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The Guardian

“One Cam – One Director – One Actor – One PC – ZERO BUDGET!” Questo il motto che meglio definisce The Guardian, cortometraggio realizzato da Andrea Ricca.

È stato girato a basso costo, con mezzi tecnici limitati a un buon computer, software adeguato e sfrenata passione. Ha richiesto pochi giorni di riprese e mesi di post produzione, per un risultato… a dir poco stupefacente.

Dimentichiamo pure le rare incursioni nel cinema fantasy dei cineamatori del passato, destinati a evitare soggetti fantastici o a realizzarli con esiti dilettanteschi. Fino a pochi anni fa la povertà degli effetti speciali impediva di dare vita ai mondi immaginari richiesti dal genere, quelli che oggi Ricca, esperto di grafica e fumetto, può invece molto più agevolmente evocare.

Con una sola macchina da presa e un computer dotato di software per l’animazione tridimensionale, si compiono veri miracoli: The Guardian nulla ha da invidiare a quanto vediamo in televisione, anzi…

Le ristrettezze economiche obbligano l’autore a scegliere con estrema cura ogni dettaglio.

Un solo attore entra in scena: è Michele Di Mauro,interpreta il ruolo di un archeologo che recupera un vaso antico. Purtroppo il reperto è sorvegliato da uno scheletro, che si anima e insegue il nostro malcapitato.

Le location del set sono luoghi reali: una strada asfaltata che risale un colle boscoso, un giardino delimitato da un cancello, rocce e muretti di pietra… I ruderi presenti nella sequenza di apertura sono le rovine del castello longobardo di Arechi, a Salerno. Risalgono al VII secolo e ben trasmettono il senso di mistero e di pericolo incombente.

Spartani appaiono i costumi e i pochi accessori di scena, tuttavia niente di quanto ci viene mostrato è superfluo. L’archeologo è credibile: è giovane senza essere un ragazzino, veste con abiti pratici, guida una station wagon. Potrebbe passare per un cercatore di funghi o un escursionista, probabilmente è un esperto tombarolo. Prima di avviarsi allo scavo, scavalcando un cancello chiuso da un grosso lucchetto, consulta un dossier e si guarda attorno, quasi temesse sguardi inopportuni.

La vicenda non ha pretese di coerenza storica: il castello è alto medievale, la piccola anfora parrebbe di età antica, il suo custode calza un elmo greco, usa uno stocco basso medievale e sfoggia uno scudo di medie dimensioni. Il look del mostruoso avversario non è casuale: pare ispirato direttamente ai peplum, in particolare a Gli Argonauti. In quel vecchio film, l’artigiano Ray Harryhausen ha realizzato un’epica battaglia filmando a “passo uno” modellini di scheletri assai simili a quello di Rocca.

Amabile omaggio o scelta dovuta ai mezzi tecnici attuali, il risultato è sorprendente, e il protagonista in carne e ossa interagisce con naturalezza con la creatura digitale.

In particolare, il montaggio è da manuale: evidenzia solamente i particolari necessari al dipanarsi della storia, e nasconde quanto sarebbe stato inadeguato o superfluo o semplicemente troppo costoso. Quando i dettagli sono proprio necessari, la fotografia azzeccata rimedia alle mancanze.

Il ritmo impresso alla narrazione è tale che, se pure esistessero incongruenze, non ci sarebbe tempo per notarle.

Inoltre il contesto è chiaramente fantasy, e non è un horror di tipo tradizionale, radicato nella vita quotidiana o erede della letteratura gotica ottocentesca. Lo scheletro viene quindi esibito, a ragione: non deve fare paura, è l’antagonista ed è frutto di ore e ore di paziente lavoro.

The Guardian non ha dialogo, tuttavia le immagini sono assai eloquenti e la colonna sonora è inusuale e molto adatta. Né manca una sana dose di ironia, in particolare nelle sequenze in cui lo scheletro si aggrappa all’automobile dell’archeologo e mette lo scudo sotto i piedi, facendosi trascinare al suono di “Surfin’ USA” dei Beach Boys.

Da vedere, come hanno finora fatto migliaia di persone, su YouTube.

Cuccu’ssette

Intervista ad Andrea Ricca

Come è nato The Guardian?

Parallelamente alla passione per i corti ho avuto modo di approfondire la grafica tridimensionale, collaborando con varie aziende. Così è nata la curiosità di mettere insieme le due attività creando un corto che fondesse live-action ed effetti 3D realistici. Occorreva un’idea che fosse efficace e suggestiva ma, al tempo stesso, che richiedesse in pratica un solo effetto speciale, quello dello scheletro, da riproporre in varie situazioni inserendolo nelle inquadrature dal vero.

Quali criticità ha presentato come progetto, e quali invece sono gli aspetti che ti hanno soddisfatto di più?

Le difficoltà relative alle riprese dal vero nascevano dal fatto di dover girare in esterni, senza permessi, nel cosiddetto stile “guerrilla”. Per il 3D naturalmente il maggiore ostacolo è rappresentato dal fatto che un solo soggetto dovesse realizzare un lavoro che in ambito professionale viene suddiviso in parti e affidato a diversi specialisti: c’è chi si occupa delle texture, chi delle luci, chi dell’animazione ecc…

Quali applicativi software hai utilizzato per la realizzazione?

Per la grafica 3D ho utilizzato il software 3D Studio Max, e Adobe Premiere per l’editing.

Puoi raccontarci qualcosa su quanti hanno collaborato con te ? Aneddoti divertenti, difficoltà, idee condivise, incomprensioni…

Hanno collaborato la mia fidanzata Antonella D’Andria, sceneggiatrice, e l’attore di esperienza teatrale Michele Di Mauro. Quest’ultimo ha creduto molto nel progetto, tanto da venire a girare le ultime riprese il giorno precedente al suo trasferimento a Brescia per motivi lavorativi.

Un seguito per The Guardian: se, quando e come?

Non credo possa esserci un seguito, basato sulla stessa minima base produttiva precedente, perché non si potrebbe incrementare la qualità grafica né migliorare il racconto basandosi di nuovo su un budget inesistente. Meglio variare e dedicarsi a idee diverse, come il successivo Ufo Race, corto di Fantascienza con effetti in 3D che è visibile a questo link: www.youtube.com/UfoRaceShortMovie.

Ufo Race? Raccontaci qualcosa al riguardo.

Si tratta di un breve e ironico corto che racconta la corsa notturna tra un Ufo ed un’auto. È realizzato anch’esso a budget zero mescolando riprese dal vero ed effetti in 3D, con la collaborazione di Antonella D’Andria. Stavolta si è reso necessario un maggiore utilizzo di CGI, ma ho stabilito anche un limite di tempo minore per la realizzazione che si aggira intorno ai tre mesi.

Come è maturata la decisione di immettere il video su YouTube e di promuoverlo attraverso il web?

Il web consente di ottenere un feedback immediato da parte del pubblico e di raggiungere una audience internazionale. Infatti ho creato appositamente una paginetta dove sono raccolte le recensioni italiane ed internazionali riscosse per i video realizzati.

Tu e il cinema: quando e come vi siete incontrati?

Ho sempre avuto l’esigenza di esprimermi attraverso le immagini, e fin da piccolo disegnavo in continuazione. Mio padre, poi, mi portava spesso al cinema, e verso i 13 anni ho cominciato ad acquistare delle riviste di settore; leggendole, è nata questa grandissima passione che coltivo tuttora.

Fantasy e Fantastico al cinema in Italia: pregiudizi culturali, oggettiva difficoltà di realizzazione oppure presenza concreta?

Ci sono stati periodi in cui in Italia si producevano molti film di genere. Già allora il divario con la qualità dei film hollywoodiani era notevole, ma forse il pubblico era un po’ più ingenuo, meno “abituato al cinema”, e quindi si accontentava con minore perfezionismo. Oggi si realizzano soprattutto film d’autore e commedie, e si dice che il budget per un film con effetti speciali non potrebbe rientrare a causa del bacino d’utenza limitato. Infatti, scherzando – ma non troppo -, mi piacerebbe proporre a un produttore l’idea di realizzare un film con effetti speciali ma con lo stesso investimento previsto per un film normale.

Cosa consiglieresti come visione-lettura ai giovani che volessero seguire il tuo esempio?

Consiglierei la lettura di qualche manuale di sceneggiatura e l’osservazione attenta dei film cercando di immaginare le varie difficoltà che sottintendono la realizzazione delle scene.

Puoi raccontarci qualcosa relativamente al tuo impegno al Giffoni Film Festival?

Per il Giffoni Film Festival ho avuto modo di realizzare alcune sigle, cartoni animati e campagne sociali in grafica 3D. Inoltre ho tenuto dei corsi di formazione in grafica 3D da cui sono scaturite diverse animazioni utilizzate per una campagna sull’educazione alimentare.

Leonardo Colombi