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Stella Orfana

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CAPITOLO PRIMO

— Guarda dove metti i piedi, qwot!

Il mercante lanciò un’occhiata furiosa al giovanotto magro dalla pelle olivastra e ostentatamente si rassettò l’indumento appena appena spiegazzato.

— Le chiedo perdono, nobile signore — replicò cortesemente il giovanotto. — Non ho fatto in tempo a vederla, in mezzo a questa calca. — Ciò era allo stesso tempo verità e menzogna. Flinx non aveva visto quell’arrogante affarista, ma aveva percepito la bellicosità di quell’uomo qualche istante prima che costui cambiasse repentinamente direzione provocando l’urto.

I suoi misteriosi talenti mentali, benché si fossero notevolmente sviluppati parecchi mesi prima, in occasione del suo incontro col Krang (quella spaventosa arma semisenziente degli ormai scomparsi padroni della galassia, i Tar-Aiym), erano ancora quantomai vaghi e imprevedibili. L’essersi trovati a fungere da catalizzatore organico di quel colossale congegno aveva finito quasi con l’uccidere sia lui che Pip. Ma erano ambedue sopravvissuti, e dopo quella sconvolgente esperienza lui aveva scoperto di essere cambiato, sia pure in qualche modo finora incomprensibile.

In seguito aveva scoperto di essere in grado, a un certo istante, di percepire addirittura i pensieri del re, nel cuore del palazzo di Drallar, mentre l’istante successivo perfino le menti di coloro che si trovavano vicinissimi a lui gli restavano ermeticamente chiuse, peggio del borsellino di un taccagno. Ciò manteneva Flinx in una continua incertezza, e lui malediceva quel dono per la sua capricciosità che gli negava equilibrio e pace. Era come un bambino che, disperatamente aggrappato alla criniera di un’antilope-diavolo infuriata, lotta con tutte le forze per non farsi sbalzar via e al tempo stesso per dominare la sgroppante cavalcatura.

Si fece di lato per aggirare quella massa di carne sfarzosamente impaludata, ma il grasso mercante si mosse bloccandogli il passo. — I ragazzini devono imparare a rispettare i grandi — insisté, con un risolino compiaciuto: non era per nulla disposto, contrariamente a Flinx, a lasciar perdere l’incidente.

Flinx percepì frustrazione nella mente dell’uomo, e ne cercò le cause scavando più in profondità. Colse nebulosi accenni a un grosso affare che gli era andato in fumo proprio quella mattina. Ciò ne spiegava l’intima rabbia e il desiderio di rifarsi su qualcuno. Mentre Flinx rifletteva su tutto questo, l’uomo si esibì in una scena-madre, arrotolandosi le maniche e rivelando così un paio di braccia massicce. La sua frustrazione sembrò trarre sollievo dalle occhiate curiose che subito la folla aveva cominciato a rivolgergli; il continuo fluire della gente rallentò intorno a lui: commercianti, venditori ambulanti, mendicanti, artigiani, formarono ben presto un cerchio compatto, immobile al centro dell’incredibile e multicolore vortice in perenne movimento che era il mercato di Drallar.

— Le ho chiesto scusa — ripeté Flinx, con voce tesa.

Un pugno grosso come un maglio cominciò ad alzarsi.

— Chiesto scusa? Ma guarda! Credo proprio che dovrò insegnarti… — Il mercante si arrestò di botto, il pugno minaccioso s’irrigidì a mezz’aria.

L’uomo si sbiancò in volto e strabuzzò gli occhi, fissando la spalla di Flinx più lontana rispetto a lui.

Come d’incanto una testa era emersa dalle pieghe cascanti del mantello del giovane. E quella testa contemplava a sua volta il mercante con uno sguardo fisso e immobile che irradiava morte: una morte gelida, aliena, dallo sconvolgente sentore del metano ghiacciato. Il cranio era minuscolo, scaglioso, da rettile, per nulla impressionante; ma dietro la testa uscì fuori dalle pieghe del mantello un lungo corpo cilindrico, e due ali membranose finemente pieghettate si aprirono e batterono pigramente l’aria.

— Mi dispiace… — si trovò a balbettare il mercante. — È stato tutto un errore… La colpa è tutta mia, davvero. — Fece un debole sorriso e lanciò due rapide occhiate a sinistra e a destra. La folla radunata all’intorno lo ricambiò con sguardi del tutto privi d’espressione.

Fu interessante notare che in pochi attimi il massiccio mercante parve restringersi, rimpicciolire, finché la folla intorno a lui lo inghiottì pulita-mente in un istante, all’identico modo in cui un garoupa avrebbe inghiottito un pesce usato come esca. Fatto ciò, quelle figure nuovamente impersonali e distratte ripresero il loro incessante fluire, un fiume umano in eterno movimento.

Flinx si rilassò e alzò una mano per grattare il serpente volante sotto il muso coriaceo. — Calma, Pip — gli bisbigliò, inviandogli pensieri affettuosi e rilassanti. — Non è successo niente: calmati, adesso.

Rassicurato, il minidrago lanciò un acuto sibilo e tornò a scivolare sotto le pieghe del mantello, e le ali si ripiegarono appiattendosi contro il suo corpo. Il mercante aveva identificato prontamente il rettile, e poiché era un uomo che aveva viaggiato molto sapeva che non c’erano antidoti conosciuti contro il veleno del serpente alaspino.

— Forse ha imparato qualcosa, qualunque fosse la lezione che aveva in mente di darci — osservò Flinx. — Cosa diresti se andassimo da Piccolo Symm per una birra e un po’ di pretzel per te? Ti piacerebbe, summm?

Il serpente fece a sua volta «Summm», manifestando così il proprio gradimento.

Non molto distante, tra la densa folla, un signore sgradevole e obeso ringraziò un soddisfattissimo orefice mentre s’infilava in tasca un gingillo acquistato con distratta condiscendenza. Quella transazione gli era servita soltanto a far passare il tempo e a dissimulare la sua ardente e micidiale attenzione, che non era certo rivolta a gemme o monili.

Due uomini lo affiancarono: uno era basso di statura, untuoso, coll’espressione della tipica spia. L’altro ostentava un torace simile a una caldaia galvanizzata, e soltanto metà faccia. Il suo unico occhio ammiccò con insistenza mentre lui fissava la figura di Flinx che si allontanava. Intanto il suo compagno si rivolgeva con solerte servilismo al grasso signore che si era infilato in tasca il minuscolo pianoforte d’oro e perle appena acquistato.

— Challis, hai visto l’espressione sulla faccia di quel tipo? — gli chiese.

— Quel serpente significa morte. Non ce ne avevano detto nulla. Quel grosso idiota non soltanto ha salvato la sua vita ma anche la mia e quella di Nanger.

Monocolo annuì.

— Dovrai trovarti qualcun altro, per questa porcheriola — proseguì il tracagnotto, in tono inflessibile.

Il grassone non si scompose, e si grattò uno dei molti menti. — Sono mai stato poco generoso, con voi? Poiché siete entrambi in permanenza al mio servizio, strettamente parlando non dovrei darvi un bel niente per quest’incarico. — Scrollò le spalle. — Ma se è questione di altro denaro…

Il viscido spione basso di statura scosse la testa. — Puoi comperare i miei servigi, Challis, ma non la mia vita. Sai cosa succede se il veleno di quel serpente ti colpisce negli occhi? Nessun contravveleno conosciuto ti terrà vivo più di sessanta secondi. — Diede un calcio al terreno sotto i suoi piedi, ancora bagnato dalle piogge del mattino, facendo volar via un po’ di ciottoli. — No, questo non è per me, e neppure per Nanger.

— Proprio così — assentì solennemente l’uomo dalla mezza faccia. Annusò l’aria e annuì in direzione del giovanotto, ora molto lontano. — Ma ad ogni modo, cos’è non è ricco, e neppure è particolarmente grazioso.

— È la sua testa che m’interessa, non il suo corpo — sospirò Challis, —

anche se questa è una faccenda legata al mio piacere. — Sbuffando come un cuscino sfondato che lancia intorno a sé vortici di piume, li guidò attraverso la folla affaccendata e chiassosa. Umani, thranx e mercanti che rappresentavano un’altra decina di…

Stella Orfana - Copertina

Tit. originale: Orphan Star

Anno: 1977

Autore: Alan Dean Foster

Ciclo: Pip e Flinx

Edizione: Editrice Nord (anno 1979), collana “Cosmo Argento” #93

Traduttore: Giampaolo Cossato, Sandro Sandrelli

Pagine: 194

ISBN-13: 9788842901006

Dalla copertina | Ritorna Flinx, il ragazzo dai poteri psi che ha risolto il mistero del Krang, assieme al suo fedele minidrago Pip, terribile portatore di morte fra i suoi nemici. Ritroviamo anche tutto l’universo del Commonwealth galattico degli umani e dei thranx, i saggi insettoidi che già avevamo conosciuto nei precedenti libri: Il mistero dei Krang e L’agguato del Vom. Flinx, allevato da Mamma Mastino nella città-mercato di Drallar, sul lontano pianeta Moth, è sempre rimasto all’oscuro delle sue vere origini. La ricerca del segreto della sua nascita lo spingerà nelle mani di uno degli uomini più potenti e depravati di tutta la Galassia, lo vedrà coinvolto in un losco traffico di letali pietre preziose e lo porterà a traversare tutto l’universo conosciuto, dal pianeta natio Moth, ad Hivehom, una delle due capitali del Commonwealth, dove i Thranx hanno sviluppato nel sottosuolo le loro enormi città alveare, e alla stessa Terra, residenza della Chiesa Ufficiale e degli archivi anagrafici.