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Una Vita nel Mistero – Intervista a Stefano Simone

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Cuccu’ssette – Il fatto narrato pare ispirarsi a una storia vera. Tra la finzione e la realtà, quali differenze?

Stefano Simone – Nessuna in particolare. Certi passaggi sono stati resi più cinematografici, come le apparizioni del frate e la sequenza dell’incubo, ma nel complesso la vicenda rispecchia gli eventi reali.

C. – Il miracolo è stato affrontato con tutto il rispetto che si deve a qualcosa che ancora non si riesce a spiegare. Un punto di vista che va bene ai laici e ai credenti. Come è stato accolto dai fedeli di San Pio?

S. – Molto bene.

C. – Horror, thriller, mistery, fantasy… qual è il tuo rapporto con il cinema di genere?

S. – Il cinema di genere è il mio preferito, soprattutto perché permette di affrontare molte tematiche e sviluppare bene la tecnica narrativa-registica. Però in qualità di regista ho sempre cercato di costruire storie che non abbiano un genere di appartenenza ben definito, ma possano essere catalogate secondo i gusti dello spettatore.

C. – Ha senso parlare di cinema religioso?

S. – Non sono un esperto di cinema religioso; credo sia però riduttivo definire Una vita nel mistero un film “religioso” in senso stretto. Piuttosto è una storia drammatica con venature religiose, che presenta diverse chiavi di lettura.

C. – Puoi dirci qualcosa sugli attori che hanno partecipato alle riprese?

S. – Sono tutti attori di rispetto con alle spalle una lunghissima carriera teatrale (e in parte cinematografica). Lavorare con loro è servito a me per la crescita professionale: ho capito tante cose sulla recitazione, e ora, rispetto a prima, credo di dare più importanza alla direzione degli interpreti.

C. – La colonna sonora è notevole. Potresti fornire qualche notizia sull’autore?

S. – Luca Auriemma è un mio amico, ci ha presentati lo sceneggiatore Lele Mattana. Auriemma ha composto lo score musicale del mio ultimo corto Cappuccetto Rosso, e, siccome il suo lavoro è stato apprezzatissimo, l’ho ricontattato per Una vita nel mistero. Spero sia l’inizio di una lunga e proficua collaborazione.

C. – Veniamo a te. Come è stato il tuo incontro col cinema?

S. – Mi sono appassionato al cinema vedendo Lo squalo e Indiana Jones e il Tempio Maledetto, entrambi di Steven Spielberg, mio regista preferito. Ho iniziato a scrivere sceneggiature a 12 anni e nel 1999 ho girato il mio primo corto. Da allora ho realizzato in tutto 12 short e nel 2010 ho esordito nel lungometraggio proprio con Una vita nel mistero.

C. – Come produzione indipendente, è più facile distribuire un film di durata “regolare”, adatta al cinema, oppure i corti, che possono partecipare a festival appositi e girare su canali quali Aol o YouTube?

S. – Sicuramente è più facile distribuire un lungometraggio. Purtroppo i corti hanno poco mercato, soprattutto qui in Italia; però costituiscono un’ottima palestra per i giovani registi che così possono imparare bene il linguaggio cinematografico e la tecnica di base.

C. – Quali sono i tuoi progetti futuri?

S. – Ad aprile (credo il 20) inizio a girare il mio secondo lungometraggio: sarà un film drammatico con venature thriller ispirato a un racconto di Gordiano Lupi. I temi portanti sono la mania di Internet che colpisce (soprattutto) i giovani, la critica alla provincia e la caduta dei valori. Adesso, però, sono concentrato sulla distribuzione (e promozione) di Una vita nel mistero.