State Buoni se Potete (di Luigi Magni, 1983)
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State buoni se potete

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Nella Roma della seconda metà del Cinquecento vive un uomo buono e giusto, il sacerdote Filippo Neri. Egli accoglie nella sua malridotta chiesa i figli della plebe della città, cercando di educarli e di migliorare le loro precarie esistenze. Il Diavolo, sempre pronto a tentare gli animi più innocenti, lo ha preso di mira e gli appare sotto varie forme. Filippo Neri cerca di contrastare l’operato del Maligno, pur nella consapevolezza dell’estrema fragilità dell’animo umano.

MIRACOLI LAICI E FANTASIA

La vita di San Filippo Neri detto Pippo Bono, il sacerdote di origine fiorentina che inventò l’Oratorio, è raccontata con sincero lirismo e forte senso critico da Luigi Magni. In questo State Buoni se Potete (1983), il regista, innamorato di Roma e della sua storia, da uomo ricco di spiritualità laica ha scelto di rappresentare la vita e le opere del santo in modo inconsueto. Gran parte dei film di argomento agiografico indulge in esplicite rappresentazioni di miracoli, narrati come se fossero fatti ‘storici’ ai quali tutti devono dare credito. Le sceneggiature si trasformano così in apologie catechetiche e danno risposte univoche ai dubbi degli spettatori. Il risultato è discutibile dal punto di vista artistico, e probabilmente anche dal punto di vista dottrinale: pur celebrando la santità di uomini vissuti in epoche diverse, la Chiesa Cattolica richiede di credere a quanto scritto nei Vangeli canonici. La sensibilità dei singoli fedeli, influenzata dalla cultura e dall’epoca in cui vivono, potrà accettare o meno gli altri eventi prodigiosi.

Magni sceglie di raccontare un Santo impegnato in opere di concreta solidarietà. Filippo, interpretato dal bravissimo Johnny Dorelli, è un uomo lontano dai fanatismi religiosi tipici della sua epoca, dal misticismo visionario in cui è difficile distinguere esaltazione, follia o autentica santità. Con grande senso pratico e amore, egli aiuta i bisognosi, accoglie i pellegrini, sfida le ingiustizie del potere, conosce il mondo e la natura dell’animo umano, ed è pronto al perdono.

Il miracolo più autentico compiuto da Pippo Bono è quello di aver creato un ambiente sano attorno a persone fragili e sfortunate. In un secolo in cui l’educazione dei piccoli era caratterizzata dall’uso di maniere forti, o comunque dal distacco emotivo, ha opposto le armi dell’amore e dell’allegria. Ad un Cristianesimo caratterizzato da meditazioni sulla morte, e da un forte senso del peccato, ha contrapposto il canto, i giochi sani, l’aggregazione e una fede gioiosa. Non è difficile parteggiare per un ‘eroe’ simile, qualsiasi possa essere l’orientamento religioso personale.

Gli altri prodigi compiuti sono raccontati con la spiritualità tipica delle leggende popolari del passato, e vengono introdotti nel racconto biografico seguendo le testimonianze tramandate dai contemporanei del Santo. Naturalmente nessuno oggi si aspetta di interpretare quei resoconti in senso letterale, senza tener conto delle ingenuità frutto della mentalità di quell’epoca lontana, quando la scienza offriva pochi mezzi per indagare se dietro i prodigi ci fossero mistificazioni, coincidenze fortuite oppure autentici eventi sovrannaturali. Ogni episodio può allora venire ricondotto a un evento inusuale, ingigantito dalla voce degli umili, e la narrazione di Magni può assumere caratteri tipici delle fiabe e del fantasy, delle leggende.

Lo stesso Satana mai appare con corna e zoccoli, fiamme e forconi, ma assume sempre l’identità di individui in carne ed ossa. Si mimetizza tra le persone comuni e cerca di suggerire azioni malvagie. È il fabbro Mastro Iacomo (uno strepitoso Renzo Montagnani), è un carbonaio, la bella mora (Iris Peynado), uno scultore… Il Santo allora scaccia il diavolo o piuttosto… allontana le persone che vogliono approfittarsi dei più indifesi?

I vari miracoli possono leggersi in duplice veste: Filippo resuscita un bambino ma il prodigio dura appena qualche istante, il tempo necessario per confessare una disobbedienza, e nulla può evitare l’irreparabile; le battute profetiche che il sacerdote pronuncia possono essere ispirate dall’osservazione attenta della realtà, poiché da uomo intelligente egli intuisce la superbia nel cuore del prossimo; nonostante gli sforzi, non riesce a salvare l’orfano Cirifischio dagli inganni del Diavolo che lo spingono fino al patibolo, dove di miracoloso c’è soltanto la conversione del giovane, che all’ultimo riconosce gli errori fatti e prende coscienza d’essere sempre stato traviato (dal Diavolo, o piuttosto dalla sua stessa ignoranza, dalle condizioni sociali, dalle scelte sbagliate che ha compiuto). Anche uno spettatore ateo può dunque accettare prodigi simili, contestualizzati nella realtà culturale del tardo Rinascimento e narrati con struggente lirismo.

LINGUAGGI DIVERSI PER PARLARE AL CUORE

Tanta poesia si accompagna ad una disillusa descrizione della realtà, fatta di sfarzi e miserie, di grandi uomini e di una giustizia poco incline alla misericordia. La Roma del tardo Cinquecento è affollata da miserabili pronti a tutto pur di sopravvivere, da nobili abituati ad opprimere la plebe, da santi ed artisti, da prostitute e lanzichenecchi, da preti corrotti e nobili viziosi

Gli eventi storicamente accertati, e i miracoli tramandati dalla tradizione si alternano, senza sovrastarsi. Per conciliare i diversi tipi di narrazione la biografia di Magni sfrutta linguaggi diversi, quello della commedia storica (la farsa popolaresca e tragica vista in Nell’Anno del Signore, del 1969), l’esperienza del musical (su tutti, la Tosca) e i toni ingenui del fantasy nostrano.

Vengono denunciati gli errori compiuti dagli uomini della Chiesa, col cui appoggio le alte cariche restano sempre in mano ai rampolli della nobiltà, cadetti interessati più al mondo che allo spirito. La Chiesa istituzionalizzata dà un’immagine davvero poco edificante, punisce con estrema ferocia quanti dissentono dai suoi precetti, combatte il protestantesimo e disprezza gli israeliti trattandoli alla stregua di sgradevoli animali. Anni prima dei recenti scandali, il regista denuncia la pedofilia: un giovanissimo cardinale, il duca di Caprarola, viaggia sempre accompagnato da un paggetto che in realtà è una bambina, Leonetta. È la figlia di una prostituta, allevata allo scopo di soddisfare brame sessuali. Si fa capire chiaramente come il paggetto non sia la vittima isolata di un individuo perverso, ma anzi una di molte.

La vita di Filippo Neri non manca d’incrociare quella di alcuni uomini illustri della sua epoca. Anche questi Grandi, come Ignazio di Loyola, Teresa d’Avila, Giovanni della Croce, Carlo Borromeo, Francesco Saverio hanno le loro debolezze. C’è chi è intransigente e rigido, chi è troppo visionario, chi sogna di evangelizzare terre ignote e non s’accorge dei problemi di Roma… Sono grandi pensatori, rinnovatori della Chiesa, santi, eppure sono tutti esseri umani che risentono della mentalità del loro tempo.

La ricostruzione storica accusa forse qualche imprecisione nella cronologia degli eventi, nella foggia degli abiti e nella riproduzione degli usi e degli ambienti; la resa dei personaggi è invece credibile, e tutti si comportano secondo i valori tipici della loro epoca. La superbia dei nobili, il disprezzo per le minoranze, la dissolutezza dei potenti, l’ottusità degli umili e la credulità dettata dall’ignoranza, la violenza dei derelitti pronti a tutto pur di sopravvivere, niente ci viene nascosto. Nel caso dei personaggi famosi, le battute loro affidate suggeriscono e riassumono con efficacia le loro scelte di vita. I personaggi di invenzione sono altrettanto ben caratterizzati, a partire da Cirifischio (Rodolfo Bigotti), l’orfano accolto dal sacerdote e costantemente tentato dal Diavolo, forse perché intelligente ma indifeso davanti alle lusinghe della vita terrena.

Cirifischio è la pedina nella sfida tra Filippo e Satana, confronto che diviene metafora delle disquisizioni sulla predestinazione e sul libero arbitrio. Diversamente dai suoi compagni, rassegnati fin da piccoli a un’esistenza di fatiche e povertà, Cirifischio rifiuta le umiliazioni e tenta di cambiare il proprio destino, senza però averne gli strumenti: prevedibilmente fallisce… salvo il mantenere la dignità nel momento estremo. La vera predestinazione sembra quella imposta dalle condizioni sociali.

POESIA PER GLI OCCHI

Creata un’ambientazione convincente, ricostruita Roma con qualche licenza poetica, Magni si distacca dal realismo dal punto di vista visivo. Gli effetti speciali sono ovviamente limitati a qualche effetto ottico e a trucchi artigianali, mostrati in modo rapido, mentre la sceneggiatura fa miracoli per raccontare gli eventi sovrannaturali e rappresentarli in modo volutamente ambiguo. Ad eccezione del secchio di acqua santa che ‘scioglie’ il diavolo in un paio di sequenze un po’ datate, in ogni altra situazione ci pensa il montaggio accorto a lasciare i dettagli all’immaginazione.

La fotografia ammicca a celebri pittori dell’epoca, con forti contrasti degni di Caravaggio e scene in interni che ricordano i cenacoli di Andrea del Sarto o le opere del Pontormo. Gli esterni sono ricostruiti in studio, e talvolta l’artificio è ben evidente, come se fosse la scenografia di un musical o di un’opera teatrale. In alcune riprese in esterni s’intravedono edifici e strutture di epoca posteriore, altre sequenze invece sono state girate in palazzi patrizi. La sobrietà degli allestimenti e l’uso intelligente dei movimenti di macchina minimizzano queste pecche, tanto che a una prima visione quasi sfuggono.

La pregevole colonna sonora, realizzata da Angelo Branduardi, contribuisce non poco alla suggestione delle immagini. Il cantautore recupera arie celtiche e rinascimentali, sfrutta testi scritti dallo stesso Santo oppure dal regista, e compare in prima persona: interpreta Spiridione, maestro del coro. La musica non si limita ad accompagnare le sequenze, ma si ritaglia spazi propri all’interno della vicenda, come in un musical (State Buoni se Potete è stato recentemente portato sulle scene).

Un po’ dramma, un po’ commedia, un po’ fantasy (all’italiana però, quel fantasy che mescola diavoli e santi, fate e streghe, quello di ‘C’era una volta’) e musical; la biografia di Filippo Neri riassume il percorso artistico di Luigi Magni. Il risultato, davvero godibile; concede infedeltà alla storia libresca, fatta di date, scandita da battaglie, segnata da alleanze politiche. Alcuni eventi trapelano dai fatti, come la scoperta delle Americhe o la Controriforma, tuttavia la vicenda alterna luci ed ombre di quel periodo storico per costruire le quinte di una farsa tragica. Commedia e dramma si fondono, si ride e ci si commuove, si sogna un mondo migliore.

State Buoni se Potete - Locandina

Tit. originale: State Buoni se Potete

Anno: 1983

Nazionalità: Italia

Regia: Luigi Magni

Autore: Luigi Magni, Bernardino Zapponi (soggetto e sceneggiatura)

Cast: Johnny Dorelli (san Filippo Neri), Philippe Leroy (Ignazio di Loyola), Rodolfo Bigotti (Cirifischio), Flora Carabella (venditrice di scope), Giovanni Crippa (Duca di Caprarola), Eurilla Del Bono (Leonetta), Renzo Montagnani (Mastro Iacomo), Mario Adorf (Papa Sisto V), Angelo Branduardi (Spiridione), Roberto Farris (Cirifischio da bambino), Federica Mastroianni (Leonetta da bambina), Iris Peynado (La bella mora), Marisa Traversi (Teresa d’Avila), Piero Vivarelli (Carlo Borromeo), Raimondo Ricci (Ricciardetto), Franco Javarone (Il Bargello), Gianni Musy (Il principe), Tiziana Pini (La prostituta)

Fotografia: Danilo Desideri

Montaggio: Ruggero Mastroianni

Musiche: Angelo Branduardi

Rep. Scenografico: Lucia Mirisola (Scenografia)

Costumi: Lucia Mirisola

Produttore: Carlo Cucchi, Silvia D’Amico Bendico | Nando Basile (associato)

Produzione: Excelsior Cinematografica, RAI Radiotelevisione Italiana