Star Boiled
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Star Boiled

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Black è un astronauta sfortunato: cade per caso su Erdam, un pianeta di una galassia lontana… dietro l’angolo. Soccorso da Lara, procace sorella della regina Lerda, viene creduto l’eletto destinato a salvare il mondo dal malvagio Petov. Viene trascinato così in un’avventura che toglie il fiato… dalle risate.

Una delle soddisfazioni che un regista di cortometraggi o di film indipendenti può togliersi è la libertà di espressione. Le sue opere di solito sono diffuse gratuitamente, o proiettate durante festival dedicati, e non sono quasi mai a scopo di lucro. In certi casi il cortometraggio è una sorta di vetrina in cui sfoggiare abilità e tecnicismi, in modo da essere notati da registi e produttori meno amatoriali, e in quel caso i compromessi possono esserci, ma sono sfortunate eccezioni. Più spesso il pubblico ama l’indie proprio perché, in modi diversi, trasgredisce: propone temi scottanti, respinge atteggiamenti buonisti, si permette di dissacrare titoli famosi facendone parodie più o meno feroci.

Star Boiled, corto di Giovanni Carta, non è una semplice riproposizione di Guerre Stellari farcita di parolacce, doppi sensi e donnine discinte. O piuttosto, in mezzo a battute scollacciate e disinvolte volgarità, prospera un mondo di citazioni che ammiccano a titoli più o meno noti della produzione fantascientifica, non solo quella legata all’universo creato da George Lucas. L’atterraggio di Black ricorda quello degli astronauti de Il Pianeta delle Scimmie; la materializzazione del protagonista richiama quella del Terminator. La sorella della regina ricorda Stella Star e Barbarella; la navetta su cui viaggia è parente delle Aquile di Spazio 1999. Il Maestro invita “pigliate ‘na pastiglia, siente ammè”: Carosone abbraccia Matrix. Le città del pianeta sembrano quelle de Il Quinto Elemento, o di Immortal (Ad Vitam), mentre i cieli della galassia sono attraversati da velivoli d’ogni genere, incontrati in Star Trek, in Guerre Stellari o nelle pellicole di Antonio Margheriti. Il portale nelle fogne è analogo a quello di Stargate. La battaglia contro Petov ricorda i videogiochi dei primi anni Ottanta o, per i più giovani, quelli dei cellulari più economici.

Le scene derivate da Guerre Stellari sono una minima parte e ,come in Balle Spaziali, i cinefili possono divertirsi a rintracciare le varie citazioni; ogni sequenza ricorda film classici, fantascientifici e di altro genere. Alcune gag sono davvero azzeccate: come la telefonata nei sotterranei, il quiz a premi, il telegiornale (occhio ai sottotitoli!) e il brano musicale che degnamente conclude il cortometraggio. L’umorismo goliardico convive con l’amore per il cinema, con buona pace di quanti credono che parodia faccia rima solamente con scurrilità e scarsità di mezzi. Nel caso di Star Boiled, gli interventi della grafica digitale sono vistosamente e forse volutamente artigianali, i costumi possono apparire poveri, ma la recitazione è curata, la confezione è professionale, si capisce che il regista ha seguito una sceneggiatura e non ha improvvisato.

Mel Brooks, se potesse vedere il cortometraggio, applaudirebbe!