Legend of Mother Sarah
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The Legend of Mother Sarah

Quando si immagina l’eroe di una storia ambientata in un rude contesto postatomico, il prototipo che solitamente se ne ricava è quello di un uomo vissuto, capace di adattarsi a ogni situazione, ardimentoso, pronto a lottare e a difendersi. E se poi si tratta di una storia manga, uno dei primi esempi che sovvengono è quello di Kenshiro, protagonista del noto Hokuto No Ken di Tetsuo Hara e Buronson, l’emblema del combattente. La scelta invece di una protagonista donna, per di più madre, può apparire spiazzante; infatti è proprio questo uno degli elementi che rendono peculiare il manga The Legend of Mother Sarah.

La sceneggiatura è firmata da Katsuhiro Otomo, mostro sacro del fumetto e dell’animazione made in Japan, conosciuto a livello internazionale per Memories, Steamboy e, soprattutto, per l’opera cult Akira, di cui recentemente si è celebrato il venticinquesimo anniversario. La realizzazione delle tavole è invece affidata all’abile Takumi Nagayasu, già disegnatore di Dr. Kumahige su storia di Buronson e di Ai to Makoto su storia di Asao Takamori e Ikki Kajiwara, e che proprio grazie The Legend of Mother Sarah ha raggiunto la notorietà.

Pubblicata in Giappone da Kodansha tra il 1990 e il 2004, la serie è stata proposta in Italia in tre edizioni: una incompleta curata da Phoenix nel 1998, una seconda proposta da Magic Press nel 2002, anch’essa non terminata, e infine a da novembre 2010 la terza targata Panini Comics, in 7 volumi (come l’originale) ciascuno dei quali con sovra copertina, lettura alla orientale e le prime pagine a colori.

LA TRAMA

In un imprecisato futuro, a causa di guerre nucleari che ne hanno devastato la superficie rendendola inospitale, l’umanità ha abbandonato la Terra per trovare rifugio in moderne stazioni orbitanti. A sette anni dall’esodo, la razza umana si è riorganizzata e vive stabilmente all’interno di queste colonie spaziali. Il governo è diviso in due fazioni: da un lato vi sono gli Epoch, progressisti, che hanno abbracciato le tesi di alcuni scienziati secondo cui, tramite ulteriori esplosioni atomiche a basse radiazioni, si potrebbe spostare l’asse terrestre e influenzare il clima, rendendo il pianeta nuovamente vivibile; di parere contrario sono i Mother Earth, convinti che la Terra sia stata martoriata a sufficienza e vada ora preservata e risanata.

Malgrado gli accesi dibattiti, le bombe vengono sganciate, e l’evento scatena violenti scontri tra le frange più estremiste dei due gruppi, con rivolte, attentati terroristici e rappresaglie. Per trovare salvezza, molti coloni si vedono costretti ad abbandonare le stazioni orbitanti e fuggire sulla Terra. Tra costoro vi è Sarah, una donna caparbia che, nella confusione seguita a un attentato, è costretta a separarsi dal marito Bard e dai figli. Raggiunta la superficie assieme ad altri fuggiaschi, Sarah inizierà la lunga ricerca dei propri cari: per dieci anni vagherà tra villaggi e città, affrontando numerose traversie, in uno scenario nel quale, come c’era da aspettarsi, le fazioni Epoch e Mother Earth continuano a contrapporsi, e dove al clima di tensione, provocato dalle organizzazioni paramilitari che detengono il controllo del territorio e delle risorse, si sommano le problematiche legate alla sopravvivenza e alle precarie condizioni del pianeta.

Alle vicissitudini di Sarah e degli altri personaggi principali fa da sfondo un tesissimo quadro politico che include una terza forza, costituita da ribelli in possesso di una bomba Epoch inesplosa. E tutto è destinato nuovamente a cambiare quando, dai cieli, calerà sulla superficie terrestre una colonia orbitale che sembra affetta da un morbo misterioso…

LA STORIA DI ‘MADRE CORAGGIO’

Sin dall’incipit, si intuisce che The Legend of Mother Sarah è un manga complesso e sfaccettato, destinato a un pubblico adulto; le vicende si svolgono in un mondo spietato e desolante, dove per affermarsi o anche solo sopravvivere è necessaria una ferrea determinazione. L’ambientazione è delineata e indagata in modo funzionale alla narrazione: gli autori non indugiano molto sul passato o su ciò che ha portato alle guerre nucleari e alla fuga della razza umana, ma si soffermano perlopiù sulle nuove dinamiche sociali e sugli equilibri tra le forze militari e politiche che si sfidano per il potere, in un costante clima di guerra che strema la popolazione.

In ognuna delle città che Sarah si troverà a visitare, emergono aspetti legati alle nuove condizioniesistenziali e ai problemi che i terrestri devono fronteggiare per sopravvivere: scarsità di acqua e cibo, effetti delle contaminazioni radioattive, rapporto con la religione e con il potere. Lo sviluppo dell’opera, soprattutto nei primi numeri ­– quando il contemporaneo impegno di Otomo in svariate collaborazioni gli impediva di dedicarsi a tempo pieno alla sceneggiatura ­–, prevede cicli narrativi autoconclusivi, che di volta in volta focalizzano l’attenzione del lettore su particolari aspetti. Viene comunque sempre descritto un contesto duro e brutale, dove i tradimenti sono all’ordine del giorno e solo i forti e gli scaltri prevalgono. Le città, futuristiche ma diroccate, parlano di devastazioni e ferite aperte, diffusione di armi e frequenti episodi di violenza; ricordano a tutti che ormai c’è poco spazio per i sentimenti, per la generosità, la bontà, l’ingenuità. Le immagini dei deserti di un pianeta Terra desolato sottolineano il concetto e al tempo stesso enfatizzano il ruolo di Sarah come simbolo del principio opposto: una madre che sopravvive spinta dal desiderio di rivedere i figli, testimone dell’importanza di valori come l’amore, la comprensione e la famiglia, le sole cose in grado di vincere la devastazione e guarire davvero l’umanità.

Valori che tuttavia non implicano per forza l’essere fragile. Tutt’altro: animata dai suoi saldi principi, Sarah è forte e agguerrita, una donna che non esita a schierarsi o a menar le mani. La sua non è nemmeno una figura idealizzata che risplende di virtù: al di là della violenza adoperata per difendersi o vendicarsi (in un’occasione stermina a sangue freddo un manipolo di soldati), si scoprirà nel corso di saltuari flashback che è responsabile della morte di Kazuki, l’unico tra i suoi figli tenuto con sé (un pargolo di pochi mesi), soffocato da lei con un lungo bacio per evitare che il suo pianto attirasse sul loro gruppo di fuggiaschi l’attenzione di feroci predoni. Un’azione che non le darà tregua, tormentandola fino a indurla ad auto mutilarsi amputandosi un seno a memoria della colpa. Sarà proprio questa triste vicenda a conferirle la determinazione per cercare gli altri figli, mossa dal desiderio di assicurarsi che almeno loro stiano bene. Parallelamente, la conoscenza di un tale gesto rende il lettore consapevole di trovarsi di fronte a un personaggio atipico e scomodo.

Il coraggio materno di Sarah rappresenta una sfida all’ottusità di Epoch e Mother Earth, le cui fazioni, anziché adoperarsi per creare legami e famiglie con cui ricostruire una società vivibile, insistono a tramare l’una contro l’altra in nome di vecchi rancori e diverse visioni del mondo. Ideologie agli antipodi, ma adattabili a piacimento e pronte a trovarsi d’accordo quando si tratta di accumulare ricchezze e garantirsi privilegi e potere. Specchio di ciò che tutti i giorni vediamo accadere nel mondo reale.

Nel manga, gli Epoch rappresentano la corrente che privilegia il primato dell’uomo su ogni cosa e giustifica quindi il ricorso alla tecnologia e alle armi per dominare la natura e modellare la società; incarnano insomma una corsa al progresso sfrenata, schiava dell’economia e orfana del buon senso, incurante del fatto che il pianeta Terra sia un sistema chiuso, con spazi e risorse limitati. I Mother Earth difendono posizioni teoricamente più pacifiche ma comunque estremiste, a salvaguardia dell’ambiente e di un futuro sostenibile, ma a tal punto da sfiorare il fanatismo; votati al sacrificio per fare ammenda dei passati crimini umani contro il pianeta, non esitano a prestarsi come veri e propri incubatori umani per far nascere nuove piante. Non a caso una delle loro massime è: “noi saremo il nutrimento della Terra e vivremo per sempre”. O almeno questo è quanto professano gli autentici Mother Earth delle colonie, perché sul pianeta invece le ideologie hanno ceduto spazio al pragmatismo, strumentalizzate per giustificare un atteggiamento violento contro gli Epoch nella mera lotta per il controllo di territori, uomini e risorse.

Al di là di vaghe suggestioni religiose o dei messaggi ambientalisti, il credo originario dei Mother Earth rappresenta un’altra faccia di quell’amore incondizionato per le nuove generazioni che Sarah ha sposato, in tutti i sensi (il marito Bard è proprio uno degli uomini a capo della colonia orbitale che fa ritorno sulla Terra al termine degli eventi narrati nel quinto volumetto).

L’amore di Sarah per i propri figli si estende idealmente a tutti i giovani che incontra, di fronte ai quali si pone come modello o come protezione. Significativi in tal senso sono i volumi 2 e 3: il primo si svolge nella ‘città dei bambini’, abitata da un gruppo di ragazzi tiranneggiati da una sorta di madre che funge al contempo da meretrice e da despota, proponendosi come una sadica matrona decisa a plagiarli e a controllarli; nel secondo, invece, Sarah si contrappone all’anziana madre Telesia, religiosa che gestisce una comunità di orfani e suore dedite alla cura dei bisognosi, ma che non esita ad avviare alla prostituzione le sue giovani protette per ottenere il favore delle milizie Epoch. In antitesi a queste figure degenerate, Sarah incarna quindi un esempio di coraggio, una moderna amazzone senza un seno che si pone impavida a difesa dei figli del nuovo mondo.

ELEMENTI DI FANTASCIENZA

Oltre all’ambientazione postatomica, all’estetica delle costruzioni e alla presenza di gigantesche stazioni orbitanti, tutti elementi presenti già dai primi capitoli, gli aspetti fantascientifici presenti nel manga acquistano via via risalto a partire dal quinto volume, non solo in modo pretestuoso per stupire il lettore con battaglie campali durante le quali vengono impiegate armi o mezzi avveniristici, ma proponendosi in modo adulto e, per quanto possibile, scientifico.

Ecco quindi che l’arrivo sulla Terra della stazione OBIT-57 causa riverberi sul clima dell’area circostante; che si rende allora necessario un periodo di stabilizzazione prima che gli occupanti possano sbarcare; che i ‘terrestri’ saliti a bordo avvertano difficoltà respiratorie per le diverse condizioni ambientali, e così via. Tutti particolari che contribuiscono a creare un senso di realismo.

Perfettamente in linea con questa serietà è lo stile adottato da Nagayasu: le tavole, che il disegnatore afferma di aver rivisto e corretto innumerevoli volte, risultano molto pulite e precise, rispettose della prospettiva e rigorose nel definire spazi e proporzioni, ma allo stesso tempo capaci di caratterizzare bene paesaggi, luoghi angusti e città. E sono molte le vignette che occupano per intero una o più pagine, proprio per concedere ampi scorci del mondo in cui si muove Sarah, indugiando sulle esotiche città derelitte, sui vastissimi deserti o sulla movimentazione di mezzi e di eserciti. Anche i dettagli di abiti ed edifici sono studiati e molto curati, efficaci nel far emergere in modo naturale le caratteristiche della vita sulla Terra postcoloniale.

Altra abilità di Nagayasu è il saper conferire forte espressività ai personaggi, tratteggiando volti subito riconoscibili e capaci di parlare al lettore anche in assenza di dialoghi. La narrazione stessa procede in modo equilibrato, dosando scene d’azione ad altre più lente e suggestive, spesso drammatiche, in qualche caso poetiche, attimi in cui le parole cedono il posto alle immagini lasciando al lettore il compito di giudicare. Questo vale per le ampie praterie martoriate dalle esplosioni atomiche, per l’assestamento della OBIT-57, ma anche per i flashback legati alle vicende personali di Sarah, alla depravazione dei soldati, alle cure amorevoli apportate ai feriti o ai sacrifici silenti di chi è costretto a vendere il proprio corpo per ottenere in cambio la protezione di un villaggio o la liberazione di una persona amata. Le tavole, dal sapore retrò, sono dunque ben realizzate, chiare, semplici da leggere e capaci di trasmettere emozioni solleticando la memoria del lettore con alcune similitudini, dosati e sospetti rimandi a personaggi già visti nelle opere di Otomo.

L’IMPEGNO DEL SINGOLO SALVERA’ TUTTI?

Nel contesto complesso e cupo, i momenti di leggerezza sono perlopiù affidati al personaggio di Tsè Tsè, un commerciante di colore mingherlino e strabico che accompagna la protagonista. Il viaggio di Sarah procede infatti a bordo del camion del mercante, e tra i due esiste un rapporto di reciproco sfruttamento che sfiora però l’amicizia. Tsè Tsè incarna una sorta di caricatura dell’essere umano, che controbilancia la forte e ingombrante presenza scenica di Sarah; goffo, scaltro e falso, senza famiglia, non cerca nulla e nessuno, semplicemente viaggia per fare affari, vivendo da outsider senza schierarsi né farsi coinvolgere nelle tensioni che tormentano la società. Quasi a suggerire che esistono modi per campare senza dover per forza ricorrere alla guerra e alla violenza, basta volerlo.

In realtà, proprio le vicende e le prese di posizione di Sarah e dei suoi familiari sottintendono che solo l’impegno del singolo possa provocare reali cambiamenti: Harato, uno dei figli, spinto dal senso di colpa (al pari della madre) per la perdita del fratello Tsumuri stroncato da una malattia, è divenuto il fondatore del gruppo di ribelli che scende in campo come terza forza tra Epoch e Mother Earth; la sorella Satoko ha invece abbracciato la fede e si occupa dei feriti di guerra, prima di divenire a sua volta madre; Bard infine persegue il progetto per risanare la Terra a tutti i costi, sostenendo i principi originali dei Mother Earth anche attraverso il sacrificio di sé.

Celati nella crudezza del mondo, si captano messaggi indirizzati ai lettori, ad esempio nelle tavole dove gli elementi architettonici o paesaggistici dominano ridimensionando il ruolo della figura umana, costringendo i personaggi – e quindi i lettori – a rivedere le proprie posizioni e a considerare come tutto in natura sia collegato e debba sottostare a leggi universali. Ecco allora che il relitto della OBIT-57, conficcato nel terreno come una torre, assurge a ruolo di faro che indica la via della speranza per un nuovo futuro; o che squarci di luce filtrino dalle nubi sopra Satoko e le sue consorelle minacciate dalla brutalità dei soldati, quasi suggerendo la presenza di forze provvidenziali che vegliano sui buoni. Dinnanzi a simili scenari resta comunque al singolo individuo la libertà di cogliere i significati, di trarre l’ispirazione per il corretto agire, di difendere i propri principi o di riconsiderarli, prendendo anche scomodi provvedimenti se necessario, come farà il presidente Hans a seguito degli scontri con i coloni spaziali che si verificano nel volume finale.

CONCLUSIONE

The Legend of Mother Sarah si conferma un’opera interessante e matura, adatta a un pubblico young adult, capace di comunicare a più livelli e di farsi apprezzare da culture differenti, riscuotendo successo e consensi in Giappone come in America e in Italia.

La storia, esordita in medias res, risulta ben articolata e piuttosto varia; non ha un vero e proprio inizio né una conclusione, ma si pone come una parentesi, importante e consistente, della vita della coraggiosa Sarah e dell’umanità intera. Così come accade in quasi tutti i precedenti 6 volumi, anche l’ultimo si chiude con l’immagine del camion di Tsè Tsè che percorre una strada che si snoda nel deserto, mentre i due compagni discorrono del più e del meno. Un modo come un altro per ricordare che il viaggio prosegue e, con esso, la leggenda di una donna che nulla ha da invidiare a tutte le altre note eroine della Fantascienza, da Ellen Ripley a Sarah Connor.