Whispering Corridors 4 - Voice (2005)
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Whispering Corridors 4 – Voice

“Se le note non riescono a miscelarsi bene, allora ciò che ne esce è solo rumore. Ma se lo fanno, allora si trasformano in un bellissimo accordo. Ascoltare quel suono è più importante del cantare bene. Dovreste essere in grado di capire quali note si accordano meglio con le altre. Altrimenti è solo rumore. Esattamente come le relazioni umane.”

Perché una musica risulti piacevole all’orecchio, ogni nota deve armonizzarsi con le altre, e accade solo se le voci e gli strumenti che le generano funzionano a dovere, sono integri, ‘oliati’ e atti allo scopo. Con i rapporti umani è lo stesso, le personalità devono legarsi e compenetrarsi, le rispettive mancanze e debolezze devono essere rese manifeste, per essere comprese e accettate: se coloro che si relazionano non si conoscono a fondo, questa fusione di anime non potrà mai avvenire e il rapporto resterà sempre a un livello superficiale, nonostante l’affetto tenda a passare sopra a tutto attaccandosi a quanto di buono il legame può comunque offrire, magari usando i ricordi come collante. Quando però le persone non conoscono nemmeno se stesse, ogni sforzo sarà vano.

Questa premessa è doverosa perché Whispering Corridors 4: Voice (Yeogo Goedam 4: Moksori, 2003), diretto da Choi Equan, è sì ambientato in una scuola, come i precedenti episodi della saga, ma quello spazio fisico nell’economia della storia è importante solo nella misura in cui circoscrive l’azione e intrappola, fisicamente e psicologicamente, alcuni personaggi-chiave; scomparso dalla narrazione ogni riferimento sociale a favore di una dimensione più intima e privata, è la musica a fornire ai fatti il contesto, il movente e la filosofia di fondo.

Il film comincia con la misteriosa morte della studentessa Park Young-Eon che, rimasta a scuola fino a tarda ora per esercitarsi nel canto, viene aggredita da uno spirito nel corridoio adiacente l’aula di musica. È una delle poche scene realmente violente di tutta la serie dei corridoi sussurranti: la ragazza si ritrova con la gola recisa da un foglio di carta, uno spartito che saetta nell’aria e colpisce con la violenza di un rasoio.

Il cadavere della giovane verrà ritrovato solo giorni più tardi nel pozzo di un ascensore, ma Kang Seon-Min, la sua migliore amica, inizia da subito a percepire la voce del suo spirito e a intuire che qualcosa di terribile le è accaduto. Con l’aiuto di Cho-A, una compagna sensitiva, avrà conferma che Young-Eon è morta e che il suo fantasma è ora imprigionato tra le mura della scuola. Per tutti gli altri studenti Young-Eon è semplicemente assente, forse malata o impegnata a commemorare l’anniversario della morte di sua madre che cade proprio in quei giorni.

Il film, difatti, ci presenta – in maniera molto originale – il punto di vista di tutte e tre le ragazze, permettendoci di empatizzare con la disperazione di Young-Eon che non è, una volta tanto, il solito fantasma orientale in cerca di vendetta, quanto una semplice ragazza colta alla sprovvista da una realtà completamente nuova, da un nuovo stato dell’esistenza del quale fatica a prendere coscienza.

In Voice possiamo scorgere una vittima e di conseguenza anche l’inevitabile ricerca di un colpevole, come nelle più classiche delle detective story. Che ruolo ha nella vicenda lo spirito di una ragazza morta suicida molto tempo prima? Young-Eon è sincera quando afferma che non la conosceva? Cosa ci faceva la professoressa di musica nell’edificio scolastico la notte in cui Young-Eon è morta e quale fondamento hanno le insistenti voci circa una relazione intima tra le due? C’è qualcosa nel passato di Young-Eon che la ragazza non riesce a confessare nemmeno a se stessa? Di tutte queste oscure vicende in fondo importa relativamente: noi amiamo osservare la figura di Young-Eon, morta con la consapevolezza di esserlo.

Ma la morte non è il peggiore dei mali: di peggio c’è l’oblio. Se “ricordati dei morti” era il motto del secondo capitolo, “ricordati di me” è ciò che cerca di dire nel quarto Young-Eon, perché nella sua nuova condizione si rende conto che la chiave della vita eterna è proprio nel ricordo da parte di chi è rimasto. Il giorno che Seon-Min non sarà più in grado di udire la voce della sua sfortunata compagna, sarà il momento del definitivo oblio, e si chiuderà quell’impercettibile varco che ancora concede all’anima di Young-Eon l’illusione di esistere nella sua forma ‘terrena’.

Quel disagio adolescenziale provato dal ‘diverso’, presente anche nei precedenti capitoli, quelle risatine e quei bisbigli di derisione, reali o soltanto immaginati, da parte delle compagne di scuola, in questo quarto episodio sono ancora presenti ma, una volta tanto, vi è in essi una bidirezionalità. Voci flebili ed eteree che tendono a sfumare con il trascorrere dei minuti: quelle percepite da Seon-Min, ma anche quelle udite da chi, ancora una volta, si sente estraneo agli altri. Se precedentemente avevamo assistito a diversità tutto sommato convenzionali, questa volta ce n’è una ben più sostanziale. La studentessa grassa del terzo capitolo e quella omosessuale del secondo erano ‘diverse’, ma certo non quanto Young-Eon, una ragazza che non appartiene nemmeno più al mondo dei vivi. In questo Voice la diversità è assoluta e qualsiasi forma di comunicazione è fragile.

La vicenda è vista in gran parte proprio dalla prospettiva e con gli occhi di un fantasma, che ha ancora un legame con la vita e continua a provare sentimenti d’amore, d’amicizia e di dolore. Perché una musica sia piacevole all’orecchio ogni nota deve armonizzare con le altre, dicevamo all’inizio. È l’essenza stessa dell’amicizia, del suo inizio e della sua fine. Young-Eon, il suo fantasma, la sua scuola, altro non sono che una grande metafora della vita. Nulla è eterno su questa terra, tantomeno lo è l’amicizia che, più di qualunque altra cosa, è perturbabile dall’incedere inarrestabile del tempo. L’amicizia è un momento transitorio destinato a finire, ma del resto, per andare avanti, è doveroso dimenticare: chi esce dalla tua vita diventa invisibile e inudibile proprio come se fosse morto. Young-Eon si aggrappa alla propria voce come si aggrappa alla vita dopo essere morta proprio con la gola recisa, ironicamente.

La paura della morte

Per i coreani ogni uomo ha tre anime, una delle quali rimane nella tomba insieme ai resti mortali del defunto; le altre due invece sono destinate a distaccarsene, una per dimorare nelle tavolette mortuarie che i parenti espongono nelle proprie case per onorare il caro estinto, e una per recarsi nell’aldilà, ovvero in uno dei numerosi ‘regni’ o ‘cieli’ ultraterreni governati dal dio Haneullim. I riti e le preghiere dedicati ai defunti nella tradizione servono soprattutto per rabbonire gli spiriti malevoli, di modo che non interferiscano con gli affari dei vivi.

Differenze ideologiche e culturali a parte, la morte fa paura a tutte le longitudini. Il Tutto di cui facciamo parte, l’organismo ‘cosmico’, sopravvive però alla morte quotidiana delle sue singole cellule; la morte è necessaria per l’equilibrio della vita. È in questo senso che i morti vanno lasciati andare, senza stimolare legami innaturali, attaccamento o nostalgia per un mondo, quello reale, che più non gli appartiene. Saggiamente, quindi, Seon-Min si allontana dall’amica Young-Eon, non per cancellarne il ricordo ma perché è necessario accettare la sua morte per far sì che lei stessa la accetti.

Un analogo allontanamento tra vivi e morti è il mesto epilogo di tutti i film della saga, incluso l’ultimo dove, paradossalmente, la dipartita del fantasma servirà a rinnovare il suo legame con l’amica.

Si ringrazia The Obsidian Mirror

Whispering Corridors 4 - Voice - Locandina

Tit. originale: Yeogo Goedam 4: Moksori

Anno: 2005

Nazionalità: Corea del Sud

Regia: Choi Equang

Autore: Choi Equan (scritto da)

Cast: Kim Ok-Vin (Park Young-Eon), Cha Ye-Ryun (Cho-A), Seo Ji-Hye (Kang Seon-Min), Kim Seo-Hyung (Hee-Yeon), Lee Eun (Mi-Hee), Im Hyeon-Kyeong (Hyo-Jung), Jeon Ji-Ae (Hwa-Jung)

Fotografia: Kim Yong-Heung

Montaggio: Kim Sun-Min

Musiche: Lee Byung-Hoon, Jang Young-Gyu

Rep. Scenografico: Kim Joon (scenografie)

Costumi: An Sang-Mi, Yun Mi-Ra

Produttore: Lee Choon-Yun, Lee Mi-Yeong

Produzione: Cinema Service, Cine-2000 Film Production, CJ Entertainment, Chungmuro Fund