla definizione dei diversi caratteri, e almeno in parte sfuggono ai cliché. Ci sono le solite frasi un po’ retoriche: sono declamate solo nel corso degli scontri o degli inseguimenti, e si limitano a quelle sequenze. Posate le calzamaglie, Spider-Man torna a essere un giovane fotografo sottopagato e si esprime come un ragazzo della periferia, mentre il Goblin è un ricercatore licenziato dai soci della sua stessa Fondazione, e si comporta come uno yuppie arrogante.

Tutti i protagonisti visti da vicino sono afflitti da dubbi, sensi di colpa, problemi irrisolti: neppure Spider-Man è infallibile e perfetto. Sia lui che il suo nemico Goblin sono ben caratterizzati, e recitati in maniera convincente dal giovane Tobey Maguire e dal collaudato Willem Dafoe. Funziona anche Mary Jane (impersonata da Kirsten Dunst), ragazza della porta accanto con alle spalle problemi familiari e sogni che vede crollare uno ad uno. Vorrebbe recitare ma viene scartata per un ruolo in una soap, vorrebbe accanto a sé un uomo socialmente affermato e si ritrova vicino il problematico figlio del ricercatore/Goblin. Si innamora di Peter, forse perché scopre in lui delle doti, o piuttosto perché capisce di essere destinata a un’esistenza modesta, e rinuncia alle sue ambizioni. Né si concede al supereroe, come fosse un premio: la loro storia rimane in sospeso, pronta per proseguire in un sequel.

Supereroe, ma di altra pasta

Pellicole ispirate ai supereroi se ne sono viste parecchie negli ultimi anni, di varia qualità. In genere basano il loro successo sul dispiego di mezzi tecnici all’avanguardia, su coreografie di lotta mozzafiato, su attori piacenti e colonne sonore che includono canzoni alla moda. Spesso le riprese sono state affidate a registi specializzati in video musicali. A prima vista sono film perfetti, creati per l’intrattenimento più disimpegnato. Mai chiedergli più di un paio d’ore di svago senza pretese. Spider-Man è invece un tipo di pellicola diverso: fa leva sui sentimenti, pur senza rinunciare alla spettacolarità delle pellicole di genere.