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The Crossing Man

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Oktavio Kraken possiede la più grande galleria d’arte del mondo ed è disposto a soddisfare le più ardite richieste dei clienti. Il segreto del suo successo è affidato ad una macchina del tempo assai sofisticata, grazie a cui può inviare nelle epoche più diverse il personale alle sue dipendenze, gli Agenti Temporali. Essi si muovono nel passato, spiano i grandi artisti e sottraggono loro le opere appena realizzate.

I capolavori vengono spediti nel presente e immessi nel mercato nero a prezzi esorbitanti. Oktavio Kraken ha accumulato grandi ricchezze in questo modo. Privo di scrupoli, affronta rischiosi appuntamenti di lavoro che lo portano a trattare con persone eccentriche, spesso afflitte da deliri di onnipotenza e da manie omicide. Tutto fila liscio fino al giorno in cui Calandrini, facoltoso quanto violento e sadico cliente, richiede un quadro di Caravaggio.

Kraken invia una sua Agente nella Napoli del 1609. La donna rintraccia il grande pittore, ma non riesce a sottrargli la tela; ed è lo stesso Caravaggio a finire nel futuro. Le conseguenze sono imprevedibili: Calandrini non riceve la preziosa consegna, monta su tutte le furie e va a cercare il mercante d’arte. Caravaggio rifiuta le condizioni che Kraken vorrebbe imporgli, e lo uccide. Il pittore si adatta presto alla nuova epoca e inizia a produrre nuove opere. Mentre nel suo secolo si sentiva un signor nessuno, nel presente diviene famoso e gode del danaro e della fama conquistata. Auto sportive, ville, barche a vela, belle donne… tutto è alla sua portata, fino a quando, dal passato, giunge un Agente Temporale…

Commento

Il nuovo cortometraggio di Luigi Bonizzato, The Crossing Man, si rivela assai interessante, fin dalle prime inquadrature. Le sequenze iniziali ci trasportano nel passato, scorrono su un accampamento di mercenari, percorrono le vie, giungono fino a una casupola e si fermano su un uomo che sta ultimando un quadro. Michlangelo Merisi detto Caravaggio è protagonista di un viaggio nel tempo, raccontato con toni adulti e la giusta dose di cinismo.

Quando si vuol narrare un immaginario ritorno al passato e si scelgono per protagonisti i Grandi dei libri di storia, le ingenuità sono sempre in agguato. Il rischio è l’abuso di luoghi comuni o l’infantile desiderio di incontrare i propri beniamini, idealizzandoli. Per fortuna Bonizzato è molto abile a utilizzare stereotipi, e a rivisitarli con l’esperienza del pulp e degli action movie.

Lo sguardo è disincantato: la macchina del tempo è azionata a soli fini di guadagno; non si spreca battuta per spiegare il suo funzionamento né resta spazio per appagare curiosità da studiosi. Ignoriamo se i viaggi siano sperimentali, se esistano leggi che li regolamentano, se Kraken le rispetti o se sia un criminale a tutti gli effetti. Poche significative sequenze mostrano il tecnico Egon all’opera, schermate di computer, un ambiente di lavoro asettico. Animazioni CG rendono l’idea del viaggio; sono sequenze dai toni psichedelici, un po’ come avveniva nei telefilm della serie Kronos – Sfida la Passato. Caravaggio di colpo vestito di abiti moderni volteggia imprigionato in una bolla o capsula, tra ingranaggi che ruotano.

Le omissioni renderebbero ingenue un lungometraggio, tuttavia il video di Bonizzato è un corto; i tempi serrati della narrazione breve male si conciliano con pretese di approfondimento pseudoscientifico o di analisi storico-sociali. Il regista rinuncia a particolari utili ma non essenziali, sfronda la vicenda e affronta uno dei temi più sfruttati del genere fantascientifico in modo abbastanza originale.

Da L’Isola dei Morti del simbolista svizzero Arnold Böcklin, al famoso L’Urlo di Edvard Munch: pittori quotati hanno prodotto a volte varie versioni di uno stesso quadro, differenziate per alcuni particolari; esigenze commerciali dell’Artista, repliche rese necessarie dalle richieste di un mercato in rapida espansione oppure… dipinte per rimediare a un furto (temporale)?

Tra originalità e citazioni del cinema di genere, i personaggi superano gli stereotipi e propongono riflessioni sulla mercificazione dell’arte, e sull’arte come merce.

A proposito di vile denaro, nel cortometraggio il budget è adeguato alla vicenda inscenata. O così appare: gli effetti speciali ci sono, si fanno vedere e possono tranquillamente rivaleggiare con quelli dei telefilm amati dal pubblico. Gli attori hanno una buona presenza scenica, e il passato viene fatto rivivere da una Compagnia di Rievocazione Storica.

I personaggi risaltano, ben caratterizzati. Kraken si dichiara interessato più al denaro che all’arte; il suo depravato cliente, è pronto a vendicarsi come un villain da fumetto e colleziona cadaveri imbalsamati oltre che preziose tele. Caravaggio è geniale, impulsivo, consapevole della propria grandezza e capace di adattarsi a epoche diverse, da vero uomo del Rinascimento.

Qualche anno fa Andrea Camilleri aveva pubblicato una sorta di romanzesca fanfiction ispirata al controverso artista: Il Colore del Sole. È un libro che probabilmente ha deluso gli irriducibili fan del commissario Montalbano, ma ha tratteggiato la biografia del pittore con toni cupi, senza scadere in facili particolari truculenti. Un incipit da noir, un pretesto per raccontare un Grande: per molti versi le scelte di Bonizzato sono analoghe a quelle dello scrittore siciliano.

Parte del fascino del cortometraggio deriva proprio dalla suggestione di un personaggio tragico ed esasperato, celebrato in un’importante mostra, e interpretato dall’intenso Roberto Berardi.

Tredici minuti che sanno mettere d’accordo l’amore per l’Arte e la passione per il cinema di genere, senza rinunciare all’intrattenimento.